Per lo sviluppo di un percorso di lotta contro l'istituzione carceraria, la tortura dell'isolamento, la differenziazione

Le realtà aderenti al percorso di lotta contro il carcere, l'art. 41 bis, l'isolamento e la differenziazione riunitesi a Roma il 4 febbraio, hanno deciso di spostare la prevista assemblea nazionale da domenica 18 febbraio a sabato 3 marzo.Ciò per permettere la partecipazione di tutti all'importante mobilitazione nazionale del 17 febbraio contro il raddoppiamento della base americana di Vicenza. Riteniamo sia infatti essenziale rafforzare un processo di autorganizzazione popolare che ha saputo esprimere una voce autonoma dai partiti, lottando per la tutela del territorio e contro il militarismo e non in nome di quella sovranità nazionale tanto invocata dai Diliberto e dai Bertinotti.

Per lo sviluppo di un percorso di lotta contro l'istituzione carceraria, la tortura dell'isolamento, la differenziazione e il 41 bis

Nelle ultime riforme carcerarie, la differenziazione, che ne costituisce il principio cardine, ha conosciuto un ulteriore approfondimento. Con la logica differenziatrice, che poggia sulla coppia premio-punizione, lo stato tenta di frammentare ancora di più la solidarietà all'interno e fra l'interno e l'esterno. Inoltre incentiva la costruzione e la privatizzazione di altre strutture punitive "satellite" (comunità, OPG, CPT...) gestite da privati, dalla Chiesa o dalla Crocerossa che aumentano "l'offerta" e quindi la capillarità della carcerazione sociale. Quello che si profila è un sistema carcerario "piramidale" con una base sempre più estesa e variegata ed un vertice sempre più compartimentato e restrittivo.

Il 41 bis, i cui gradini immediatamente precedenti sono le sezioni a Elevato Indice di Vigilanza e l'Alta Sicurezza, è la punta della piramide. Qui viene codificato il massimo grado di isolamento, la totale esclusione dall'accesso ai "benefici" e la sospensione dei diritti di base del prigioniero. In concreto, ad essere attaccata è soprattutto la comunicazione con l'esterno, il rapporto con il proprio essere sociale, la possibilità di un agire collettivo e finanche individuale durante la fase processuale in quanto il processo avviene in videoconferenza o "a distanza". Inoltre ostacolando il rapporto con i famigliari, attraverso le mille angherie e in particolare il vetro divisorio eretto nei colloqui e riducendo ai minimi termini la socialità con gli altri detenuti ed il contatto con chiunque non sia una guardia, lo stato persegue il suo obiettivo dichiarato: favorire il rinnegamento di sé stessi, della propria identità politica.
Con il 41 bis, lo Stato mira a formalizzare un rapporto di forza, a sé favorevole, non solo all'interno del carcere ma anche all'esterno, per il ruolo che svolge in un'ottica deterrente e terroristica, anche alla luce della sua progressiva estensione, perfettamente in linea con altri strumenti della controrivoluzione preventiva (parla per tutti l'art. 270 bis del CP) espressione diretta del contesto di guerra dispiegata.

Negli ultimi mesi una serie di realtà, di collettivi, di compagni e compagne, di anarchici e comunisti, provenienti da diverse città ed esperienze di lotta stanno cercando di avviare un dibattito sul 41 bis e sui possibili sviluppi di un percorso di lotta che ponga la differenziazione e la tortura dell'isolamento al centro di una riflessione più ampia, capace di uscire dal settorialismo ma anche di darsi una prima serie di obiettivi immediati.

Incontro il 3 di marzo a Roma

Sab, 10/02/2007 – 21:41
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