Genova - Appello per mobilitazione contro sorveglianza speciale

Il 7 giugno, presso il tribunale di Genova, si terrà il processo per l’applicazione della misura della “sorveglianza speciale” nei confronti di un compagno anarchico: Luca.

La “sorveglianza speciale” consiste in una serie di restrizioni della libertà personale che vengono attuate in conseguenza della condotta morale del soggetto inquisito. In pratica Luca verrebbe giudicato per le sue idee e per la coerenza e la costanza con la quale le ha perseguite. Se subisse queste restrizioni per un periodo di tempo determinato, da uno a cinque anni, gli sarebbe vietato di partecipare ad iniziative pubbliche, uscire la sera, allontanarsi dalla città, entrare nelle sedi di movimento, frequentare tutti quei compagni che risultino pregiudicati. Se trasgredisse a questi provvedimenti potrebbe essere arrestato. Questo attacco giudiziario trae origine dall'occupazione della “casa 29 Luglio” e dalle contestazioni che si verificarono a Genova l’estate scorsa contro gli esponenti de La Destra, del PDL, della Lega Nord e contro la presenza delle ronde militari nella città. Proprio in seguito alle contestazioni quindici compagni vennero ammoniti con “l’avviso orale” e ora, per uno di questi, è scattato il provvedimento susseguente: la “sorveglianza speciale”.

La “sorveglianza speciale” è un retaggio del codice penale fascista filtrato tra le pieghe del sistema democratico. L'origine di questa misura la possiamo far risalire ai «Provvedimenti per la difesa dello Stato» che il regime di Mussolini impose per normalizzare la dittatura. I “provvedimenti” servirono per eliminare legalmente le ultime sacche di resistenza, cioè quelle soggettività “sopravvissute” alla distruzione squadrista di tutte le forme organizzate di opposizione. Questa misura repressiva, con l’avvento del sistema democratico, è stata raramente utilizzata per colpire “l’opposizione politica”, e ciò per ovvie ragioni di convenienza. Ma oggi, non a caso, con il deteriorarsi delle condizioni sociali, le questure spingono via via di più perché venga reintrodotta. Negli ultimi anni per diversi appartenenti all’area anarchica è stata sistematicamente richiesta l’applicazione della “sorveglianza” e, nonostante gli stessi magistrati abbiano ritenuto il provvedimento “ai limiti della legittimità democratica”, in alcuni casi la misura è stata effettivamente applicata.

Se negli anni passati i teoremi repressivi elaborati contro gli anarchici volevano dimostrare che dietro un livello pubblico - democraticamente tollerato - se ne nascondesse uno occulto e “armato”, oggi, anche tramite provvedimenti come la “sorveglianza speciale”, il dominio sviluppa una nuova strategia repressiva tesa a colpire qualsiasi forma di dissidenza, comunque si manifesti. Ci stanno dicendo che non vi è più spazio per alcuna seria lotta sociale, che la soglia di ciò che è tollerato è arrivata a “livello zero”. La sostanza è che lo Stato ha deciso di annientare l'agibilità dei movimenti come azione preventiva per i probabili conflitti sociali del prossimo futuro.

Al di là della evidente radice culturale fascista degli attuali governanti italiani (dal populista Berlusconi, allo squadrista La Russa, al razzista Maroni) la repressione si sta inasprendo in conseguenza di una più generale transizione in senso totalitario dei sistemi democratici alle prese con una grave crisi finanziaria. L'Italia, come sempre avanguardia dell'autoritarismo europeo, ha abbandonato i paraventi della partecipazione e della pace sociale garantita. Viviamo in tempi di guerra, ed in guerra ad un fronte esterno corrisponde un fronte interno. Gli eserciti che bombardano popolazioni civili, che affondano i profughi in mezzo al mare, sono gli stessi che cominciano a presidiare le città italiane per prendere confidenza con il teatro delle operazioni future. Il nemico è ovunque e terrorista è il marchio di infamia che aleggia su ogni oppositore interno: l'anarchico, il comunista, ma anche lo straniero, l’abitante dei ghetti, le popolazioni mobilitate per difendere il territorio, i lavoratori in lotta, via via stringendo il cerchio su ogni forma di dissidenza.

In questa situazione allarmante siamo convinti che bisogna battersi per rispondere colpo su colpo ad ogni tentativo di aumentare il controllo e la repressione, ad ogni tentativo di creare uno stato di emergenza permanente e di scatenare una guerra tra i poveri, ad ogni tentativo di derubarci di ogni risorsa e di scaricare sulla nostra schiena gli effetti del disastro capitalista. Per questo Luca si è sempre battuto e per questo viene colpito.

L’applicazione della “sorveglianza speciale”, come è facile intuire, non sarebbe un problema solo per il compagno sottoposto alla misura, ma sarebbe un pericolo per tutti quelli che, in diverso modo, lottano contro questo sistema. Si colpiscono i compagni più intransigenti perché si sa di intimorirne così molti altri, si colpisce pesantemente per reati penalmente lievi un compagno per porre un limite bassissimo all’agibilità politica di tutti: bisogna impedirlo.

Per questo abbiamo deciso di rivolgere un appello alle donne ed agli uomini di coraggio, un appello alla mobilitazione contro l’applicazione della misura della “sorveglianza speciale” a Luca.
Siamo convinti che è possibile impedire questa ennesima violenza di Stato e facendolo salvaguardare la libertà di tutti. Chiediamo ad ognuno di prendere posizione, di attivarsi autonomamente secondo la propria sensibilità e i propri mezzi o di partecipare alle iniziative che verranno proposte.

Riteniamo che sia necessario denunciare le responsabilità individuali e politiche che si nascondono dietro questa misura e in particolare: Giuseppe Gonan (dirigente DIGOS), Gianni Plinio (fascista del PDL), Edoardo Rixi (Lega Nord), Filippo Piritore (questore di Genova) e il sostituto procuratore Miniati. Ancora, i “mandanti” primi dell'operazione (visti gli appelli alla repressione e le interrogazioni successive alle contestazioni genovesi): Maurizio Gasparri (deputato fascista), Roberto Maroni (ministro degli Interni), Ignazio La Russa (ministro della Difesa).
Siamo convinti che la migliore forma di solidarietà contro la repressione consista nel portare avanti, con determinazione crescente, le lotte intraprese dai compagni colpiti.

Nessuna sorveglianza, saremo fuori controllo.

Anarchici

Mer, 12/05/2010 – 11:14
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