Venezia - I detenuti in protesta; "battitura"... e materassi bruciati
La Nuova di Venezia, 25 maggio 2009
Oltre alla battitura delle pentole e delle gavette sulle grate e sui
cancelli, i detenuti avrebbero anche appiccato il fuoco ad alcuni
materassi e a indumenti personali. L’episodio, accaduto alcuni giorni
fa al terzo piano del carcere circondariale maschile Santa Maria
Maggiore, è stato segnalato da un sindacalista.
"A causare la grave forma di protesta - racconta il segretario veneto
della Uil-Pa penitenziari Leo Angiulli - sono stati i detenuti del
penitenziario" che da sabato 16 maggio fino a mercoledì scorso hanno
organizzato una protesta pacifica per denunciare casi di infestazioni
da scabbia e di infezioni virali; sovraffollamento con eccessiva
riduzione degli spazi individuali; mancanza di accessori per l’igiene
personale e nelle celle; riduzione del numero degli educatori,
assistenti sociali e psicologi; mancanza di lavoro e di corsi
professionali, scaglionamento per gruppi delle 4 ore d’aria con
fruizione personale ridotta a 90 minuti.
E Angiulli continua: "Solo il tempestivo intervento dei poliziotti in
servizio e l’ausilio degli estintori ha scongiurato il peggio". La
direttrice dell’istituto penitenziario, Gabriella Straffi, smentisce
la notizia della grave forma di protesta: "È falsa. In questi giorni i
detenuti non hanno mai bruciato né materassi né magliette. Da sabato
fino a mercoledì c’è stata una protesta pacifica. I reclusi si sono
limitati alla battitura di pentole sulle grate e sui cancelli".
Antonio Guadalupi, segretario nazionale del Triveneto e della
Lombardia della Sinappe (un sindacato di polizia penitenziaria),
spiega: "Dentro ad ogni forma di protesta pacifica, organizzata dalla
stessa popolazione detenuta, c’è sempre qualcuno che degenera. Per noi
tali eventi rientrano nella normale routine; rimangono singoli,
sparuti".
Il sindacalista evidenzia: "L’azione forte di protesta, appiccare il
fuoco ad oggetti o ad indumenti personali all’interno della cella, non
è un fatto eclatanti ma prassi consolidate. In queste circostanze vi
possono essere soggetti autolesionisti. Si tagliano braccia o gambe,
oppure bruciano magliette o materassi ignifughi. Producono solo fumo,
non fiamme.
Gli episodi non possono diventare il caso della protesta dei
detenuti". In questi giorni nel carcere i reclusi sono 310, il triplo
della capienza sulla carta, la percentuale degli stranieri ormai
supera il 70 per cento. E sempre la direttrice ricorda che "la
situazione è disperata, visto che vivono ammassati come le bestie".



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