Valenza - Un popolo senza memoria non ha futuro

UN POPOLO SENZA MEMORIA NON HA FUTURO

Questa mattina un gruppo di compagni si è recato sulla Colla e ha restaurato il cippo a ricordo del partigiano francese Jarreau Raimond “Fernandel”, caduto in combattimento la mattina del 25 aprile 1945 dopo avere attaccato e impegnato duramente, da solo, con mitra e bombe a mano, un’intera colonna di fascisti proveniente da Alessandria e diretta verso Valenza.

L’operazione di restauro, non concordata con nessun rappresentante delle istituzioni e quindi non autorizzata, è stata decisa al fine di restituire dignità e memoria a questo valoroso combattente della Resistenza valenzana il cui cippo è stato lasciato colpevolmente, per anni, in stato di incuria e abbandono da parte dell’amministrazione comunale che lo avrebbe dovuto curare e tutelare. Nessuno cerchi di farci credere che il Comune di Valenza sia diventato, ormai, così povero da non potersi permettere il restauro di un cippo, quando spende allegramente denaro pubblico per cose che garantiscono una ricaduta di immagine e sa come reperire milioni di euro per il tunnel sulla Colla (proprio dove è caduto “Fernandel”), altra opera faraonica utile solo al profitto di qualcuno. Restaurare il cippo di “Fernandel” costa centinaia di milioni di euro in meno (infatti abbiamo potuto permettercelo anche noi). La verità è un’altra. Lo stato di abbandono del cippo simboleggia tristemente la perdita della memoria, l’accantonamento dei valori della Resistenza ormai ingombranti per quelli che vedono nella politica solo la spartizione e l’esercizio del potere. E allora, cosa conta se un partito apertamente fascista, razzista, e xenofobo come Forza Nuova offende con la sua presenza una città che conta 34 caduti nella lotta partigiana? Basta che paghi la tassa sull’affissione dei manifesti, ottenendo, di conseguenza, il permesso di occupazione di suolo pubblico. Ormai si è tutti colleghi.

Purtroppo, a Valenza, non ci sono solo cippi in stato di abbandono ma anche case private sfitte lasciate a marcire, con pericolo di crollo, dai proprietari mentre la disoccupazione e i bassi salari stanno rendendo l’emergenza casa sempre più drammatica e, a tale proposito, non esiste una seria politica per la casa da parte dell’amministrazione comunale.

Tornando alla nostra azione, il restauro che non si può certamente definire un capolavoro, vuole avere un valore simbolico e rientra, a nostro avviso, nelle pratiche dell’antifascismo militante che, a differenza di quello istituzionale, non si limita a vuote e stantie celebrazioni ma, quotidianamente, lotta per affermare il diritto alla casa, al lavoro e ad una vita dignitosa per tutti. Quell’antifascismo militante che si oppone alla deriva sicuritaria, razzista e xenofoba che ha precipitato non solo la città ma l’intero Paese in una notte buia della coscienza.

L’antifascismo militante preferisce l’azione alla retorica in quanto chi la pratica vive sulla propria pelle le contraddizioni dell’attuale società.

Csa Lacandona Valenza

10 febbraio 2010

Gio, 11/02/2010 – 14:29
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