Un boato nel silenzio - sui fatti di Parma
Un colpo, un frastuono, rumore. Nella notte di qualche giorno fa qualcosa va a turbare una qualsiasi tranquilla notte parmense. Qualcuno ha osato, qualcuno l'ha fatto davvero, qualcuno ha trasformato in pratica l'indignazione di molti,la rabbia che tanti cuori ancora sinceri avevano provato.
Una bomba carta, forse due, forse un fumogeno, chissà... Qualcosa cade nel cortile della vergogna quello della caserma della polizia municipale per ricordare agli zelanti sbirri che non tutti sono disponibili a sopportare i loro soprusi, che non è poi così scontata l'impunità delle divise.
Le botte, gli insulti razzisti, le umiliazioni: queste le “civili pratiche” della polizia democratica, questa la legalità. Non solo Parma ma ormai un po' ovunque in Italia le persone considerate diverse perché provenienti da altri Paesi, perché con un “differente” colore della pelle, semplicemente perché povere vengono perseguitate, aggredite e picchiate dalle squadracce dello Stato (con la divisa o senza). Ogni giorno contiamo la lista degli abusi perpetrati nelle caserme e nelle questure, ogni giorno vediamo la polizia farsi sempre più tronfia, certa ormai di potersi permettere tutto.
Ebbene, ora hanno avuto un piccolo segno, un avvertimento... un anticipo. Se è vero che in nome di un allarme sicurezza vengono imposte leggi e pratiche sempre più scellerate, se è vero che quello che prima era il fantasma del totalitarismo è divenuto oggi un ospite in carne e ossa (ben presente e visibile in ogni aspetto del quotidiano), è altrettanto vero che tutto ciò non può restare senza una risposta. E qualcuno, per fortuna, questa risposta ha cominciato a darla. Lo Stato ed i suoi cani da guardia sanno bene che, se per ora sono in pochi coloro che hanno il coraggio di contraccambiare le violenze dell'autorità, presto le coscienze di molti altri potrebbero risvegliarsi per dare
concretezza e forma all'indignazione diffusa. Per questo hanno paura, per questo – in modo decisamente isterico – dopo l'attacco alla caserma di Parma hanno deciso di dare il via alla solita serie di perquisizioni e di controlli.
Purtroppo, anche questa ennesima operazione poliziesca ha portato all'arresto di quattro anarchici: per gli inquirenti vi sarebbero le prove per attribuire a loro la responsabilità dell'attentato.
Per quello che ci riguarda a noi non interessa se i compagni accusati siano colpevoli o innocenti. Come anarchici ed individui liberi ci sentiamo complici di tutti coloro che si oppongono alla violenza dello Stato e non possiamo che affermare che chiunque sia stato a compiere l'attacco contro la polizia municipale troverà da parte nostra la piena solidarietà.
Di fronte all'attuale situazione sociale non serve continuare a cianciare di democrazia violata e diritti non rispettati: l'una e gli altri non sono altro che il paravento dietro il quale si nasconde l'abominio del potere. Come in ogni momento buio della storia è ora che gli amanti della libertà riscoprano dignità e coraggio, è ora di passare al contrattacco.
Solidarietà con i compagni imprigionati!
Viva l'anarchia! Morte allo Stato!
Anarchici genovesi
F.I.P. Rue de Ravachol 1, Paris
Scarica il comunicato in formato .pdf
Solidarietà e comunicato dai compagni di Bologna
Solidarietà dai compagni altoatesini
Comunicato di solidarietà dai compagni anarchici di Genova



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