Umüt - Dalla Svizzera su un omicidio di Stato

tratto da Polissons - trad. informa-azione

Domenica 18 aprile, Umüt, un giovane diciottenne di Vaulx-en-Velin venne ucciso dalla polizia. Dopo un furto di tre auto da un concessionario, la polizia svizzera organizzò una vera propria trappola per topi; bloccarono completamente l'autostrada, rimuovendo così qualsiasi potenziale testimone.

L'auto in cui si trovavano Umut e Yanus si trovò con tutte e quattro le gomme forate dagli spuntoni piazzati sull'asfalto e finì contro una grata di sicurezza. Quindi, uno dei due poliziotti che avevano attuato il blocco stradale, aprì per 7 volte il fuoco con una mitraglietta. Sette raffiche mirate sulle persone a bordo. Umüt, seduto al posto del passeggero, morì con un proiettile in testa, mentre l'autista venne immediatamente arrestato. Tutti erano rigorosamente disarmati.

Il poliziotto che aprì il fuoco venne sentito da un magistrato e poté tornare al proprio lavoro dopo due giorni, all'incirca mentre veniva arrestato il fratello di Umüt, arrivato in Svizzera con la famiglia per prelevarne la salma. Le autorità svizzere non gli concessero neanche di presenziare al funerale.
In un solo mese, in Svizzera, le autorità si sono rese responsabili di tre morti: Skander Vogt, morto nell'incendio di una cella, Joseph Nduaku Chiakwa, morto su un aereo durante un rimpatrio forzato verso la Nigeria e Umüt, crivellato su un'auto rubata.

La frenesia xenofoba e securitaria riduce questi omicidi di stato a banali incidenti di percorso nella salvaguardia della proprietà e nella legittimazione degli strumenti di cui l'autorità si dota, dal carcere alla repressione armata. Skander morto in carcere, Umüt e Joseph morti perché immigrati, “che se non rubano le macchine rubano comunque il lavoro”. 
Il 6 maggio scorso si è tenuta una prima mobilitazione per rispondere all'ultimo di questi omicidi di stato. Verso le 6 del pomeriggio, circa 150 persone si sono radunate in strada a Losanna. Striscioni, musica e interventi al microfono. Dopo circa due ore, un gruppo di manifestanti si è staccato dall'assembramento dirigendosi verso una via parallela, presidiata dalla polizia. Lì sono state rotte le vetrate di un'agenzia pubblicitaria e, condite con vari epiteti tra cui “sbirri assassini”, alcune bottiglie sono state lanciate contro lo schieramento di polizia. Successivamente sono stati fermati e identificati tutti i partecipanti al presidio, alcuni arrestati. Tra le persone controllate anche 15.

I compagni che ci hanno riferito di questa iniziativa raccontano anche della presenza di uno striscione di solidarietà con Costa, Silvia e Billy.    

Ven, 28/05/2010 – 15:55
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