Torino - Sull'esito del riesame per gli arresati del 12/5/2010
da Bello come una prigione che brucia [trasmissione di Radio Blackout]
Non conosciamo ancora le motivazioni di chi, chiamato a decidere sulla scarcerazione di tre compagni, ha scelto di sostenere e promuovere la privazione della libertà come strumento per l'eliminazione dell'avversario politico.
Non sappiamo se il giudice di turno abbia ricalcato le parole del GIP (giudice per le indagini preliminari) Silvia Salvadori, che ne aveva convalidato gli arresti in un primo momento.
"Individui che hanno gia' palesato la loro refrattarieta' all'adesione ai principi della convivenza civile. [...] Incapaci di contenere i propri freni inibitori se posti nelle condizioni di entrare in contatto con le forze dell'ordine".
Riflessioni di psicologia criminale, tese ad ammantare l'arbitrarietà e la soggettività della giustizia di una presunta scientificità e universalità.
L'udienza di riesame delle misure di carcerazione, applicate successivamente all'operazione repressiva del 12 maggio 2010, ha ribadito l'importanza di sequestrare tre persone, pescate in un mucchio facinoroso fortunatamente molto più ampio, accusate di aver rifiutato il diritto alla manganellata, unico sancito dal regime democratico italiano quando ci si trova di fronte ai suoi servitori incaricati di ribadire e ostentare il monopolio detenuto dallo Stato sull'elargizione della violenza.
Davide e Luigi restano in carcere, Luca agli arresti domiciliari. Altri compagni e compagni puniti con differenti misure: obbligo di firma o di dimora.
Un attacco alla Torino in conflitto, fortemente voluto e orchestrato dai poteri politico-economici locali, da chi specula sugli edifici abbandonati a chi con ogni mezzo deve prolungare la sedazione dei sudditi, quell'ingiustizia ammantata di torpore, definita "pace sociale".
Viene contrastato e sanzionato con il carcere, un insieme di condotte, un modo di essere, che va dall'autogestione, dall'occupare e difendere spazi (liberati da mercato e autorità), all'autodifesa anche in strada, al reagire alla presenza e alla violenza delle forze dell'ordine. Per tutto questo (e altro) si diventa il "nemico" da eliminare, da sorvegliare e punire. Ma essere il "nemico" è di questi tempi una condizione indispensabile per non essere complici dell'esistente.
Per inviare posta o telegrammi [per servizio di dettatura telegrammi via telefono fisso comporre il 186]
Luigi Giani
Davide Negri
presso
Casa Circondariale Lorusso Cutugno
Via Pianezza, 300 – 10151 Torino



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