Torino | Roma - Due giorni intorno a due cpt

da macerie

Neanche un calzino
20 marzo. Alle 5 di pomeriggio davanti alla lavanderia “La Nuova”, in
via Santhià 34, nel quartiere Barriera di Milano, a Torino, compaiono
una decina di antirazzisti. Suonano il campanello, si affaccia il
titolare, srotolano uno striscione e iniziano a volantinare e a
spiegare con il megafono ai passanti, italiani e stranieri, una cosa
che nessuno ancora sapeva: che quella lavanderia ha un appalto con il
centro di corso Brunelleschi. Che in quelle lavatrici vengono lavati i
giacconi dei crocerossini che lavorano nel Cpt. Che quei giacconi sono
sporchi di sangue, il sangue dei due reclusi che sabato scorso si sono
tagliati le braccia per chiedere la libertà. Che quel sangue sporca
tutti i panni che in quella lavanderia passano per essere ripuliti.
Che non ci può essere nessuna pace con chi lavora per i Cpt. E che,
pertanto, alla lavanderia “La Nuova”, in via Santhià 34, nel quartiere
Barriera di Milano, a Torino, non bisogna più portare neanche un
calzino. Il proprietario si difende dicendo che si tratta di un
appalto piccolo, da pochi spiccioli. Pochi spiccioli a cui, ne siamo
sicuri, potrà rinunciare senza patire troppo: in fondo da anni,
ammette con orgoglio, lava i panni sporchi di diverse questure qui a
Torino.

Console
20 marzo. Visita del console marocchino dentro le gabbie di corso
Brunelleschi. Uno per uno, prende da parte una ventina di ragazzi e
annuncia loro che ormai li ha riconosciuti e li farà espellere nel
giro di qualche giorno. I venti sono disperati: molti di loro, prima
di essere presi, lavoravano e sanno benissimo che non vedranno più gli
stipendi arretrati. Emergono anche altre storie, di gente che ha
vissuto in regola in Italia per anni e che ad un certo punto, perso il
contratto di lavoro nel momento sbagliato, ha perso anche il permesso
di soggiorno. Intanto, si scopre che uno dei tre (presunti) tunisini
che una settimana fa si erano rivoltati contro l’espulsione è stato
trasferito a Roma.

Volanti beffate
19 marzo. Presidio volante di antirazzisti di fronte al Cie di corso
Brunelleschi. Il solito megafono, i soliti petardi e anche le solite
palline gialle che volano nelle gabbie e che portano con loro messaggi
di solidarietà per chi è ancora in lotta e informazioni su quello che
succede fuori. Proprio all’ultimo minuto, arriva di filato una volante
e dietro di lei un gruppone di guardiani dell’ordine, in borghese e di
corsa. Gli antirazzisti si dileguano veloci, e nessuno viene fermato.
Sulla strada del ritorno, c’è chi incrocia una bella colonna di
lampeggianti che si stanno precipitando proprio dove oramai non c’è
nessuno. Pernacchie e risate. Rimangono soltanto alcune scritte sul
muro di cinta, tracciate con lo spray: “fuoco ai cpt-cie”, “la vostra
sicurezza uccide”, “nessuno è clandestino”, “qui c’è un lager”; e sul
marciapiede un cubo di legno con il messaggio “nel Cie di Roma oggi è
morto un ragazzo di 24 anni, il medico non l’ha visitato la polizia
l’ha picchiato e la Croce Rossa come al solito è rimasta a guardare.
Non vi lasceremo soli a lottare per la libertà”. Da dentro, i reclusi
contenti ringraziano.

«Assassini»
19 marzo. Quattro sconosciuti, con il volti coperti da sciarpe,
entrano in serata nella sede della Croce Rossa di Torino e - gridando
«assassini, assassini!» - gettano un secchio di vernice rossa
nell’ingresso. La stessa parola «assassini», la vergano con uno spray
sul muro esterno. Poi scappano veloci. Un «blitz», secondo la Digos,
collegato alle lotte dentro e fuori ai Cie, intensificatesi dopo
l’approvazione di alcuni pezzi del “pacchetto sicurezza” e dopo il
rogo di Lampedusa.

Sangue a Roma
Era nell’aria da settimane, e ora è successo. Un morto a Roma, dentro
alle Gabbie del Cpt di Ponte Galeria: sta male, chiede aiuto, e ne
guadagna un bel pestaggio. Gli assassini? I soliti noti: poliziotti e
crocerossini complici.
Un buco nero, Ponte Galeria. Chi arriva là passando da corso
Brunelleschi a Torino dice: «Roma, quella sì, è Alcatraz». A tutto il
movimento ragionare sul perché.
Ascoltate la diretta trasmessa da Radio Blackout e chiedetevi,
seriamente, uno per uno: «ed io, che cosa posso fare perché non
succeda più?».
Noi, da parte nostra, siamo stanchi di documentare tragedie del
genere. Tragedie che non sono piovute dal cielo, ma delle quali si
conoscono - con ampio anticipo! - mandanti politici, esecutori pratici
e osservatori compiacenti.

Ascolta la diretta, e poi datti da fare. Oppure datti da fare subito,
senza neanche ascoltare la diretta.

Sab, 21/03/2009 – 09:59
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