Torino - Riprendiamo le ostilità
volantino distribuito al corteo del 19 dicembre a Torino
RIPRENDIAMO LE OSTILITA'!!
Spaventati ed insicuri, stanchi ed incattiviti al punto da perdere ogni capacità di comprensione e discernimento. Così ci vorrebbero i padroni dell'economia, perché una popolazione impaurita è una popolazione obbediente e facilmente governabile. L'economia mondiale è sull'orlo della catastrofe, la guerra continua a mietere le sue vittime tra i deboli e gli inermi, il progresso avanza per i privilegi dei soliti pochi mentre per gli altri significa vivere in un inferno di immondizia e cemento. In questo grigiore, stando a sentire la propaganda di regime che in maniera ossessiva e martellante ripete all'infinito i soliti messaggi di odio e discriminazione, dovremmo dare la colpa agli stranieri. Sfogare la propria rabbia e frustrazione sugli ultimi, rubare le briciole dal piatto del proprio vicino è certo una soluzione comoda. Il fatto è che resta una vile illusione, una bugia dalle gambe corte, che serve solo a nascondere le reali cause del malessere diffuso, le ambizioni di politici fascisti e mafiosi, la delirante ossessione per il potere di una cricca di affaristi e farabutti.
A Torino questo clima generalizzato di guerra alla società ha trovato negli ultimi mesi un nuovo capro espiatorio nel movimento delle case occupate e dei centri sociali. Mentre i militari rastrellano le strade a caccia di clandestini, mentre nelle carceri e nelle caserme si continua a morire per mano di poliziotti che evidentemente si sentono fin troppo sicuri della propria posizione sociale, mentre i soldi dei lavoratori vengono investiti in sorveglianza ed armamenti, i razzisti della Lega Nord e del Pdl, con la complicità di una sinistra che assomiglia sempre più alla brutta copia della destra, puntano l'indice contro qualche episodio di attiva resistenza come se il problema della violenza politica fosse riducibile a quella che per una volta ogni tanto sono essi a subire. Siamo indignati da tanta ipocrisia e non ci faremo intimorire, il nostro morale è alto e saremo ancora pronti a rispedire al mittente tutto l'odio e la paura che vorrebbero riversare su di noi. Hanno annunciato gli sgomberi, troveranno barricate!
Da più di vent'anni le occupazioni torinesi sono per tante persone degli spazi in cui è possibile vivere una socialità diversa e alternativa ai rapporti di forza e di sottomissione che regnano in tutte le altre sfere della società, dalla scuola ai luoghi di lavoro, dalla famiglia alle sedi di partito, dalla strada alla televisione. La recente occupazione de l'Ostile in corso Vercelli in appena un mese di vita lo ha dimostrato ancora una volta, diventando subito uno spazio di aggregazione ed autogestione che ha ospitato iniziative di vario genere nel segno della gratuità e della condivisione: dibattiti e riunioni sulle lotte contro i Cie e la militarizzazione, concerti e serate per organizzare la solidarietà nel quartiere e verso i tanti compagni colpiti dalla repressione, cinema e presentazione di libri, una palestra per insegnare l'autodifesa personale, un corso di italiano per i profughi di via Bologna. Tutto questo è stato cancellato ancora una volta dalle manie legalitarie di chi vorrebbe gestire tutto dall'alto, anche a costo di intervenire con la forza bruta della polizia, coinvolgendo gli abitanti della zona in ripetuti lanci di lacrimogeni, picchiando indiscriminatamente perfino una signora del quartiere che passava di là, e riconsegnando ancora una volta lo stabile vuoto ai legittimi padroni che non se ne curano e che se ne fregano dello stato di abbandono del quartiere perché tanto non ci vivono.
Non smetteremo mai di raccontare le infamie di cui si sono resi responsabili gli agenti schierati per lo sgombero, che non contenti di eseguire gli ordini hanno pensato di fare un po' anche di testa loro tagliando le gomme alle auto parcheggiate nei dintorni e cagando e pisciando dentro lo stabile sgomberato. Vogliamo anche ricordare la collaborazione dei pompieri nell'operazione, che hanno obbedito ligiamente alla polizia ed hanno fatto la loro parte spruzzando la pompa dell'acqua contro le casse da cui trasmetteva Radio Blackout, e non da ultimo qualche giornalista che si è sbilanciato in ricostruzioni fantastiche della lunga giornata di assedio, fingendo che il quartiere fosse tutto compatto e solidale con gli sbirri mentre chi c'era sa bene che, a parte qualche caso isolato, in molti modi è stata espressa simpatia e complicità con gli occupanti. Ma il dato veramente importante è che lo sgombero non è stato affatto facile e la polizia si è dovuta misurare per una intera giornata con la determinazione degli occupanti e dei solidali. Quattordici ore di resistenza sul tetto e nella strada. Ogni carica della polizia si è rivelata incapace di disperdere i manifestanti che a più riprese sono tornati indietro ad accerchiare gli sbirri bloccando le strade con cassonetti rovesciati e dati alle fiamme. Un piccolo, piccolissimo pezzo di Atene a Torino.
Nell'immediato futuro ci dobbiamo preparare a fronteggiare una nuova ondata repressiva, della quale gli sgomberi di luoghi relativamente giovani come il Velena Squat, il Fenix3, Ca' Neira e l'Ostile non sono che l'inizio. A Catania è stato recentemente sgomberato il CPO Experia, esistente da 17 anni, a Udine è stato posto sotto sequestro il CSA con ben 22 anni di storia. A Trento lo sgombero dell'Assillo ha comportato cinque avvisi orali, numerosi fogli di via e i domiciliari per tre degli occupanti. Sempre negli ultimi giorni è stato pesantemente caricato un corteo a Bologna, convocato per impedire un concerto nazirock, e conclusosi con l'arresto di altri tre compagni a cui va tutta la nostra solidarietà. Sempre a Torino la magistratura ha messo sotto sorveglianza speciale due compagni individuati come leader di numerose proteste che continuano a crescere, invalidando di fatto le ingenue analisi della Digos. Intanto gli scontri di piazza non si contano più, e in questo clima incandescente non possiamo che rallegrarci delle falle nel sistema di sicurezza del Presidente che in via del tutto eccezionale ha proiettato in mondovisione la propria vulnerabilità. Ora annunciano nuove misure restrittive verso i manifestanti e l'oscuramento dei siti internet più scomodi. L'inizio dei lavori di sondaggio per la realizzazione della Tav in Val di Susa determinerà anch'esso nei prossimi mesi un'accelerazione del conflitto sociale e della resistenza a questo modello di sviluppo rapace e autoritario. Il nostro appello è a non farsi trovare impreparati, a fare uno sforzo ancora maggiore per autorganizzare le forze su cui possiamo contare e a continuare sulla strada dell'agitazione e dell'ostilità.
individualità ostili



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