Torino - Dramma al Ferrante Aporti due ragazzi tentano il suicidio

fonte repubblica

Salvati dagli agenti, che ora denunciano: "Nel carcere minorile situazione esplosiva".
Stasera una veglia di protesta

Il primo è stato Rachid, 15 anni, si è appeso a un cappio ricavato con alcune coperte. Gli agenti della polizia penitenziaria di guardia al Ferrante Aporti l´hanno tirato giù che era cianotico. Un attimo dopo sarebbe stato troppo tardi. Il secondo invece si chiama Karim, 16 anni, marocchino, si è tagliato le vene del polso con un coccio di bottiglia. «Voglio morire» urlava, mentre lo portavano via in autoambulanza verso le Molinette.
Nessuno è morto, ma quello che è successo nella notte fra mercoledì e giovedì racconta la situazione difficile in cui si trova il carcere minorile di corso Unione Sovietica. Doppio tentato suicidio in sequenza. Sono state scene drammatiche: proteste, grida, tensioni fra gli altri detenuti. I due ragazzi sono stati entrambi ricoverati e già dimessi. Ieri notte hanno dormito di nuovo in cella. Quattro giorni fa erano stati aggrediti due agenti della polizia penitenziaria, tuttora in mutua per le lesioni riportate. Da mesi i sindacati denunciano una situazione che definiscono «esplosiva».
In particolare, la segreteria regionale dell´organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria aveva scritto una lettera datata 8 febbraio 2008 e indirizzata al direttore del Ferrante Aporti e al dirigente del Centro Giustizia Minorile. Toni drammatici: «Il personale di polizia penitenziaria ci ha comunicato di aver esaurito le scorte di pazienza. Quotidianamente gli agenti vengono sottoposti a invettive gratuite, frutto di una sorta di autogestione della popolazione detenuta che ci corre l´obbligo di condannare con assoluta fermezza». Una denuncia in qualche modo profetica: «Ci viene quasi fatto ritenere che il Ferrante Aporti sarebbe una terra di nessuno. Fra la popolazione si registra una crescente intolleranza. Il personale subisce gli esiti di una disorganizzazione che non ha precedenti. Non esiste il benché minimo spettro di sicurezza. La tensione è altissima, regna il caos, tanto che si teme possa accadere qualcosa di irreparabile».
Ieri l´irreparabile è stato evitato. Rachid è stato tirato giù dall´inferriata a cui si era impiccato. Anche per lui, anche per i due agenti feriti, questa sera davanti al carcere Lorusso e Cotugno delle Valette ci sarà una veglia di protesta: «Per la sicurezza del carcere e della gente». Gli agenti della polizia penitenziaria manifesteranno con le loro famiglie. «Ma l´invito è esteso a tutti i cittadini - dice il segretario regionale del sindacato autonomo Gerardo Romano - questa protesta riguarda tutti quelli che ritengono il tema della sicurezza un pilastro fondamentale della democrazia».


Il carcere minorile sull’orlo della rivolta: agenti feriti e violenze tra detenuti
Ferrante Aporti, quindicenni tentano il suicidio in cella

TORINO (04/04/2008) - Due detenuti del Ferrante Aporti hanno tentato di uccidersi. Uno si è aperto le vene con un pezzo di vetro, l’altro si è impiccato con un cappio ricavato tagliando a strisce una coperta. È successo poco dopo le 21 di mercoledì. A 24 ore dal ricovero di due agenti di polizia penitenziaria malmenati dai detenuti.

Carcere polveriera

«Il carcere minorile di Torino - sostiene una fonte che preferisce rimanere anonima - è diventato una polveriera. Una pentola a pressione che rischia di esplodere. Le guardie carcerarie contestano la dirigenza del Centro Giustizia Minorile del Piemonte e Valle d’Aosta, i ragazzi combattono una sorta di guerra tra di loro e contro le guardie. Una guerra violenta, fatta di calci e pugni».
Le tensioni si accumulano, si incrociano tra loro, e si instaura un clima sempre più pesante.

Un contesto in cui qualcuno, anzichè fare a botte con gli altri, decide di far violenza su di sè.

Il disagio diventa insopportabile, e chi non regge nonostante il supporto degli psicologi arriva a compiere atti di autolesionismo. La storia del carcere ne è piena: tagli sulle braccia, testate contro i muri. E suicidi.

Morire insieme

Due magrebini di 15 e 16 anni, probabilmente, non hanno retto alla pressione. E poco dopo le 21 di mercoledì hanno deciso di togliersi la vita, a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro.

Il primo ha raccolto un pezzo di vetro ricavato rompendo una bottiglia, e si è aperto le vene. Il secondo ha preso una coperta e l’ha tagliata a strisce che poi ha legato insieme. Fissato il cappio alle inferriate del carcere, si è impiccato. Quando gli agenti di polizia penitenziaria se ne sono accorti e l’hanno tirato giù era cianotico. Ad un passo dalla morte, non respirava più. Gli agenti di custodia hanno tamponato le ferite che l’altro si era procurato al polso, e chiamato il 118. Sul posto sono arrivate due ambulanze, e il pronto intervento dei medici ha evitato il peggio.
Trasportati in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale Molinette, i due giovani sono stati tenuti in osservazione fino a ieri pomeriggio. Una volta dimessi, sono stati riportati in carcere. Sull’episodio, è stata aperta un’inchiesta interna.

Tensioni sindacali

I due magrebini sono stati salvati grazie all’intervento delle guardie. Alla prontezza di riflessi di quegli agenti di custodia che, dall’inizio dell’anno, pare combattano una lotta silenziosa contro chi gestisce l’istituto dall’alto. Contestano la gestione del personale, chiedono rinforzi e una nuova organizzazione del lavoro. Le rivendicazioni sarebbero rivolte alla dirigenza del Centro Giustizia Minorile Piemonte e Valle d’Aosta, un organo del Ministero della Giustizia che ha funzioni di coordinamento ed indirizzo politico locale. A quanto pare, diversi agenti, negli ultimi tempi, risulterebbero in malattia. E la situazione, già complicata, sarebbe diventata esplosiva.

Ven, 04/04/2008 – 13:28
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