Torino - 25 aprile
fonte macerie
Ostinazione
24 aprile. È mattina e tra i tavolini di un bar nei pressi di una
delle sedi universitarie cittadine se ne stanno una decina di
bellimbusti gonfi e visibilmente fascisti, che si riposano dopo aver
tappezzato i muri circostanti di locandine ed adesivi di “Arcadia”, la
lista studentesca che raggruppa gli aderenti alla destra più
destrorsa. Sono soddisfatti del lavoro svolto, compatti e fieri da
veri fascisti del terzo millennio - quali si definiscono. Ma a rovinar
loro la digestione arriva un ragazzo, e poi un altro, smilzi entrambi:
i due guardano i dieci e poi si guardano tra loro, e poi ancora
cominciano a strappare le locandine fascite, meticolosamente, una ad
una. I fascisti balzano in piedi, li circondano e li minacciano. Ma i
due continuano imperterriti. Spiazzati, i fascisti non sanno più cosa
fare: li seguono sempre circondandoli, ma questi ostinati continuano.
«Vorreste che vi picchiassimo, vero? Ma noi non ci caschiamo!» esclama
il ducetto di Arcadia ad un certo punto, e poi ancora: «E allora noi
vi stacchiamo i vostri!» e si mettono a strappare un paio di manifesti
a caso, suppostamente “di sinistra”. Ma neanche questa tecnica
funziona perché i due, uno per uno, continuano a cestinare
tranquillamente locandine fasciste. Presi dallo sconforto i dieci
chiamano in soccorso la Digos, che arriva dopo un po’. I nostri due,
però, hanno finito il loro lavoro, e se ne vanno. Tranquilli, come
erano arrivati.
Appeso
24 aprile. Un fantoccio dalle sembianze di Mario Borghezio viene
ritrovato, appeso a testa in giù, di fronte alla sede della Lega Nord
di via Poggio. Sul muro, le scritte: «Lega=fascismo» e «Bossi, Maroni,
Borghezio… a piazzale Loreto c’è ancora tanto posto!». Proprio mentre
Borghezio si faceva fotografare infuriato accanto al proprio simulacro
che oscillava nel vento e il mondo politico si esibiva nelle condanne
di rito, siamo certi che i molti amanti della libertà sparsi per la
città si chiedevano se i mesi passati da quando l’esponente leghista
si era preso le ultime sberle non siano oramai troppi, e se non sia
arrivato il tempo di rimediarvi.
Treni
25 aprile. È notte, e nei bassifondi di Torino le voci si rincorrono e
si rimpallano: un carabiniere sarebbe morto poche ore prima, travolto
da un treno sulla ferrovia che rasenta Corso Principe Oddone, e un suo
commilitone sarebbe rimasto ferito. In mattinata le prime agenzia
confermano il morto, ma non il ferito. I due stavano inseguendo dei
giovani stranieri lungo i binari, nello stesso luogo dove qualche anno
prima era rimasto dilaniato un ragazzo di colore, proprio mentre
cercava di scappare alla polizia. In quell’occasione, gli amici e i
parenti del morto, radunatisi sul posto, erano stati violentemente
allontanati dai manganelli degli uomini in divisa. Dal 2004,
moltissime sono state le vittime di inseguimenti con le guardie. A
volte uccisi da proiettili partiti “per errore” dalle pistole della
polizia (nel 2005 nel centro di Torino e nel 2007 fuori da un
supermercato di Ivrea), a volte per “cause accidentali”: chi scivolato
da un tetto, chi da un balcone, chi finito sotto un treno - ma la
maggioranza sono annegati, nel Po e nello Stura. L’ultimo: Luca, un
giovane Rom finito nella Dora mentre scappava dai colpi esplosi (in
aria?) dai Carabinieri. La più giovane: Lathifa Sdairi, caduta da un
tetto di San Salvario mentre scappava da un controllo dei Vigili
Urbani nella mansarda nella quale stava dormento, senza documenti. Uno
stillicidio di morti, continuo, che per una volta, finalmente, ha
cambiato di segno.
Buone intenzioni
25 aprile. “Invitiamo i nostri militanti a non farsi intimorire […] e
chiediamo alle Forze dell’Ordine di fare di tutto, affinché anche La
Destra possa esercitare il proprio diritto a partecipare a pieno
titolo alla prossima competizione elettorale”. Questa la dichiarazione
del Segretario regionale de “La Destra” Giuseppe Lonero dopo che un
pugno di suoi militanti intenti a raccogliere firme in piazza Dante, a
Chieri, è stato circondato da una trentina di antifascisti armati
delle migliori intenzioni. Null’altro che intenzioni, appunto, ma
sufficienti ad intimorire gli arditi militanti e a far urlare allo
scandalo il ducetto di turno.
Inseguimenti
25 aprile. La piena del fiume riporta a galla un cadavere, all’altezza
di Lungodora Savona. Il corpo sembra di un maghrebino, di quaranta o
cinquant’anni. Non si sa null’altro, se non che un paio di settimane
fa un arabo si era tuffato proprio nella Dora per sfuggire ai
poliziotti che lo inseguivano. Se questi due fatti facessero parte
della stessa storia, sarebbe il dodicesimo morto da inseguimenti dal
2004 ad oggi nel torinese. Qualcuno di loro è stato ammazzato perché
non aveva i documenti, un altro perché aveva rubato delle bottiglie in
un supermercato, un altro perché fuggiva alle botte degli uomini in
divisa, altri poi perché vendevano sostanze illegali o perché
proletari e stranieri - e quindi sospetti. Per nessuno di loro ci sono
stati funerali di Stato, né cordogli addolorati e condivisi. Collera
sì, a volte in campo aperto, altrimenti soffusa. Nel nostro piccolo,
però, siamo sicuri che l’Angelo della storia, bocca ed ali aperte
nella catastrofe, li scorga tutti in mezzo alle rovine e pronunci i
loro nomi ad uno per inciderli nelle rabbie future che, noi e lui,
abbiamo alle spalle.
Porta
26 aprile. Nella notte, brucia la porta di un alloggio in un palazzo
della Falchera. Dentro, una famiglia di maghrebini che non ha dubbi:
si tratta di un attacco razzista.
Spifferi
28 aprile. Qualche migliaio di euro di danni e molti litri di bile per
i militanti de “La Destra” di Beppe Lonero, che hanno visto crollare
nella notte le vetrine della sede di corso Francia 35/b. «Non ci
faremo intimidire», ha dichiarato Lonero. Di non volersi fare
intimidire quelli de “La Destra” lo ripetono da un bel po’, ma sembra
vero piuttosto il contrario. Partiti in quarta il mese scorso
annunciando in pompa magna un corteo (contro la “violenza rossa”) che
sarebbe dovuto sfilare di sabato pomeriggio per le vie del centro,
hanno abbassato la cresta alle prime notizie di contro-presidi,
rimandando l’iniziativa ad una più tranquilla domenica mattina. Pure
il Congresso regionale del movimento giovanile, inizialmente indetto
nella sede dei repubblichini dietro al Ponte Mosca, l’hanno trasferito
zitti zitti in corso Francia - non appena si sono resi conto che in
mezzo al crocicchio che unisce Aurora con Porta Palazzo si sarebbero
trovati in pieno territorio nemico. Per non parlare delle magre figure
rimediate all’Università e a Chieri. Il nuovo millennio, almeno alle
nostre latitudini, sembra produrre fascisti non particolarmente
arditi, insomma. Semmai infreddoliti, visti gli spifferi che passano
dalle vetrine di corso Francia.



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