Su omicidi di stato e mobilitazioni - Uno sguardo ai compagni americani
Seguono comunicati e resoconti di mobilitazioni contro violenze delle forze dell'ordine e omicidi di stato, che nelle scorse settimane hanno coinvolto molti anarchici e antiautoritari negli USA.
Tra le morti più recenti, l'esecuzione sommaria di Oscar Grant, giustiziato nella metropolitana di Oakland il primo gennaio 2009, quella di Jack Dale Collins, "senzatetto" freddato dalla polizia di Portland il 22 marzo e quella di Aaron Campbell, afroamericano disarmato ucciso due mesi prima, hanno suscitato la volontà, nei nemici dell'autorità della costa ovest degli Stati Uniti, di organizzarsi per rompere il silenzio che, insieme al tacito assenso delle masse sottomesse, legittima e agevola la costante autoassoluzione dello stato omicida.
Gli omicidi di Grant, Collins e Campbell, non differiscono da quelli di Lonzi, Cucchi, Uva, Bianzino, Giuliani, Rasman, Frapporti, Calin, Eliantonio, solo per citarne alcuni. Cambiano i dettagli, i luoghi e le latitudini, elementi di scarsa rilevanza di fronte alla secolare e onnipresente violenza di stato.
Speriamo che questi resoconti e comunicati contribuiscano a rafforzare la volontà di affrontare la questione delle esecuzioni di stato e della brutalità della polizia come un problema sociale (e non di sola solidarietà ai familiari delle vittime) che necessita di iniziative esplicite, visibili e determinate, rompendo la placidità di aule di tribunale e iter processuali, indicando i boia, i loro sodali e i loro datori di lavoro.
Forse neanche i fuochi greci, innescati dall'assassinio di Alexis, bloccheranno il meccanismo di autoassoluzione dello stato, ma di certo rappresentano qualcosa in più rispetto a un educato monito di scoraggiamento o democratica indignazione, inutile a scalfire la repressione e da questa spesso preventivamente calcolato.
Le pratiche efficaci coniugano rabbia e pressione mirata, sono azioni di critica e denuncia, ma con un valore di "deterrenza", per usare un termine autoritario. Piccoli assaggi di "resa dei conti" o azioni dirette di controinformazione? Forse tutte e due le cose insieme.
Estratti dall'appello circolato per le giornate di mobilitazione dell'8-9 aprile 2010 nella West Coast:
"Le sole volte in cui la polizia è stata ritenuta responsabile per i propri omicidi, è stato quando abbiamo preso le strade e bloccato la routine. Seguendo la legge, restando pacifici e calmi non si è mai riusciti a fare pressione sulla polizia scoraggiandone la violenza, perché usare la forza sugli sfruttati, sugli oppressi e su chi la contrasta rientra nelle sue funzioni.
La violeza sbirresca è sistemica. Non è una questione di casi isolati o mele marce. Per questa ragione stiamo convocando una due giorni di azione lungo tutta la costa ovest. Il processo all'assassino di Oscar Grant è stato spostato a Los Angeles, dove il governo spera di strappare un'assoluzione. Il problema della violenza di stato si estende oltre le frontiere; solo estendendo la nostra solidarietà, da città a città, possiamo accumulare la forza per rispondere agli attacchi e dimostrare che non è un problema circoscritto.
La gente ha iniziato a impiegare tattiche diverse per resistere alla polizia. Dopo gli omicidi di Oscar Grant e Jake Dale Collins si sono innescate sommosse. A Portland, dopo l'ultimo assassinio, anonimi anarchici hanno sfasciato l'ufficio di un sindacato di polizia. Nella Bay Area un gruppo locale sta organizzando il blocco di una stazione della metro (BART – dove è stato ucciso Grant), a Seattle volantinaggi e presidi nel centro cittadino. Abbiamo bisogno di tutte le tattiche possibili."
Resoconto della mobilitazione di Seattle:
Venerdì 9 aprile, un centinaio di persone si è radunato presso il Seattle Central Community College per protestare contro la polizia e portare solidarietà a chi è stato arrestato per averla contrastata. [...]
Il corteo, che includeva un piccolo blocco nero, una banda musicale, un gruppo di giovani attivisti per i senza casa e altri, si è mosso verso l'area centrale di Capital Hill procedendo inizialmente sui marciapiedi. Lungo il tragitto verso il distretto di polizia, i partecipanti hanno più volte preso le strade e, dopo qualche blocco del traffico, una dozzina di agenti in bicicletta e 4 a cavallo hanno caricato per respingere i manifestanti sui marciapiedi. Durante l'ultima di queste cariche, contrastate con bidoni dell'immondizia fatti rotolare contro gli sbirri a cavallo o come barricata, la polizia in biciletta è intervenuta effettuando l'arresto "mirato" di almeno tre manifestanti, uno dei quali privo di sensi in seguito alle manganellate. Dopo aver cercato inutilmente di impedire gli arresti, il corteo ha deciso di ripercorrere il tragitto fino al luogo di partenza, prima di disperdersi.
Durante il percorso sono stati distribuiti migliaia di volantini, alcuni dei quali presentavano critiche anarchiche al controllo sociale, per l'abolizione del governo, delle carceri e delle forze dell'ordine; mentre un testo, intitolato "Qualcuno risponde al fuoco", raccontava di Christopher Monfort, attualmente sotto processo e in attesa di probabile condanna a morte in seguito all'arresto per l'incendio con ordigni di 4 auto della polizia e l'omicidio di uno sbirro di Seattle in un'imboscata; queste sue azioni avvennero, come riportato dai volantini lasciati sui luoghi degli oltre 22 attacchi, in risposta alla brutalità della polizia e alla diffusione di un video che riprendeva uno sceriffo mentre pestava una ragazzina di 15 anni in un luogo di detenzione.
Sfruttando questi fatti e la morte di un altro poliziotto, i media di Seattle sono riusciti a dipingere le forze dell'ordine come vittime, in uno sforzo per suscitare compassione per i nostri nemici in blu.
Alcuni passanti erano inizialmente confusi alla vista di un corteo contro la polizia, ma gli scritti, gli striscioni, i cori e i partecipanti erano lì a sottolineare come non siano i nostri eroi, ma i nostri nemici, e come la loro violenza sia un fatto quotidiano.
[video] http://www.youtube.com/watch?v=ZHrn5sSI0gM
* * * * *
A Portland, in Oregon, all'interno della due giorni di mobilitazione contro la brutalità della polizia, una cinquantina di compagni anarchici ha effettuato un blocco stradale nell'incrocio dove fu ucciso James Chasse (pestato a sangue e lasciato morire in una volante nel 2006).
Durante la notte i segnali stradali sono stati modificati dedicandoli a James, quindi intorno alle 17 i compagni hanno iniziato a delimitare l'area da occupare con nastro segnaletico e pedane di legno come barricate, rafforzate in seguito con l'ausilio di bidoni e altro materiale. La polizia, arrivata in forze ma a blocco già pronto, si trovò in grosse difficoltà a caricare sotto gli occhi dei circa 200 passanti interessati a seguire la protesta. Dopo un'ora di rumorosa interruzione del traffico, come prestabilito, i compagni hanno sciolto l'assembramento e si sono dispersi senza arresti.
[video] http://www.youtube.com/watch?v=UIwRliPFrZo
Altre mobilitazioni e azioni hanno avuto luogo a San Fransisco, Modesto, Olympia, Tacoma, oltre a quelle precedentemente descritte di Seattle e Portland.
Nella città di Olympia per esempio, durante un corteo un blocco nero ha distrutto le vetrate di una banca e di una impresa edile impegnata nella costruzione di un carcere; purtroppo 29 persone sono state arrestate.
A San Franciso un centinaio di persone hanno tentato di bloccare la stazione della metro, luogo dell'ultimo omicidio sbirresco, mentre a Modesto sono state sabotate diversi distributori di quotidiani, per contrastare l'appoggio dei media ai raid della polizia contro le prostitute.
Altre iniziative e raccolte di fondi stanno avendo luogo in questi giorni per supportare e solidalizzare con i compagni e le compagne arrestati nel corso di queste due giornate di lotta.
[informa-azione.info]



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