Sobre una huelga de hambre - Su uno sciopero della fame [scritto di Amadeu Casellas]
Su uno sciopero della fame
Sugli scioperi della fame ci sono molte teorie ed io penso che nemmeno i medici possano sapere ciò che può accadere o quali sequele possono lasciare in una persona.
Io ho fatto una cinquantina di scioperi della fame e fino ad ora non ho avuto sequele di alcun genere, suppongo che in parte sia dovuto all'aver avuto la fortuna di conoscere Miguel Brotons y Beneito, uno dei fondatori dei GRAPO, che ha partecipato ad uno degli scioperi della fame più lunghi dello stato spagnolo e presumo del mondo.
I GRAPO, quand'io ho iniziato con gli scioperi, mi hanno fatto pervenire una specie di manuale affinché, dopo uno sciopero, mi restassero poche sequele o comunque quelle lievi, visto che alcuni di loro hanno avuto conseguenze irreversibili. Questa cosa è servita affinché, in futuro, altri non dovessero soffrire quanto accadde a loro, al punto che alcuni persero la vita. La gente pensa che in uno sciopero della fame si soffre nei primi giorni e che il corpo può sopportare solo una o due settimane. Nulla di più lungi dalla realtà. Presumo che una persona affetta da qualche malattia, come il diabete, l'epatite, possa avere problemi ai reni, al cuore, al fegato e così via, e che non possa fare uno sciopero della fame. Immagino che in questi casi le conseguenze possano essere irreversibili. Per portare avanti uno sciopero della fame c'è bisogno che la persona sia cosciente di farlo e che le ragioni che lo spingono ad effettuarlo, siano considerate giuste.
Quando ho effettuato degli scioperi della fame, la prima cosa è stata quella di prendere coscienza, per diversi giorni, che li avrei portati avanti fino ad ottenere gli scopi che mi avevano spinto fin lì. Una volta iniziato, durante i primi 10 o 15 giorni, ti mantieni bene solo con 2 o 3 litri d'acqua al giorno, perché noi abbiamo residui di alimenti nel nostro stesso organismo e ciò che facciamo è pulirlo (ci sono naturisti che fanno digiuni periodici, proprio per pulire il corpo).
A partire da questi giorni devi effettuare un controllo della glicemia. E' molto importante, sia per il corpo che per il cervello, che tu abbia uno livello minimo di glucosio nel sangue perché, in caso contrario, si potrebbe entrare in coma o avere dei danni cerebrali. Una persona normale ha la glicemia a 120, più o meno, e scendere sotto i 50 è pericoloso. Io mi mantengo tra i 50 e gli 80, per evitare di entrare in coma o avere danni cerebrali. Nei primi 30 giorni la perdita di peso è molto grande, perché il nostro organismo si alimenta dei grassi accumulati nel nostro corpo, ma in seguito iniziano a comparire i sintomi dell'acetosi, perché il corpo si sta alimentando del tessuto adiposo e dei grassi dei muscoli accumulati. La perdita di peso diminuisce perché non abbiamo più grassi da perdere. Si ha la sensazione di nausea e di fiacchezza, ma se siamo mentalmente preparati non è una fase difficile da superare.
Dai 40 o 50 giorni, la fiacchezza e la debolezza sono forti e si ha la voglia di restare stesi a letto, ma non bisogna farlo. Ciò che bisogna fare è camminare affinché circoli il sangue ed arrivi bene al cervello. La quantità di zuccheri che bisogna assumere durante il giorno è di circa 40 grammi, più o meno. Altre sensazioni che si possono avere: insonnia, non poter né leggere né scrivere perché s'annebbia la vista. Ci sono giorni in cui il morale è così basso ed in questi casi ritengo sia molto importante che le persone che ti sono accanto ti incoraggino, in modo che tu ti senta sostenuto.
Lo sciopero della fame è veramente duro a partire dai 60 giorni perché non hai più grassi ed il corpo si autoalimenta dai muscoli. Ti fanno male le ossa, le articolazioni e ti senti molto debole, ma se continui con la mente lucida puoi proseguire. La quantità di acqua è la stessa, 2 o 3 litri al giorno e camminare per 30 minuti. Quando arrivi ai 70 giorni, i medici cercano a tutti i costi che tu smetta per le conseguenze: perché questo è il loro lavoro, ecc. Tu hai difficoltà ad alzarti e senti dolori per tutto il corpo. Non riesci a dormire, ma la forza continua ad essere nella tua mente e nelle persone che sono al tuo fianco. I medici, quando giungi tra i 70 e gli 80 giorni, sono soliti chiedere l'autorizzazione giudiziaria per l'alimentazione forzata: ti mettono un sondino buccale, ti legano e ti alimentano a forza. Io sono arrivato a 77 giorni senza alimentazione forzata ed ho smesso dopo aver raggiunto un accordo. Nei giorni seguenti, quando ho cominciato ad ingerire di nuovo alimenti, l'ho fatto con succhi di frutta e brodini. Successivamente, un po' di pasta e pollo lesso, poco a poco altri alimenti più solidi. Per molti giorni la sequela dello sciopero si è manifestata con un dolore molto forte dovuto alla perdita di massa muscolare, specie alle gambe. Non riuscivo quasi a camminare e mi si gonfiavano molto i piedi; ma con la forza di volontà, camminando e camminando, adesso il dolore inizia a diminuire.
Da quando ho concluso quest'ultimo sciopero della fame ad oggi sono trascorsi più di 30 giorni e continuo ad avere dolori alle gambe e mi risulta difficile dormire, ma è anche vero che ogni giorno che passa mi sento meglio. Il mio consiglio per le persone che decidono di intraprendere uno sciopero della fame è quello di essere coscienti e di aver ben chiaro ciò che si vuole. Secondo consiglio: bere molta acqua. Terzo: tenere la glicemia sotto controllo e camminare anche se costa farlo. Infine: non aver paura delle possibili conseguenze che potrebbero venire. Se si ha paura di queste, meglio non cominciare. Il corpo umano, assieme alla nostra mente, è la macchina più perfetta che ci sia.
Amadeu Casellas Ramón
Carcere di Martorell (Catalogna)
5 ottobre 2008



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