Saluti dalla Grecia

riceviamo e pubblichiamo

Sono cose vecchie, dell’altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. Il primo l’ha rapinata, arma in pugno. Il secondo dicono che l’avrebbe aiutato, prendendo in consegna il denaro. È accaduto in un piccolo paesino della Grecia, lo scorso 1 ottobre. E allora? Sono cose che capitano. E poi quello è un paese lontano, dalla lingua incomprensibile e intraducibile. A chi volete che interessi? Il rapinatore è Christos Stratigopulos, già arrestato e condannato qui in Italia una quindicina di anni fa per un’accusa simile. Scontata la pena, se n’è tornato in Grecia. Ricordato da pochi, sconosciuto ai più. L’altro arrestato invece è italiano, ed è Alfredo Bonanno. Sì, proprio lui; chi non ha mai udito il suo nome? Nel suo piccolo la notizia ha fatto presto il giro del mondo, rilanciata da molte agenzie stampa: «uno dei maggiori teorici dell’anarchismo insurrezionalista», «fra i maggiori ideologi dell’anarchia», «l’attivista e scrittore anarchico», «il latitante rapinatore anarchico internazionale», «il teorico della violenza rivoluzionaria»... è finito di nuovo dietro le sbarre. Sul posto si sono precipitati gli uomini dell’antiterrorismo, sia greco che italiano, pronti a sfruttare la ghiotta occasione. Gli elementi per imbastire un bel teorema ci sono tutti: un paese in cui ci sono ancora dei focolai ardenti dopo il grande incendio insurrezionale divampato lo scorso dicembre, un anarchico greco attivo nel movimento, un anarchico straniero noto per le sue teorie sovversive che girava il paese a far conferenze, una banca svaligiata.
Christos si è assunto la piena responsabilità del gesto, causato da problemi economici, negando il coinvolgimento di Alfredo. Ma il giudice, ovviamente, non gli ha creduto. Entrambi quindi restano in prigione. Il primo, perché ha osato allungare le mani sulla ricchezza piuttosto che rassegnarsi a crepare nella miseria. Per di più, è anarchico. Il secondo, perché... perché... perché forse ha aiutato il suo compagno. E di sicuro è anarchico. Tanto basta.
Sono cose vecchie, dell’altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. All’esterno si organizza la solidarietà. Si cominciano a raccogliere fondi, si preparano iniziative. Ma non solo. Ad Atene i due prigionieri ricevono gli esplosivi saluti del gruppo Cospirazione delle Cellule di Fuoco, che aveva appena disturbato l’incoronamento del nuovo premier ellenico. A Villejuif, Francia, c’è chi rende loro omaggio mandando in frantumi i vetri della locale sede del Partito Socialista. Una delle bellezze dell’anarchia è quella di non conoscere frontiere. E in Italia? Beh, qui ci si limita a comunicare la notizia, riportando fedelmente e freddamente le veline dei giornalisti. Nessun commento. Tacciono gli estensori dei comunicati virtuali quotidiani. Ammutoliscono gli zappatori del proprio orticello militante. Tutti zitti i piccoli strateghi delle giuste alleanze. Il movimento ormai è diventato una community, chi non ne condivide regole e linguaggio non esiste. Non ha titolo. Che a furia di inseguire le masse ci si sia dimenticati degli individui? Forse è meglio così. Meglio un sincero silenzio, se dinnanzi a un fatto simile non si sa più cosa dire, che un ipocrita chiacchiericcio solidale. Quello riserviamolo alle disavventure di stalinisti & ruderi vari. Oppure lasciamolo ad alcuni fascisti del terzo millennio, che su uno dei loro forum hanno reso “onore” ai due anarchici arrestati.
Sono cose vecchie, dell’altro secolo. Due anarchici vengono arrestati dopo un colpo in una banca. Il primo ha 46 anni, il secondo 72. Colpevoli o innocenti che siano, per il loro essere anarchici non hanno nemmeno l’attenuante della malattia infantile dell’estremismo. Testardi come sono, non hanno capito che oggi è tempo di cavalcare l’onda dei movimenti sociali, di presidiare chissà cosa davanti ai luoghi del potere, di fare gli assistenti sociali ai dannati della terra. No, non l’hanno capito. Il sogno che hanno nel cuore è troppo grande per adeguarsi al tic-toc dei tempi moderni.
Nessun perdono, nessuna pietà. Addio Lugano bella.
Lun, 19/10/2009 – 16:11
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