Roma - Un giorno, in un bosco...

Colti da improvvisa e inspiegabile insonnia, una decina di antispecisti decide di alzarsi prima dell'alba per una passeggiata nelle colline e nei boschi dei Castelli romani. C'è chi però ci ha preceduto: in mezzo alla selva troviamo un'altra decina di strani individui, vestiti in mimetica e armati di fucile, tutti con il naso all'insù. La prima impressione che ne abbiamo ricavato è stata quella di una recita teatrale in mezzo alla boscaglia (presumibilmente L'Idiota di Dostoevskij): abbiamo poi scoperto invece che questa decina di individui era dedita a un'insolita attività chiamata 'caccia'. Ben contenti di aver trovato compagnia nella nostra uscita domenicale, abbiamo iniziato a dialogare con i presenti.

Due i momenti chiave della giornata: prima quando uno degli individui in mimetica si è lanciato in un'approfondita analisi dell'attuale situazione geopolitica mondiale concludendo con una soluzione geniale (un lampo di luce nell'ottenebrata mente di noi comuni uomini della strada): "Indu sto paese ce vorebbe Musssssolini!"; poi il toccante racconto dell'incidente di caccia occorso allo zio di un altro di loro, purtroppo tragicamente deceduto "sott'a li mia occhi!!!".

Con nostro sommo dispiacere, dopo un proficuo e costruttivo scambio di idee, i nostri interlocutori hanno deciso di andarsene, borbottando insulti e minacce che però, siamo sicuri, non erano certamente rivolti a noi. Siamo così rimasti da soli a goderci il bosco e gli uccellini. Tuttavia un interrogativo è rimasto senza risposta: ma a cosa servivano quei fucili?

Fino alla liberazione animale, romantispecismo

Dom, 12/10/2008 – 21:34
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