Roma - Resoconto presidi AIP di sabato 22 e domenica 23
E' ancora giorno quando un paio di attivisti romani entrano nel negozio Max Mara di via Cola di Rienzo per distribuire i volantini ai dipendenti e per avvisarli dell'imminente presidio davanti alle loro vetrine.
La direttrice, una distinta signora di mezz'età, ci dà inizialmente tutto il suo appoggio, asserendo di appartenere ad una famiglia di vegetariani (?) e di essere totalmente d'accordo con la nostra causa, tanto da volerla sostenere in una riunione aziendale a Reggio Emilia.
Un po' dubbiosi iniziamo comunque a prepararci per il presidio: appendiamo lo striscione, tiriamo fuori tutti i volantini, proviamo i megafoni e qualcuno decide anche di aggrottare un po' le sopracciglia.
Non c'è nemmeno il tempo di gridare un intero slogan che la direttrice si precipita infuriata fuori dal negozio, minacciando di picchiare la ragazza al megafono. Gli agenti della digos, sempre presenti per la nostra sicurezza, tranquillizzano la signora e la rimandano dentro.
Continuiamo a volantinare, informare e gridare tra l'indifferenza e l'ipocrisia della gente, già intenta a cercare i regali di natale.
Qualcuno ci mostra la propria solidarietà (incluso un camionista di passaggio, col suo potente clacson!), qualcun altro il suo menefreghismo, altri ancora ci invitano a manifestare da un sacco di altre parti, senza ovviamente chiedere perché siamo arrabbiati proprio con Max Mara. Nel frattempo ci accorgiamo che le pellicce sono sparite dalle vetrine principali... tutte tranne una, inizialmente dimenticata in un angolino, cosa che non abbiamo mancato di far notare a chiunque passasse.
Ogni mezz'ora la direttrice esce fuori a controllare la situazione con scuse diverse: inizialmente decide di registrare i nostri slogan con il cellulare, poi si ripresenta promettendo denunce a destra e manca, infine accusandoci di "andare al ristorante cinese come tutti i ragazzi" (mah). Arriva infine l'ora della chiusura e ce ne andiamo soddisfatti, salutando la direttrice con la promessa di tornare presto a trovarla.
Decisamente meno invitante il "pubblico" di via dei Condotti, dove si trovano i negozi più d'elite della capitale. La strada (isola pedonale) è larghissima e decidiamo di sistemarci su tutti e due i marciapiedi, in modo da riuscire a volantinare il più possibile, piazzando uno striscione davanti alla vetrina del negozio presidiato e un altro sui gradini della chiesa (chiusa) di fronte.
Stavolta facciamo visita a Max&Co e la direttrice ha già avuto notizia della campagna; noi siamo un po' di meno, forse a causa dell'intenso freddo siamo circa la metà dei 40 attivisti presenti al presidio del giorno prima, ma possiamo gioire della presenza di un'attivista di Caserta e uno de L'Aquila, giunti apposta per il presidio.
Siamo tutti un po' scocciati e disillusi. I tanti passanti hanno fatto troppe compere, e le enormi buste impediscono ad pochi interessati di prendere anche un solo volantino. E' davvero umiliante porgere la propria mano per regalare un'informazione e ricevere in cambio, quando ti va bene, una spallata indisponente.
Tra le tante chicche della serata, una in particolare ci ha un po' allarmato: un attivista che ha invitato una ragazza a leggere il volantino per maggiori informazioni si è sentito rispondere "Che?? Leggere?? No, no! Troppo difficile!". Ci consoliamo però pensando ai complimenti ricevuti da una stilista "fur free" di passaggio e al numero davvero esiguo di persone entrate nel negozio; infatti, appostati proprio davanti all'ingresso, riusciamo a dissuadere quasi tutti i potenziali clienti convincendoli a fare i propri acquisti altrove.
Sugli Ave Maria dell'imminente messa serale, si è chiuso il nostro presidio. Ora lavatevi le coscienze. Amen.
fino alla liberazione animale, antispeciste e antispecisti romane/i



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