Resoconto dei compagni degli arrestati a Bologna

Per l'assemblea pubblica del venerdì 19 ottobre 2007, ore 21 presso l’XM-24, via Fioravanti

Attenzione, di “normalità” si può morire

Sui disordini di P.zza Verdi e dintorni nella notte del 12 ottobre 2007 e sull’accettare come normale ciò che normale non è

Tutto l'assurdo è così dannatamente normale che la stampa, imbeccata dalla polizia, può permettersi di riferire come una reazione di alcune menti esaltate l’opporsi al sequestro, da parte delle forze dell'ordine, di una ragazza semplicemente addormentata per strada. Come è appunto considerato un fatto “normale”, questi sgherri dovevano prenderla e consegnarla agli infermieri dell’ambulanza per “somministrarle” un bel TSO (per chi ancora si ostina a non saperlo si tratta di un trattamento sanitario obbligatorio, quindi contro la volontà di chi lo subisce).
Ricordiamo di passaggio che sono passati solo pochi mesi da quando un ragazzo è morto in un reparto di Diagnosi e Cura dell'ospedale Maggiore dove la polizia era intervenuta per ridurlo all'obbligo della cura. Questa è la normalità a cui vogliamo abituarci? Polizia in ospedale!
Quello che maggiormente preoccupa è che, nonostante la completa idiozia della ricostruzione mediatica di quello che è successo in P.zza Verdi, le menti dei lettori, impigrite da anni di sottomissione a ogni genere di sopruso e porcheria elargiti da miserabili potenti da cui si lasciano governare, probabilmente nemmeno noteranno l'assurdità della notizia.
Intanto perchè già il reagire è ormai fuori moda, poi il dormire in strada non è certamente un comportamento civicamente accettabile ma, soprattutto, chi metterebbe in dubbio che la polizia stava avvicinando una ragazza stesa a dormire con l'intento di aiutarla se non dei ragazzi così crudeli da impedire un tal umanitario soccorso? Addirittura si dice che questi scalmanati volessero tirarla giù dalla barella, chissà se poi avrebbero infierito su di lei ... magari lasciandola lì a dormire in pace?
Quella notte invece è successo che qualcuno non è stato in silenzio mentre la polizia procedeva alla pulizia delle strade dal degrado, questa volta rappresentato da qualcuno che si era impudentemente assopito all'aperto pretendendo, contro la sua volontà, di ficcarlo in un'ambulanza non per soccorrerlo ma per toglierlo di mezzo con un ricovero coatto e qualche potente cocktail di psicofarmaci che lo rimettesse prontamente in riga, proteggendo così la salute pubblica. Poi, inferocita per l'ardire mostrato dai ragazzi, la polizia ha chiamato rinforzi e sei volanti sono arrivate per catturarli e pestarli in strada sotto gli occhi degli abitanti della zona che, pare, si sono indignati per quello che succedeva ma che poi, prontamente, si sono rinchiusi nelle loro case e nella pochezza di ciò che è rimasto loro da difendere. Non li si è visti unirsi agli amici e compagni dei ragazzi pestati che nei giorni seguenti hanno continuato a portare in giro per la città il racconto di quello che era successo.
Dei 5 fermati, poi arrestati, tre ragazzi sono in carcere alla Dozza e le due ragazze agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni.
Avvertendo che la mancanza di solidarietà e il silenzio omertoso dava loro mano libera, i tutori dell'ordine militare cittadino, nei giorni successivi, hanno continuato a infierire perquisendo case alla ricerca di manette improbabilmente sparite quella notte durante la caccia ai riottosi. Quando poi qualcuno si è azzardato a esprimere solidarietà con pericolose scritte sui muri di qualche palazzo di pregevole demenza è stato a sua volta arrestato: cinque sono gli “scatenati” portati in questura, tratti in arresto e processati per direttissima con condanne da 4 mesi a 10 mesi con foglio di via dalla città senza condizionale per nessuno, nemmeno per gli incensurati. Per delle scritte di solidarietà! Due dei ragazzi sono ora nel carcere cittadino e gli altri tre fuori.
I cittadini che hanno privilegi da difendere, quelli che non hanno niente ma si lasciano convincere che il loro problema sia la sicurezza, coloro non sanno rivendicare che ghetti per lo svacco decerebrato, quelli che tacciono sempre e comunque, tutti insieme partecipano alla costituzione di quello stato di polizia che sembra essere l'ultima risorsa per mantenere saldo l'ordine costituito.
Sindaco e questore gareggiano a chi ha i requisiti e i mezzi più spietati per ridurre la città a un cimitero. Polizia e psichiatri fanno da braccio armato di manganelli e psicofarmaci. La questione sicurezza è la fregatura per i disgraziati che invece di lottare per scacciare i quattrinai e riprendersi tutto si fanno imbavagliare dalle fregnacce sulla paura di uscire di casa, degli immigrati, degli investimenti stradali e di chi più ne ha più ne metta.
È tempo che ciò che viene solo mormorato, ovvero che più polizia e più controllo sono la soluzione totalitaria della democrazia, che l’aria della città puzza solo di privilegi, che l'insoddisfazione, il malessere, l'indifferenza, la disgregazione sociale colpisce tanti, smetta di essere tale e diventi un voce chiaramente distinguibile.
Non deve essere “normale” che la gente venga presa per strada e messa sotto TSO, che chi si frappone venga arrestato, che gli immigrati vengano continuamente irrisi, provocati dalla polizia e troppo spesso prelevati per chiuderli nei Centri di Permanenza Temporanea, che ci muoiano dentro a questi lager, che chi non ha il permesso di soggiorno lavori sotto minaccia di denuncia o non venga nemmeno pagato, che non si possa stare nelle strade a bere, a fumare, a parlare o anche solo a mangiare (a Verona è vietato mangiare all’aperto), che ci sia bisogno di così tanti soldi per vivere da subire qualunque genere di ricatto lavorativo e via di seguito.
Non può essere “normale” che tutti i giorni al Tg parlino di bombardamenti e di centinaia di morti ammazzati da democratici in trasferta con la fregola di appropriarsi di qualunque risorsa serva loro per far soldi, e che questi orrori quotidiani non arrivino nelle nostre case come dei pugni nello stomaco.

I governanti parlano della necessità di usare il pugno di ferro contro qualunque comportamento non in linea con gli interessi loro.
Bene, loro lo stanno usando.
C’è qualcuno dall’altra parte?
Perché, o ci si sveglia adesso o ci beccheremo vite da passare dentro un mondo circondato da filo spinato.

PS: il 17 ottobre un ragazzo è stato arrestato a Lugano per una scritta sul muro del consolato italiano in solidarietà con gli arrestati di Bologna. Il giorno dopo è stato scarcerato.

Gio, 18/10/2007 – 16:46
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