Ravenna - Un sacco di parole tra le quali "morto ammazzato non compare"

riceviamo e diffondiamo:

UN SACCO DI PAROLE TRA LE QUALI “MORTO AMMAZZATO” NON COMPARE
Sull’omicidio di Pasqua;  sullo Stato di polizia a Ravenna come altrove; sulla reazione dei vivi

Giornali e cori indignati d’ogni colore e tipo si sono chiesti perché siamo scesi in piazza lunedì 16 aprile a Ravenna nonostante fosse esplicitamente vietato; molte le voci che ci hanno dipinto come “anarchici rissaioli e anacronisti”, molti i volti della miseria umana che alberga i cuori e le menti di una società sempre più simile a un gregge di servi volontari, frustrati e presuntosi.

C’è un morto per le strade.
Quelle strade di Ravenna in cui un’auto di ragazzi non ha obbedito all’ALT intimato dai carabinieri: il perché? Non ci pare rilevante, non tanto quanto un cadavere sull’asfalto e la pretesa legittimità dell’assassino ad uccidere. La realtà è che il mondo che viviamo (o subiamo) ogni giorno è un mondo in cui persone armate di pistole e impunità possono uccidere nelle strade e questo pare normale, anzi, addirittura giustificato da un’ansia morbosa di “sicurezza” e rispetto della “legalità”.
Questa è la traduzione di queste due parole: un ragazzo di 27 anni investito da 15 pallottole perché non rispetta un “FERMATI!” intimato da un uomo che veste una divisa e un’intera città (giornali, Facebook, opinione pubblica, sindaco, prefetto, partiti) che solidarizzano con l’assassino e infangano, pure da morto, l’assassinato.

Questa volta era un tunisino (la feccia migrante, quella che spaccia, stupra, ruba, abbrutisce le strade, quella che puzza di dopo barba scadente e birra), tante altre volte erano italianissimi (Cucchi, Aldrovandi, Bianzino, Giuliani etc), la prossima volta potrebbe essere tua figlia, tuo fratello, il tuo moroso.
Potresti essere tu.
Perché non importa di che etichetta vesta chi sta dalla parte sbagliata della canna, l’importante è che per mantenere l’ordine e la sicurezza dei ricchi un esponente delle “forze dell’ordine” può uccidere.
Facce di bottegai inorriditi di fronte all’impudenza sfacciata dei fratelli tunisini che senza chiedere permessi scendono in strada (con fotografie, cartelli e slogan…non con manganelli, scudi, manette e pistole) per urlare la propria sofferenza, ma nessuno di questi “onesti cittadini” ha pianto una perdita umana irreversibile e non emendabile per legge.
Facce disgustate e terrorizzate quando un gruppo di anarchici è sceso in strada senza permesso (con striscione, megafono e slogan…non con manganelli, scudi, manette e pistole) per solidarizzare con i fratelli tunisini, contro degli assassini e per scongiurare il pericolo che un assembramento fascista (termine sorpassato? Ditelo ai camerati di Forza Nuova che se lo rivendicano) inzozzasse ancora di più le strade già macchiate di sangue per chiedere ancora più repressione e mano ferma verso i “delinquenti”.
Cosa volete? Che sparino coi bazooka la prossima volta?!

È evidente che abbiamo priorità diverse.
Per noi (ah, sì, gli anarchici-antagonisti-centri sociali-balck bloc-insurrezionalisti se volete altri nomi chiedete ai giornalisti) è insopportabile appassire in un mondo in cui per denaro si stupra la Terra con tunnel super veloci per super ricchi, ci si abbuffa di schifo da Mc Donalds mentre crepano di fame e promesse centinaia di uomini al giorno , si vietano assembramenti nelle piazze per “ordine pubblico” (più di 5 individui insieme a gruppo nelle strade), si uccide un ragazzo per la strada e nessuno muove un dito se non per digitare sul social network più cliccato la propria solidarietà agli “eroi in divisa”.
Se a sparare fosse stato uno qualsiasi, uno come me o te, cosa avreste fatto a parte invocare una santa crociata per stanare il pericoloso assassino e punirlo più che si può?!
Evidentemente abbiamo priorità molto diverse se noi siamo disposti a farci caricare sulle camionette, manganellare, denunciare, sequestrare per ore in questura, identificare, allontanare dalla città (i “fogli di via” di cui si parla sono una misura del codice penale fascista che vieta a chi ne è colpito di entrare nel comune dal quale è stato emesso…giusto perché “fascismo” è termine sorpassato!) pur di  non sentirci morti in quanto arresi ad un mondo ferocemente diseguale e repressivo  e agli interessi schifosi che lo muovono.
Abbiamo priorità molto diverse perché un permesso di carta per un corteo firmato da una questura non conta niente di fronte a una vita umana spezzata dalla stessa  mano che dovrebbe firmarci il foglietto; abbiamo priorità diverse perché il vostro decoro urbano e le vostre vetrine sgargianti sono agghindate col sangue di chi lavora per noi dall’altro capo del pianeta e per noi è una priorità abbatterle, per voi specchiarvici.

Abbiamo vite molto diverse perché in questo mondo di carceri, fabbriche-lager, leggi asfissianti, quartieri-dormitorio, giornate trascinate nella ripetitività della noia, governi di idioti che distruggono ciò che è vivo per banconote noi vogliamo lottare. Ad ogni costo  e magari convincere qualcuno che il silenzio e l’immobilità a cui ci siamo rassegnati sono scelte di complicità.
Abbiamo prospettive molto diverse perché mentre a Pasqua voi avete visto i cristi risorgere noi abbiamo visto i poveracci ammazzati…e la rabbia è tracimata in azione mentre la vostra indignazione ha spinto un po’ più in là la soglia che ci fa dire che abbiamo cuori molto diversi.

- Anarchici e Anarchiche -

Ven, 27/04/2012 – 16:03
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