Ravenna - Ancora repressione e razzismo

riceviamo e diffondiamo:

Ieri, sabato 28 aprile, un gruppo di antirazzisti ha svolto un volantinaggio al mercato cittadino di Ravenna per affermare nuovamente che l'omicidio del tunisino Hamdi Ben Hassen, avvenuto la notte di Pasqua dopo un inseguimento con la polizia che ha aperto il fuoco, non è un semplice fatto di cronaca nera.
La situazione che si vive a Ravenna, con le varie comunità straniere ospiti in città, è sempre più tesa ed il clima sempre più avvelenato da proclami razzisti e intolleranti.

Come se non bastasse, negli ultimi tempi la Questura di Ravenna ha esacerbato gli animi emanando una serie di pesanti provvedimenti nei confronti di chi si oppone a questo clima di tensione: un mese fa controlli a tappeto e diffide per gli attivisti NOTAV che intendevano manifestare contro la CMC; lunedì 16 aprile schedatura e foglio di via per i partecipanti al corteo non autorizzato in risposta ai fascisti di Forza Nuova; l'ultima settimana è stato notificato a 3 attivisti l'obbligo di presentarsi in Questura per ricevere dei provvedimenti di avviso orale; mentre nella giornata di ieri la Questura ha ordinato delle pesanti restrizioni per il volantinaggio al mercato: dal divieto di posizionarsi in certe aree al divieto di esporre striscioni senza un'autorizzazione preventiva da parte della Digos, che ne doveva valutare i contenuti. Tra l'altro è stato emanato anche il divieto di esporre qualunque tipo di vessillo o immagine lesivi dell'autorità. Per ogni infrazione di questi assurdi divieti vi era la minaccia di denunce e ritorsioni sul piano legale. Tutto ciò per noi è inaccettabile.

Ad ogni modo siamo riusciti a svolgere il presidio: il volantinaggio è andato bene ed abbiamo esposto uno striscione prodotto sul momento e recante la scritta: “Il razzismo e l'indifferenza uccidono come proiettili. Solidali con i migranti”, raccogliendo l'approvazione di parecchie persone che transitavano nella piazza.

Di seguito il testo del volantino distribuito:

Hamdi è stato ucciso. Una città intera lo ha giudicato colpevole. Dal nostro posto di privilegio, di cittadini di serie A, bianchi, con un posto di lavoro, con i documenti in regola, ai quali il diritto di cittadinanza non può essere revocato qualunque legge infrangiamo, è facile ergersi a giudici, sconfinare in prese di posizione becere e razziste quando non si ha nulla da perdere.
La paura dei migranti ha portato molti a considerare ogni straniero un criminale e questa situazione ha ovviamente portato Hamdi alla disperazione. La città avrebbe reagito in tutt'altra maniera se ad essere ucciso fosse stato un ragazzo bianco, magari con precedenti, magari anch'egli timoroso di rimanere senza patente dopo aver bevuto a Marina di Ravenna.
Il bisogno di “legalità” e “sicurezza” è un sentimento indotto da chi vuole fomentare odio nella popolazione per impedirle di vedere il vero problema di questa società: la schiavitù volontaria ad un sistema economico, ad un sistema di controllo, di repressione, di sfruttamento. Questa adesione acritica alla legalità porta a giustificare la morte di un uomo come semplice “incidente di percorso” in difesa di essa.

Le violenze dei “tutori della legge” e le morti nelle questure, nelle caserme, nelle carceri e nei CIE hanno cadenza quasi settimanale. Alcuni esempi recenti:
- a Ravenna in febbraio i giornali registrano due episodi di violenza subìti da una somala ed un tunisino in seguito a controlli da parte della polizia
- a Firenze tra gennaio e febbraio muoiono in questura Youssef Sauri e R'Himi Bassem;
- a Bologna la procura ha addirittura dovuto nelle ultime settimane far luce su alcuni poliziotti che picchiavano e rapinavano gli spacciatori nordafricani, mentre un altro agente pretendeva prestazioni sessuali in cambio del permesso di soggiorno;
- a Milano dove un vigile urbano ha ucciso, sparando nella schiena a Marcelo Gomez Cortez e dove 4 poliziotti sono stati accusati di omicidio colposo per la morte di Michele Ferrulli, avvenuta il 30/6/2011 in seguito al pestaggio subìto dopo un fermo;

A Ravenna la vergognosa presa di posizione di istituzioni e cittadini che si considerano la “parte sana” della città non è stata niente altro che un atteggiamento razzista e irrispettoso nei confronti del dolore di parenti e amici di Hamdi nonché della vita stessa, considerata sacrificabile ad arbitraria disposizione di chi fa rispettare la legalità.
La comunità tunisina ha reagito con accese manifestazioni spontanee che le istituzioni cittadine hanno avversato, ma la rabbia non può essere soppressa, la rabbia è l'unica arma che rimane agli ultimi per gridare contro le cause della loro oppressione.
Quando i neonazisti di Forza Nuova hanno indetto un corteo lunedì 16 aprile per affermare un messaggio razzista su questa vicenda, alcuni antifascisti si sono mobilitati per impedire che la città non subisse questo attacco alle prospettive di convivenza che si stanno faticosamente affermando in Italia e che incarnano l'eredità più alta della Resistenza partigiana. Tuttavia le forze dell'ordine hanno bloccato tale mobilitazione ed hanno portato in Questura i partecipanti, mostrando così quanto ormai la Repubblica sia distante dalle pratiche che animarono chi lottò contro il fascismo.

RAZZISMO E SILENZIO UCCIDONO QUANTO I CARABINIERI
FASCISTI E BENPENSANTI SONO COMPLICI DI MORTE

Antirazzisti Ravenna
Spazio Sole e Baleno - Cesena
Equal Rights - Forlì

Lun, 30/04/2012 – 20:09
tutti i contenuti del sito sono no-copyright e ne incentiviamo la diffusione