Op. Ardire - Testi distribuiti a Genova in solidarietà con prigionieri/e

Riceviamo e diffondiamo alcuni testi solidali con i prigionieri e le prigioniere dell'Op. Ardire, diffusi a Genova durante
un presidio di solidarietà svoltosi il 2 luglio.



"Si richiede la vostra attenzione"
in formato pdf



LA REPRESSIONE INSEGUE, LA RIVOLTA E' ADESSO!

Sono ormai troppi anni che i media cercano di mettere le nostre vite all'angolo, spossessandole di ogni strumento di autodeterminazione, attraverso lo spauracchio della crisi finanziaria e di emergenze di ogni tipo, reali o realizzate ad arte. Lo scopo è duplice e non certo esclusivo di questo periodo storico: da un lato legittimare il sacrificio ulteriore in termini di vita venduta o regalata ai padroni per garantirgli il mantenimento del privilegio economico; dall'altro la costrizione costante di cedere ogni autonomia personale o di gruppo delegando la gestione delle proprie vite allo Stato ed ai suoi apparati al fine di assicurargli la sua posizione di potere legittimo.

Ma mentre la televisione spara notizie ad una velocità disarmante e i giornali blaterano di cifre e leggi sconosciute ai più, la vita reale prosegue e le cose accadono realmente. Così solo abbandonando la vita mediatica è possibile conoscere il contesto sociale in cui viviamo.
Accade che alcuni, più di altri, diano dimostrazione di essersene resi conto in maniera concreta e decidano di non assistere passivamente allo “spettacolo”: “pare”, così, che ogni tanto le popolazioni, dalla Val Susa a Terzigno, si rivoltino contro le nocività imposte dai governi e dalle aziende; che i C.I.E. vengano bruciati dagli stessi reclusi; che le persone nelle città occupino case e spazi e le difendano con la forza e la solidarietà diretta; che operai e studenti occupino i luoghi della loro quotidiana “detenzione” interrompendone la specifica alienazione quotidiana; che le strade di Roma, almeno una volta all'anno, vengano messe a ferro e fuoco e le forze dell'ordine vengano attaccate e scacciate da folle inferocite; che gli aguzzini di Equitalia siano messi sotto scacco da continui attacchi, esplosioni di rabbia e minacce; che uomini, luoghi e simboli del potere politico ed economico vengano colpiti e presi di mira.
Chiaro, tutto questo non è tollerabile! A maggior ragione in un momento come questo quando il contagio appare un rischio concreto! Durante periodi così difficili di depressione economica, la nascita di movimenti di protesta e il diffondersi di agitazioni in seno alla società sono endemici, ma tutto quanto avvenga attraverso il fermo rifiuto della delega e l'utilizzo dell'azione diretta è inammissibile.
Quindi, come fermare tutto ciò? Facile, esiste apposta, si tratta della repressione nel suo aspetto più oscuro: il carcere che legittima socialmente la propria esistenza attraverso la creazione di paure, supposti pericoli ed emergenze.
Ed ecco qua l'EMERGENZA TERRORISMO: alle 4 della mattina del 13 giugno un'operazione denominata “Ardire” emessa dalla procura di Perugia, ideata dalla già nota (per i suoi deliranti teoremi antianarchici in Umbria e per il caso Meredith) PM Manuela Comodi e coordinata dall'ancora più famoso (per essere un trafficante di kalashnikov e cocaina nonché vicecomandante dei ROS durante il G8 di Genova) generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, porta in tutta Italia a più di 40 perquisizioni, 24 avvisi di garanzia e 10 arresti (di cui uno anche a Genova) contro esponenti dell'area anarchica ritenuta più intransigente.  L'accusa è il ritrito articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo.
Così, curiosamente, lo Stato dopo averci terrorizzato tutti con  ricette “lacrime e sangue”, con gli eserciti nelle città, in Val Susa e all'Aquila, a sterminare popolazioni in giro per il mondo, con le morti nelle strade e nelle carceri per mano di sbirri e secondini e relative campagne mediatiche, cerca ora di orientare la paura e l'insicurezza di tutti verso i suoi nemici dichiarati, storicamente colpevoli di aver sempre alzato la testa.
Al di là di ogni ulteriore considerazione e analisi, sembra che talvolta i fatti parlino da soli. Chi è il nemico della libertà, delle nostre sicurezze e delle nostre vite è ormai sotto gli occhi di tutti. Ovunque qualcuno ha già deciso di difendersi e di attaccarlo, ognuno a modo suo e con chi vuole, coi propri limiti e le proprie passioni. Chi vive nella vita reale non ha bisogno di tante parole demistificatorie.

Che questa tendenza rimanga viva, che si continui nel tentativo di autorganizzarsi per vivere, per difendersi e contrattaccare chi ce lo vuole impedire. Che si agisca senza delega alcuna, né allo Stato, né ai partiti, né ai sindacati, né a nessun altro. Che la propria lotta viva delle proprie motivazioni e non del discredito di quelle altrui.
Che sparisca della faccia della Terra qualsiasi centro di detenzione.


SOLIDARIETA' AGLI ARRESTATI, INDAGATI E PERQUISITI NELL'AMBITO DELL'OPERAZIONE ARDIRE.

TERRORISTI SONO LO STATO, GLI ESERCITI, LE FORZE DELL'ORDINE E I MEDIA CHE LI SUPPORTANO.




CONTRO IL TERRORISMO MEDIATICO E DELLO STATO

Da sempre il ruolo rivestito dai media è stato quello di creare e gestire l'opinione pubblica. Creare in modo attento l'informazione di massa sulla base di scelte precise rispetto alla tipologia, ai tempi ed alla qualità delle notizie divulgate.
Non solo il ruolo stesso dell'apparato mediatico è quello di filtrare la comprensione della realtà sociale che ci circonda, ma il giornalismo e la televisione sono parte integrante del dominio. Preparano il terreno con artificiosi allarmismi per le operazioni militari e le operazioni repressive in genere e ne giustificano pubblicamente l'operato.
Rispetto a questa funzione dei media è esemplare l'operazione repressiva contro gli anarchici nominata “Ardire” che porta nella mattina del 13 giugno a 40 perquisizioni, 24 avvisi di garanzia e 10 arresti, uno anche qui a Genova. L'articolo di accusa è il 270bis, associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Oltreché il solito, ma non poco fastidioso e fazioso meccanismo dello sbattere il mostro in prima pagina, in questo caso la spettacolarizzazione mediatica degli eventi ha creato un forte avallo e legittimazione all'operazione, colmando la  reale inconsistenza del teorema accusatorio.
Non ci stupisce che in un clima sociale in crescente agitazione come quello che stiamo vivendo, lo Stato intervenga. In una situazione che da forti segnali di potergli sfuggire dalle mani, di fronte ad un'economia che non riesce a sostenersi, fatta di speculazioni e calamità da gestire,  lo Stato procede al rafforzamento della militarizzazione dei territori, per mantenerli entro i ranghi del suo controllo e della sua gestione.
Dopo aver terrorizzato con con diverse strategie, da quella della tensione a quella della fame, da quella del ricatto a quella della gogna, lo Stato cerca di orientare la paura e l'insicurezza di tutti verso chi apertamente, con rabbia e determinazione si dichiara contro questo sistema e  si schiera in modo diretto contro il dominio.
Quando le persone, dopo la perdita delle proprie sicurezze e delle libertà democratiche cominciano a trasformare la propria esasperazione in rabbia, e la propria rabbia in ribellione, creando momenti di rottura all'ordine sociale attraverso l'azione diretta, il potere stringe la morsa repressiva farcendo il codice di procedura penale e l'ordinamento penitenziario di nuovi e fantasiosi articoli di limitazioni della libertà e criminalizzazione assoluta dell'opinione, del  pensiero oltreché dell'azione, nel timore della sua riproducibilità.
Essendo nei suoi interessi, il potere cerca di frammentare, categorizzare,  isolare, fomentare la guerra fra poveri, schiacciarci ed impoverirci a livello  umano e sociale, dentro alle galere, e fuori come in un grande carcere a cielo aperto.
Di fronte a questo non possiamo che riconfermare la nostra avversità a questo sistema marcio che vacilla, nell'impegno costante al suo rovesciamento, lontani dalle logiche dei distinguo e delle prese di distanza, funzionali al potere.
La repressione e il terrorismo mediatico non fermeranno le lotte così come non riusciranno ad estinguere la solidarietà a chi lotta contro questo ordine di cose.
La nostra solidarietà  va ai perquisiti, indagati ed  arrestati.

LIBERTA' PER GABRIEL, MARCO, PEPPE, SERGIO, KATIA, ALESSANDRO, PAOLA, GIULIA, ELISA e STEFANO.

Alcuni anarchici a Genova




CHI SONO GLI UNTORI
Lo scorso maggio due fatti di cronaca hanno occupato le prime pagine dei giornali:
La bomba nella scuola di Brindisi, che ha causato la morte di una ragazza e ne ha ferito altre tre , il ferimento dell’ A.D. dell’Ansaldo Nucleare Adinolfi.
Da tutti i giornali vengono erroneamente definiti entrambi gesti terroristici, ma se questo è vero per il primo, dove un uomo colpisce a caso coinvolgendo gente estranea ai suoi deliri, seminando il terrore in città; nel secondo caso viene colpito un personaggio pubblico con delle responsabilità ben precise, in quanto promotore dell’ attuale programma nucleare italiano, senza coinvolgere altre persone.
Se per l’attentato alla scuola vi è stata subito una reazione spontanea della popolazione, scesa in piazza i giorni successivi con un corteo di decine di migliaia di persone, perchè sentitasi realmente colpita da qualche cosa di non identificato che la sovrastava, lo stesso non è avvenuto per il ferimento  del manager genovese.
Nonostante la chiamata da parte di partiti e sindacati ad una mobilitazione di massa contro il “terrorismo” l’affluenza è stata minima, poichè la maggior parte della popolazione non si è evidentemente sentita coinvolta e nemmeno impaurita da questo tipo di attacco (pur non approvando necessariamente il gesto), essendo esso indirizzato ad un persona precisa e non ad una massa indiscriminata.
Non vi è da stupirsi se in momenti come questi, dove il dissenso popolare viene sempre più spesso espresso, seppur in diverse forme, date le sempre più precarie condizioni di vita, il potere cerchi di riattirare a sè più gente possibile parlando di terrorismo là dove nessuno si terrorizza e sfruttando il terrore vero per infondere nuovamente insicurezza ed additare possibili responsabili alla pubblica piazza anche tra chi viene considerato nemico dello Stato. Per questo non ci stupiamo se agli inizi di giugno vengono arrestati dieci e perquisiti quaranta anarchici con l’accusa di associazione  sovversiva con finalità terroristica, fantasiosamente  accusati d’aver contribuito indirettamente alla realizzazione d’alcuni attentati dal 2009 in poi, rivendicati dalla federazione anarchica informale. Le motivazioni di questi arresti si basano sulla gestione di siti internet di controinformazione, e sulla corrispondenza di alcuni degli indagati con detenuti anarchici.
Ma che cos’è il terrorismo? É quando subisci qualcosa che ti sovrasta completamente facendoti sentire impotente: guerre, catastrofi nucleari, devastazioni che personaggi come il nostro manager contribuiscono ampiamente a realizzare – ma anche la reclusione nelle carceri e nei centri di detenzione per immigrati, la militarizzazione del territorio, le condizioni di vita sempre più insostenibili.
Ormai è sempre più sotto gli occhi di tutti che è questo intero sistema ad essere marcio e che si conserva solamente grazie ad un meccanismo di repressione e manipolazione mediatica.

Solidarietà  a Peppe, Elisa, Alessandro, Katia, Giulia, Francesca, Gabriele e Marco.

LIBERI TUTTI! TERRORISTA E’ LO STATO



Gio, 05/07/2012 – 13:49
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