Ondata repressiva nei confronti dei migranti - Rassegna stampa | Aggiornato
Per contrastare questa nuova tendenza invitiamo a leggere il report dell'assemblea antirazzista tenutasi a Milano e a partecipare alle iniziative a Torino sabato e a Trento venerdì e lunedì
fonte lastampa
Proposta di An a Torino: troppi problemi, non più el 10 per cento in ogni aula
Troppi bambini stranieri nelle classi di certi quartieri. Con le famiglie italiane che cercano lontano da casa scuole meno multietniche, preoccupate che la preparazione dei figli sia rallentata. Il problema - sentito a Torino come nelle altre grandi città - è stato sollevato ieri dall’onorevole Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An, e dal capogruppo in consiglio comunale Roberto Ravello, con una mozione di accompagnamento al bilancio che a breve Ghiglia trasformerà in risoluzione parlamentare. An chiede che nelle scuole materne comunali (a Torino accolgono 9 mila bimbi su 20 mila) non si superi il tetto del 10% di alunni stranieri.
«La questione tocca tutto il Paese e per questo porrò il problema anche in Parlamento - dice Ghiglia, padre di due bimbi piccoli -. È evidente che per dare pari opportunità a tutti e non far crescere una generazione di “stranieri in Italia” sia indispensabile limitare il numero dei bambini stranieri in ogni classe. A casa hanno genitori che non parlano l’italiano e che non li possono seguire nei compiti: ecco perché nella mozione torinese chiediamo un docente di sostegno, cioè di aiuto all’integrazione, ogni due allievi stranieri».
Per Ghiglia è necessario prendere decisioni concrete e costose. «Dobbiamo evitare - osserva - il dramma delle banlieue. Siamo criminali, se tagliamo risorse in questo campo. A prescindere dal colore del governo». Ricette? «Dobbiamo distribuire gli stranieri dove non ce ne sono con un servizio di minibus. In alternativa, dobbiamo moltiplicare le scuole nei quartieri a maggiore concentrazione. Si può fare un censimento dei locali comunali o privati non utilizzati». Parallelo, l’incremento dei docenti. «Altrimenti capiterà ancora più spesso ciò che accade oggi: gli italiani lasciano certe scuole e così pure molti stranieri che iscrivono i figli a scuole private. Del resto, se ci sono classi con il 55-60% di ragazzi le cui famiglie non parlano italiano, il timore che la scuola non tenga il passo di una preparazione adeguata: è ovvio».
A Torino l’assessore alle Risorse Educative, Luigi Saragnese, snocciola cifre «difficili da distribuire. Oggi il 22% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. La presenza di studenti di origine non italiana nella scuola dell’obbligo è del 20%. A Torino si contano solo 7-8 scuole elementari che sono sotto il 10%». Saragnese ha appena incontrato le scuole della Circoscrizione 7, che ha il 34% di studenti non italiani. «Qui abbiamo una scuola dell’infanzia comunale con il 95% di stranieri e un nido con il 64%. È difficile non tenere conto del luogo di residenza delle famiglie. Tra l’altro, una legge degli Anni 80 ha eliminato la “zonizzazione”, il criterio in base al quale ci si doveva iscrivere nella scuola più vicina a casa. Oggi c’è libertà di scelta».
Di fronte al fatto che Ghiglia bacchetti chi non vuole investire, Saragnese sorride. «Il costo degli insegnanti è esorbitante. A Torino, in questo momento di bilanci limitati, cerchiamo il dialogo con il governo per trasferire allo Stato, che ne ha la competenza, una parte delle scuole materne comunali. Costano 66 milioni l’anno. Stipendi soprattutto. Ma il dialogo non decolla». E conclude: «Dobbiamo tenere presente che gran parte dei bambini stranieri parlano italiano benissimo. Semmai hanno gli stessi problemi che avevano negli Anni 70 i bambini del Sud: strumenti culturali della famiglia limitati, difficoltà sociali ed economiche».
fonte corriere.it
Interventi in forze della polizia locale in collaborazione con Atm
Immigrazione, controlli a tappeto sui mezzi
Da tre giorni, sulla circolare 90/91 e sui tram, gli agenti irrompono e portano via col cellulare o bus «sbarrati» chi non ha i documenti
MILANO - Giro di vite della polizia locale contro l'immigrazione clandestina? Sta di fatto che da tre giorni i cittadini notano controlli a tappeto sui mezzi pubblici, svolti in collaborazione con Atm, con partecipazione massiccia di agenti che chiedono i documenti, fanno scendere gli immigrati non in regola e li portano via con furgoni cellulari o addirittura autobus con grate ai finestrini. I controlli ci sono sempre stati, ma non con queste modalità massicce, tanto che alcuni cittadini hanno chiamato i giornali per far presente il fatto.
IL TESTIMONE - «Gli agenti sono saliti sul tram in forze - racconta un testimone - e hanno controllato i documenti a tutti gli stranieri o presunti tali. Poi quelli che non li avevano sono stati fatti scendere e messi in fila vicino a un muro, in attesa di essere tarsferiti». Secondo indiscrezioni, i controlli sarebbero stati eseguiti per la prima volta con queste modalità, anche se un servizio di tutela del trasporto pubblico esiste da tempo, e avrebbero riguardato le linee più affollate e frequentate da extracomunitari, come la circolare filotranviaria 90/91. Stamani i controlli sono avvenuti in piazza XXIV Maggio, in zona Ticinese, su un tram.
«NON E' UNA NOVITA'» - «Stiamo facendo tutta una serie di controlli in città, sui mezzi pubblici come nelle aree dismesse e in quelle più genericamente occupate da clandestini. Ma l'attività sui mezzi pubblici non è certo una novità», ha dichiarato il comandante della Polizia locale di Milano, Emiliano Bezzon. «Un nucleo che si occupa appositamente di sicurezza sui trasporti pubblici, l'Nttp, esiste da tempo - ha detto Bezzon - Di solito contrasta reati come il borseggio, ma non è raro, come in questi controlli, che si trovino stranieri espulsi o ricercati».
70 SENZA DOCUMENTI- Una settantina, finora, le persone senza documenti che sarebbero state fatte scendere e controllate per strada. Decisamente meno, invece, le persone identificate dall'Ufficio immigrazione della Questura di Milano che tra ieri e la mattinata di oggi ha preso provvedimenti (decreti di espulsione o denunce) su una quindicina di persone.
LA CARITAS: «EMBLEMATICO» - Il controllo dei documenti «è normale e legittimo», ma quanto sta avvenendo a Milano è emblematico di quanto potrebbe accadere se si darà ai sindaci il potere in materia di ordine pubblico: si creerebbe una situazione di disparità, da Comune a Comune, di alcuna efficacia. Lo ha detto Francesco Marsico, vicedirettore della Caritas Italiana, secondo il quale a Milano «sembra si stiano facendo già delle prove» dei provvedimenti del governo ancora all'esame del Parlamento. L'applicazione delle eventuali norme «a macchia di leopardo» risponde a «logiche di consenso locale, non di sicurezza».
29 maggio 2008
fonte adnkronos
IMMIGRATI: CASSAZIONE, VANNO ESPULSI ANCHE SE CONTROLLO DOMICILIARE E' SENZA MANDATO
GIRO DI VITE SUI CLANDESTINI, LA P.G. DURANTE LE INDAGINI PUO' FARE IRRUZIONE IN CASA
Roma, 29 mag. - (Adnkronos) - I clandestini devono essere espulsi dal nostro Paese anche se i controlli a domicilio delle forze dell'ordine vengono effettuati, nel corso di indagine, senza un mandato. Il giro di vite nei confronti degli immigrati irregolari viene operato dalla Cassazione (Prima sezione civile, sentenza 13863) che sottolinea come gli accertamenti svolti dalla Polizia Giudiziaria nel corso del "compimento di indagini" non violano le norme sul domicilio anche se avvengono senza mandato di perquisizione.
fonte adnkronos
IMMIGRATI: MANGANELLI, OPPORTUNO ADEGUARE IL NUMERO DEI CPT
TROVARE NUOVI MECCANISMI PER I NULLAOSTA, RIGORE SU CONCESSIONE ASILO
Roma, 29 mag. - (Adnkronos) - E' ''opportuno'' l'adeguamento numerico dei Centri di permanenza temporanea per immigrati (che cambieranno denominazione in Centri di identificazione ed espulsione) ''se si vuole contrastare l'immigrazione clandestina. Aprire la strada ad un vero contrasto dell'immigrazione clandestina, anche attraverso la rimodulazione del numero dei Cpt, e' indispensabile e richiedera' risorse, tempi ed impegno''. E' quanto ha sottolineato il prefetto Antonio Manganelli, capo della polizia, in un'audizione di fronte alle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato.
fonte larepubblica firenze
L´anteprima - Voci da Roma danno in pole position la Donati
Il Centro di permanenza in una caserma dismessa
Niente più che un´ipotesi, niente di deciso, niente che sia già sui tavoli ministeriali, ma i «rumors» raccolti nei corridoi della politica romana aprono la strada alle prime possibili localizzazioni in Toscana dei Cpt, i centri di permanenza temporanea degli immigrati che si chiameranno Cie, centri per l´identificazione e l´espulsione degli stranieri clandestini. Si faranno in tutte le regioni, in caserme dismesse, da risistemare senza interventi radicali ha spiegato nei giorni scorsi il ministro dell´interno Maroni dopo un incontro con il ministro della difesa La Russa. Da questa decisione sono iniziati a circolare delle indiscrezioni sulle possibili dislocazioni in Toscana. In vantaggio per il tipo di struttura, sarebbe la caserma Donati di Sesto fiorentino. Ma in ballo potrebbe esserci anche la caserma Gonzaga di Scandicci, ex Lupi di Toscana. Ipotesi diverse potrebbero aggiungersi - esempio la caserma di Firenze Sud, vicino a Rovezzano - non appena il gruppo misto di lavoro dei due ministeri (Interno e Difesa) si metterà a un tavolo a fare il censimento delle possibili sedi e poi andranno a visitare le varie regioni. Intanto da Scandicci il Comune chiarisce che non ha alcuna intenzione di ospitate un Cpt, anzi vuole proseguire nella via degli accordi con la polizia per riunire nella caserma ex Lupi di Toscana, alcune strutture della questura.
Anche i vertici della regione Toscana che rischiano di essere scavalcati dalle decisioni romane, non gradiscono affatto una struttura-carcere di questo genere sul proprio territorio.
Il presidente Claudio Martini non cambia posizione a proposito dei Centri di permanenza temporanea anche se vengono chiamati in un altro modo e ribadisce la sua contrarietà ricordando che l´Europa «lo considera un modello fallito». Martini sottolinea anche che l´idea di trattenere fino a diciotto mesi una persona all´interno di queste strutture «supera di gran lungo la permanenza media in un carcere». Comunque sia, anticipa, «dovrà essere il governo a scegliere dove effettuarlo e a trattare direttamente con i sindaci, io non ne voglio sapere». Il presidente toscano parlando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa, non sembra preoccupato di veder realizzato un centro per le espulsioni in Toscana, ma mette alcuni puntini: «intanto deve essere fatta una legge». Un modo per dire che dovrà passare un po´ di tempo e che non sarà una questione facile. In ogni caso, lascia al governo la scelta di dove realizzarlo: «Dovranno loro attivarsi per cercare un luogo e scegliere».
fonte la Provincia pavese
Il prefetto: «Vigiliamo sulle nozze miste»
«Oltre ai casi clamorosi ve ne sono altri»
Le indagini difficili Ora si controllano i documenti esteri
Sindaci e carabinieri lavorano insieme [...]
