Nuovi giornalisti all'ultima boiata

fonte panorama

Nuovi estremisti all’ultima crociata

La vittoria del centrodestra alle elezioni del 13 e 14 aprile e la scomparsa dal parlamento della Sinistra l’Arcobaleno hanno mandato in fibrillazione un’altra sinistra, da tempo in attesa di rialzare la testa, dopo le inchieste che l’hanno disarticolata. È quella sotto processo in questi giorni a Milano (alla sbarra 17 militanti del Partito comunista politico militare, Pcpm, ritenuta l’ala movimentista delle nuove Brigate rosse) e a Bologna (il 1º luglio ci sarà l’udienza preliminare), dove il pm Paolo Giovagnoli accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo (i Carc, dalla cui scissione è nato il Pcpm), per il tentativo di costituire il nuovo Partito comunista italiano, una formazione clandestina.
Frange estreme, su cui ancora indaga, per esempio, la Digos di Milano, che il trionfo elettorale di Silvio Berlusconi ha ringalluzzito, tanto che in un documento, disponibile su internet, firmato da quattro militanti del Pcpm e intitolato «Elezioni 2008: il capitalismo non si può riformare, si deve abbattere», si legge: «La disfatta della sinistra cosiddetta radicale crea, alla stessa borghesia, il problema della mancanza di controllori, quello di un possibile sviluppo incontrollato delle lotte e quello di uno spazio politico aperto che può venire occupato dalla linea della rivoluzione proletaria».
Per questo gli aspiranti rivoluzionari stanno infittendo l’agenda di nuovi appuntamenti e iniziative. Annotati con crescente preoccupazione dagli analisti del nostro antiterrorismo (dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione ai carabinieri del Ros) che temono sia in arrivo l’autunno più caldo degli ultimi anni.
Per esempio, nello scorso finesettimana chi voleva protestare contro il pacchetto sicurezza del ministro dell’Interno Roberto Maroni od opporsi al decreto per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, o magari sfidare la «repressione carceraria», aveva solo l’imbarazzo della scelta. Venerdì 30 maggio era in programma una «cena di solidarietà e controinformazione», organizzata dall’associazione Parenti & amici degli arrestati del Pcpm; sabato 31, davanti al carcere di Ferrara, si poteva partecipare a un presidio in favore di Vincenzo Sisi, ex sindacalista e presunto brigatista (si è dichiarato «prigioniero politico») o andare a Torino per protestare davanti al centro di permanenza temporanea (Cpt) per la morte di un clandestino. Domenica 1° giugno l’appuntamento era a Napoli per la marcia contro la discarica di Chiaiano. Poche decine di persone (30) a Ferrara, 200 a Torino, qualche migliaio a Napoli.
Durante le manifestazioni (Panorama era presente in Romagna e Campania) sono stati distribuiti documenti dal tono minaccioso e sono state sventolate bandiere rosse, da quelle del Sindacato lavoratori in lotta (organizzazione legata ai Carc) a quelle del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (alcuni attivisti vivono in Italia), il cui braccio armato sono le sanguinarie Brigate Abu Alì Mustafà. C’erano anche gli striscioni del Centro popolare occupato Gramigna di Padova, in prima linea nella campagna di solidarietà agli arrestati del 2007 (tra questi Davide Bortolato, attivista del cpo) o di Soccorso rosso internazionale, l’organizzazione svizzera che tiene unite tutte le anime sovversive d’Europa. Incontri preceduti dalla manifestazione nazionale antifascista del 17 maggio a Verona e dagli scontri all’Università La Sapienza di Roma tra giovani dei collettivi e militanti di Forza nuova. In attesa dello sbarco nella capitale, l’11 giugno, di George W. Bush.
Che il momento venga considerato propizio dagli estremisti si è capito anche nel tribunale di Milano, dove i militanti del Pcpm, arrestati 16 mesi fa, continuano a fare politica dalle gabbie. Provano a leggere comunicati, arringano i simpatizzanti in aula, sono convinti ci sia nuovo spazio per i loro progetti. Ritorna il tema dell’entrismo che i presunti brigatisti avevano ampiamente enunciato sulla loro rivista clandestina Aurora, ponendo come obiettivo l’ingresso sia nelle «situazioni operaie» sia in quelle di «movimento» (prospettando una saldatura tra no global anti Usa e tute blu).
Argomenti rilanciati a Ferrara, dove è giunta, soprattutto da Padova, una trentina di militanti. Una ragazza con il megafono ha spiegato a gran voce che le battaglie contro carceri e Cpt uniscono anarchici e comunisti e che le masse devono ribellarsi alle discariche. Quindi ha affrontato una tematica molto cara al Pcpm: quella sindacale. Per il manipolo di manifestanti il nemico è la Cgil, colpevole di aver tentato di costituirsi parte civile al processo di Milano: «Non è bastato ai loschi figuri, funzionari e dirigenti sindacali, Epifani in testa, aver fatto licenziare compagni e parenti, aver espulso delegati eletti dai lavoratori» ha gridato la donna, citando un volantino. In fondo Sisi avrebbe garantito alla Cgil «25 mila euro di tessere» e quindi, ha chiesto, «chi ha leso chi?».
La crepa che gli estremisti, compresi gli autoconvocati di Ferrara, provano ad allargare è quella che divide la maggioranza della Cgil dai metalmeccanici Fiom (a cui erano iscritti cinque degli arrestati del Pcpm), in particolare sul tema dei contratti nazionali. Non basta, i duri cavalcano le proteste ecologiste, contro Tav, basi militari, rigassificatori e discariche.
Per esempio, alla manifestazione di Chiaiano erano presenti in forze i militanti dei Carc, fondati da Giuseppe Maj, 69 anni, condannato l’anno scorso in Francia per «associazione di malfattori per la fabbricazione e l’utilizzo di documenti falsi», senza l’aggravante del terrorismo.
Lungo il corteo i militanti dei Carc hanno distribuito la loro rivista Resistenza. In prima pagina si legge: «La lotta di Chiaiano ha aperto la strada! La repressione e le leggi speciali della nuova banda Berlusconi non fermano la resistenza popolare». Sullo stesso numero poi passano al contrattacco e annunciano la prossima pubblicazione di «un dossier con le biografie, le imprese, i “meriti” della cricca che ci accusa. Sarà il preparativo del grande processo che prepariamo a loro, se l’esito dell’udienza preliminare sarà il rinvio a giudizio». Una minaccia che gli investigatori non sottovalutano.
A preoccupare gli analisti non ci sono solo i gruppuscoli di ispirazione marxista. Dopo 15 mesi di silenzio e l’introduzione delle nuove norme anticlandestini, si temono attentati dei bombaroli della Federazione anarchica informale (Fai), nemici storici dei Cpt. Intanto nei giorni scorsi sul sito Informa-azione è stato messo all’indice il medico che si è occupato degli inutili soccorsi al clandestino morto a Torino: nome, indirizzo e numero di telefono sono finiti online.
Uno scontro con lo Stato acuito dalla «repressione»: il 29 maggio in Toscana sono stati arrestati tre anarchici accusati dalla procura di Firenze di aver compiuto una rapina di autofinanziamento nel giugno 2007. Secondo gli inquirenti, il gruppo andrebbe collegato alle Cellule di offensiva rivoluzionaria, a cui, negli anni scorsi, sono stati attribuiti diversi attentati. Alcuni in nome di Marco Camenisch, guru ecologista e «anarcocomunista» di origini svizzere, toscano d’adozione. In passato ha subito due condanne definitive (in tutto 22 anni di pena) per alcuni attentati e una sparatoria. Nel 2002 è stato estradato in Svizzera per subire due processi per omicidio. A maggio, dal carcere di Regensdorf, presso Zurigo, ha inviato una lettera che incita alla «resistenza nucleare», proprio mentre il governo Berlusconi propone la reintroduzione dell’energia atomica. «Abbiamo bisogno di una resistenza, rottura, di un nuovo risveglio e punto di partenza sociali, che siano causali, integrali, orizzontali e ampi» ha scritto. Probabilmente sarà questo uno dei fronti più caldi dei prossimi anni.

Dom, 08/06/2008 – 21:31
tutti i contenuti del sito sono no-copyright e ne incentiviamo la diffusione