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Sul processo per l'occupazione della Croce Rossa di Torino

By informa-a
Creato 07/05/2007 - 10:28

Un questore, la polizia, qualche magistrato, la Croce Rossa ed alcuni amanti della libertà.

Il 15 dicembre scorso tre amanti della libertà si barricano nell'ufficio stampa della Croce Rossa Italiana, a Torino. In un comunicato pubblico [1] dichiarano che non usciranno finché «la dirigenza regionale della Croce Rossa non si impegnerà formalmente e per iscritto a rinunciare alla gestione del lager di Corso Brunelleschi.» Una quindicina di persone, intanto, si ritrova sulla porta dell'edificio dove improvvisa un presidio contro i Centri di Permanenza Tempora­nea per immigrati senza documenti (Cpt).

Nessun dirigente della Croce Rossa si degna di dare risposta né di intavolare trattative: vie­ne lasciata mano libera alla polizia che, dopo un paio d'ore, riesce a sfondare la porta. Gli oc­cupanti vengono fermati e quindi, su richiesta esplicita del questore, arrestati; i partecipanti al presidio identificati e denunciati a piede libero. Dopo tre giorni il giudice ordina il rilascio dei detenuti, a patto che questi si presentino quotidianamente a firmare i registri della polizia, la quale dovrebbe, in questa maniera, «saggiare la disponibilità dei tre al rispetto delle regole e quindi pure delle norme penali.».

Dopo qualche tempo la magistratura conferma l'obbligo di firma in commissariato – pur non più quotidiano – per questi stagionati idealisti che hanno sì dei buoni argomenti a favore della propria causa ma che calpestano le leggi per affermarla. Perché, chiosano i giudici, quan­do la Legge e senso del giusto sono in conflitto, è sempre la Legge a dover prevalere.

Ora, a cinque mesi di distanza, si sta per aprire il processo contro gli occupanti della Croce Rossa e presto si aprirà quello contro i partecipanti al presidio contro i Cpt. In queste udienze si parlerà molto poco di come si sono svolti i fatti che vengono addebitati loro. Si parlerà so­prattutto di quanto sono infami luoghi come i Centri di Permanenza Temporanea per immi­grati senza documenti e di quanto sia ignobile chi li gestisce e ci guadagna sopra. Ed ancor di più, si parlerà di Legge e di amore per la libertà, di «rispetto delle regole» e di senso del giusto. Come sempre nelle aule di tribunale, è quasi scontato che alla fine prevarrà la Legge – e l'in­giustizia con lei.

Un questore, la polizia, qualche magistrato, la Croce Rossa ed alcuni amanti della libertà: questi i prota­gonisti della nostra storia. Ciò che hanno fatto in questi mesi è presto detto.

Dopo aver ordinato l'arresto dei tre occupanti della Croce Rossa, il questore ha continuato a mostrare i muscoli in onore della Legge: retate su retate per i poveri, sgomberi per gli abusivi di ogni razza, fogli di via ed avvisi orali per chi protesta ed alza la voce.

I poliziotti hanno vigilato sui ribelli e bastonato i poveracci, come da contratto. Qualcuno ha pensato bene di integrare lo stipendio ripulendo le case e le tasche di alcuni immigrati, ma si è fatto prendere con le mani nel sacco. Altri lo fanno ancora impunemente, in mezzo alla strada.

I magistrati, loro, hanno continuato a formulare sentenze, ad agitare codici, regolamenti e chiavistelli. In spregio ad ogni senso del giusto, come al solito, ad ogni sussulto di libertà.

In buon accordo con la Legge, la Croce Rossa piemontese ha continuato a lucrare sulla de­portazione degli stranieri senza documenti. Guadagno che raddoppierà dal luglio prossimo, in­sieme al raddoppio del Cpt.

Ostinatamente convinti che non ci si può dire liberi se non quando tutti sono liberi, i ribelli di allora hanno continuato a calpestare le leggi ogni volta che lo hanno ritenuto opportuno, fa­cendo tutto quel poco che era nelle loro forze per combattere le ingiustizie che hanno visto in­torno a sé. Tra una firma e l'altra in commissariato, ovviamente.

Scarica i comunicati in italiano, inglese e francese [2] o in arabo [3]


Vi invitiamo ad assistere all'udienza del processo contro i tre occupanti della Croce Rossa Piemontese,

che si terrà

Lunedì 14 di maggio 2007, alle Ore 9
al Palazzo di Giustizia, aula n. 80. Cso Vittorio Emanuele, 130 Torino


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