Cagliari - No border Sardegna - 2° puntata
Martedi' 9 Dicembre 2008
Presidio e scontro in prefettura, migranti e antirazzisti sgomberati dalla polizia.
Sabato 13 Dicembre 2008
Seguito della vicenda e conclusione del racconto: la lotta, almeno in parte, paga.
Ci eravamo lasciati Martedi' sera, al presidio sotto la prefettura, che, dopo la violenta carica della celere, era andato ingrossandosi all'esterno dell'edificio.
Alle sette di sera l'onorevole regionale Caligaris, responsabile della commissione diritti civili, aveva proposto una mediazione: quella di coprire almeno le spese di viaggio dei rifugiati. Su questa base il presidio era stato tolto e circa 25 migranti si erano apprestati a trascorrere la notte in un ricovero di fortuna in attesa di verificare il giorno dopo se la promessa sarebbe stata mantenuta.
La novita' e' che nella notte i prigionieri algerini in attesa di rimpatrio al cpa di Elmas per l'ennesima volta si ribellano, distruggono il piano rimasto agibile, cercano di evadere, causando il blocco dell'aeroporto per diverse ore. Gli scontri sono violentissimi.
Il giorno dopo due attiviste antirazziste salgono nell'ufficio regionale della Caligaris per capire gli sviluppi, mentre tutti gli altri attendono in strada. L'onorevole afferma che il comune di Cagliari ha stanziato quella stessa mattina 10.000 euro per risolvere immediatamente la situazione e che li ha affidati alla Caritas, che dovrebbe impiegarli seduta stante per reperire alloggi e biglietti.
Peccato che i responsabili Caritas (tale don Marco, etc.) risultino irreperibili per tutto il corso della giornata. Migranti e antirazzisti si recano allora all'ufficio diocesano di ascolto per gli stranieri, dove, naturalmente, affermano di non saperne nulla. La sera, telefonicamente, l'onorevole Caligaris rassicura: Angela Quaquero, assessore provinciale ai servizi sociali, avrebbe preso accordi direttamente con don Marco, assicurandosi che tutti avrebbero trovato un alloggio per la notte e i famosi biglietti per il giorno dopo. Nessuno di questi responsabili e' pero' reperibile.
Durante il giorno, nel frattempo, un gran numero di altri rifugiati ricevono i documenti e vengono sbattuti fuori dall'hotel-prigione e dal cpa, privi di ogni risrorsa, per cui, la sera, dopo il pasto alla mensa caritas, c'e' una folla di 50 migranti in mezzo alla strada che non sa dove trascorrere la notte, e degli alloggi e dei biglietti promessi non c'e' manco l'ombra. Una trentina di attivisti antirazzisti e studenti sono con loro e i responsabili caritas continuano a essere fantasmi. La Caligaris al telefono afferma “stiamo cercando una scuola o una palestra da aprire”, poi all'ennesima chiamata, consiglia alla ragazza che insiste di “andare a dormire e di smettere di preoccuparsi”.
Arrivano due auto di municipali a presidiare l'ingresso della mensa e degli alloggi della caritas, casomai ai migranti non balzasse alla mente l'idea di entrare per trascorrere la notte al caldo e al riparo dalla pioggia.
Arrivano anche un uomo e una donna, lei dice di essere una operatrice della Caritas, lui l'avvocato Pitzalis, dicono di essere alla ricerca dei rifugiati per parlargli: - Eccoli, parlate, anche loro volevano sapere di questi fondi di cui la Caritas dovrebbe disporre per il loro viaggio e/o il loro alloggio – A quel punto la donna afferma di non saper nulla dei fondi, di essere li, non come rappresentante della Caritas , ma come privata cittadina e non le viene da dire proprio nulla ai migranti, percio', subito dopo i due battono in ritirata.
I migranti finiscono di nuovo tutti al rifugio di fortuna, dove molti dovranno dormire in terra con un po di cartone e senza neppure una coperta.
Siamo stati presi in giro per l'intera giornata. Stabiliamo che tutti: rifugiati, attivisti antirazzisti e studenti, l'indomani a mezzogiorno, ci saremmo spostati assieme sotto i portici del palazzo regionale in via Roma per rimanerci a oltranza, accampandoci per la notte e affrontando tentativi di sgombero se necessario. Il nostro modo di ricordare agli onorevoli le loro promesse e fare in modo che vengano mantenute.
La mattina di Giovedi' invece la situazione si sblocca, un responsabile Caritas convoca in gran fretta i rifugiati, e chiede una lista coi nomi di chi deve partire. Subito i rifugiati cercano di organizzarsi e di approfittare di questa piccola opportunita' rappresentata da un biglietto per la nave Cagliari-Civitavecchia (unica tratta possibile proposta) che gli consente almeno di allontanarsi dall'isola dove erano stati deportati 5-6 mesi prima.
Prima della partenza un gruppo di migranti viene portato alla fiera, ad un improbabile festa dal titolo “un giorno per l'immigrato” organizzata dal comune di Cagliari, dall'ANOLF (associazone nazionale oltre le frontiere) e da un'istituto della CISL (IAL, istituto per l'addestramento dei lavoratori). Il giorno dopo i giornali locali parleranno di questa festa e dei biglietti pagati dalla Caritas (senza mai citare i fondi stanziati dal comune), come se tutto fosse dovuto alla generosita' e alla pieta' di queste organizzazioni.
In realta' ben sappiamo che quei miserabili biglietti di nave li abbiamo dovuti strappare con una lotta che e' costata braccia spezzate e caviglie ingessate (quella del fotografo dell'unione sarda), altro che spontanea generosita'!
Al porto, sotto lo sguardo ostile e risentito (per i soldini sborsati?) degli uomini caritas migranti e militanti antirazzisti si sono salutati con un po di commozione. Sono partiti in 48, uomini che hanno conosciuto la guerra, che hanno perso i loro compagni lungo il cammino, tra le sabbie dei deserti e le onde del mediterraneo. Uomini che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi, a fianco dei quali abbiamo avuto il privilegio di condurre una lotta, ai quali auguriamo una miglior fortuna. Ci mancheranno.
Si scopre infine che uomini caritas, volontari delle “assocazioni”, e frequentatori vari della “zona grigia”, hanno approfittato dell'occasione per fare una montagna di promesse ai rifugiati. Hanno fatto loro balenare la possibilita' di ottenere non solo un alloggio per la notte ma, in prospettiva, addirittura una casa e un lavoro. Sulla base di queste promesse una buona parte di loro sceglie di non partire Giovedi'. Inutile dire che si ritroveranno tutti a trascorrere la notte nel solito, freddo, rifugio di fortuna, e che molti prenderanno la nave nei giorni successivi.
Il fatto e', come ricorda l'onorevole Pisu nella sua interrogazione del 20 Novembre 2008, che e' prossima la scadenza (entro Dicembre) per la richiesta di fondi al Fondo nazionale per le politiche ed i servizi dell'asilo, finalizzati a finanziare i progetti degli enti locali a favore dei rifugiati. Si tratta insomma della cosiddetta “seconda accoglienza” (la prima sarebbe quella al cpa di Elmas) che dovrebbe occuparsi dei rifugiati dopo il loro periodo di semi-detenzione. L'odore dei fondi mette in agitazione la zona grigia delle “associazioni del volontariato”.
L'impressione e' che ciascuno vorrebbe accapparrarsi il “suo” gruppetto di immigrati e tenerselo da parte in attesa che il suo “progetto” venga finanziato. In questa trepida attesa i migranti si dovrebbero pero' adattare a sopravvivere tra rifugi di emergenza e mensa del povero, ma questo non rientra nei loro piani. Per questo i piu', dopo aver dato credito alle promesse al massimo per qualche giorno, ripartono verso il continente, alla ricerca di amici, parenti, compagni e di una opportunita' di vita e di lavoro autonomo e libero.
Notizia dell'ultimora di radio-lager. Dopo rivolte e proteste, il cpa all'aeroporto militare di Elmas, semidistrutto, e' quasi vuoto. Pare che la direttrice Loredana Danese, sul libro paga della Connecting People-Consorzio Solidarieta', sia gia' partita per Lampedusa, a fare un altro carico umano. Il business delle deportazioni non puo' conoscere soste, ne va del profitto. “Piu' sono e meno costano” diceva Carlo Tedde, presidente del Consorzio Solidarieta', nella sua intervista (Unione Sarda 30/9/08). Brown sugar – all around the world, ricordano i Rolling Stones. Ci aspettano altri giorni difficili, altri giorni di rivolte e di lotte.
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No border Sardegna
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Solidarietà dalle femministe anarchiche
Viviamo in quella parte del mondo opulenta e fortificata, perché la sua opulenza e la parte più ingiusta del privilegio vuole difendere. Quella parte del mondo che riempie stampa e tv di donne e bambini (fanno più pena) senza possibilità di sopravvivenza e, dietro una pietà ipocrita, si maschera da non responsabile. Ecco perché gli affari più gettonati del millennio si chiamano solidarietà e, ancora una volta, nascondono prigionia e discriminazione.
Siamo per una società senza frontiere, senza confini e privilegi da difendere. Pensiamo alla libertà di movimento come il modo più sensato di vivere su questa palla schiacciata sui poli. Per questo vogliamo sostenere ogni lotta che va in questa direzione: le rivolte nei cpt, ogni evasione da ogni galera, l’aspirazione a migliorare il proprio destino e aumentare le possibilità di scelta per la propria esistenza. Per questo alcune di noi, insieme agli attivisti del no border Sardegna, martedì mattina erano affianco dei rifugiati politici eritrei e ivoriani che, con un presidio davanti alla prefettura di Cagliari, intendevano smascherare la finta solidarietà offertagli dallo stato italiano e pretendevano differenti condizioni di accoglienza. Se i rifugiati conservavano ancora qualche pia illusione sulla democrazia, l’hanno persa in fretta. Il presidio è stato caricato dalla polizia. Una nostra compagna ha rimediato una frattura scomposta al braccio. Altre attiviste e altri attivisti hanno avuto diverse contusioni.
La nostra più attiva solidarietà va alla nostra compagna, all’assemblea no border Sardegna, a chiunque lotti per la propria libertà di movimento, condizione indispensabile per l’autodeterminazione.
Iniziamo con il divulgare qualche nome e cognome, tra quelli che consideriamo responsabili dell’ affare “solidarietà”, così come diffuso nel volantino no border Sardegna.
FEMMINISTE ANARCHICHE - CAGLIARI
No Border – Sardegna
Chi vive sulla pelle degli immigrati ovvero chi fa i soldi con CPT e simili in Sardegna Oltre ai “funzionari” di Stato, gli sciacalli sono tanti e fra questi ricordiamo l’Associazione EMDR Italia per il “Disturbo Post-Traumatico”, alcune ditte di corriere per i trasporti... ma la fetta grossa va al...
Consorzio “Connecting People” di Trapani presidente Giuseppe Scozzari (Consorzio Solidalia - Trapani) vicepresidente e portavoce Orazio Micalizzi (Consorzio Il Nodo - Catania)
Il Consorzio che gestisce già altri “centri di prima e seconda accoglienza” in Italia è una cordata di cooperative creata ad hoc solo per gestire strutture come i CPT, i CID o simili. Ha vinto l’appalto per la gestione del CPT di Elmas. L’organizzazione appartiene al gruppo operativo Cgm, uno dei più grandi consorzi di cooperazione sociale in Italia. Fa parte dei due consorzi anche il Consorzio “Solidarietà” che ha ricevuto l’incarico di gestire il Centro di Elmas...
“Solidarietà” (a noi stessi) Consorzio Cooperativo Sociale a r.l. di Cagliari presidente Carlo Tedde – E’ il manager della solidarietà. Specula su tutto e tutti.
Vicepresidente Cristina Sanna - L’ultimo schiaffo l’ha dato al “Setar” a un rifugiato che aveva “osato” discutere un suo “ordine” insensato. Indicata dai profughi come “la peggiore fra i carcerieri”.
Direttrice del Centro Loredana Danese - Ha già lavorato nel CPT“ Serraino Vulpitta” di Trapani (la sua città) dove nel 1999 morirono in un rogo 7 persone e da allora è stato un succedersi di rivolte, l'ultima il 4 novembre i prigionieri gridavano <>.
Il consorzio, prende dalla Prefettura circa 30 euro al giorno per immigrato escluse le cure mediche. Considerando che i posti sono 220, a pieno “regime” fanno circa 2.250.000 euro l’anno. L’unica “Solidarietà” che fanno è verso loro stessi.
Il consorzio, prende dalla Prefettura circa 30 euro al giorno perimmigrato escluse le cure mediche. Considerando che i posti sono 220, apieno “regime” fanno circa 2.250.000 euro l’anno. L’unica“Solidarietà” che fanno è verso loro stessi. “4torri - Setar” Hotel di Flumini direttore Riccardo Barrella - Arrogante e altezzoso, gestisce la dislocazione del CPT di Elmas da padre-padrone, quando il Centro è pieno chiamano lui. Combatte fra il razzismo che prova verso gli “ospiti” e il profitto che questi gli danno, tipico dubbio da sfruttatore di migranti.
Cooperativa “Cooperazione e Confronto” di Serdiana responsabile don Ettore Cannavera (Comunità "La collina") - Gestisce il C.A.R.A. ( Centro Accoglienza Richiedenti Asilo ) di viale poetto a Cagliari, una struttura cattolica per non cattolici. Lo sfruttamento e il plagio del carismatico don Ettore. Ospita rifugiati iracheni, afgani e kurdi.
Nessuno sapeva di loro, non avevano un supporto legale e non volevano venire nell’isola. Nel centro ci sono 10 “posti letto”.
<< Lottiamo per un mondo senza frontiere dove tutti possano circolare liberamente, ci opponiamo ai confini sempre più militarizzati e alle “politiche di (in)sicurezza” criminali che limitano la libertà di circolazione e lo scambio culturale fra le persone, favorendo lo sfruttamento, i soprusi e l’esclusione. Consideriamo la deportazione e la prigionia dei migranti come una violenza inaudita, verso cittadini di un'altra nazionalità che fuggono, fra l’altro, da conflitti spesso originati dagli interessi di (ladre) imprese italiane e occidentali.
No Border è una rete europea di persone, gruppi e associazioni che collaborano fra loro scambiandosi informazioni e pratiche d’azione al fine di contrastare queste violenze .>>
NO BORDER – SARDEGNA –DIC 2008