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Una densa nube nera

By diff
Creato 29/11/2007 - 19:46

PERICOLOSA DERIVA DELLE ISTITUZIONI
Una densa nube nera ha oscurato l’Europa. Lo stato italiano sempre all’avanguardia quando si parla di reazione, è protagonista di un escalation repressiva non solo preoccupante, ma allarmante. Sono anni che gli organismi dello stato fanno una becera e asfissiante propaganda razzista, incitando alla violenza e al linciaggio contro stranieri, ribelli e omosessuali; adesso finalmente possono raccogliere i frutti di ciò che hanno seminato.
Le idee tanto pazientemente proposte hanno attecchito nei telesudditi, che raccolgono la sfida lanciata nelle numerose emergenze di cronaca nera, che tanto appassionano il paese. È la tragica storia di un omicidio, avvenuto il 31 ottobre, di cui è vittima una donna italiana per presunta mano di un rom; questa diventa l’ennesima occasione per proclami razzisti ormai di rito, ma stavolta gli sceriffi e i loro servi armati sono andati ben oltre. Sono subito i campi rom ad essere presentati come i colpevoli del disordine del paese. Lo sgombero diventa esecutivo già l’1 novembre a Roma, altri seguono di poco nelle maggiori città del nord Italia, mentre il tutto viene esasperato da un ulteriore decreto di espulsione, che i prefetti rendono subito esecutivo allontanando decine di stranieri dal paese. Non bastano i luoghi di tortura addetti all’accoglienza degli immigrati, adesso si promuovono le ronde, poi sarà la volta dei roghi pubblici, la lotta contro i poveri è ormai non solo legalizzata ma auspicabile e riproducibile. Con le nuove emergenze e i nuovi provvedimenti, vorrebbero farci credere che sono i lavavetri che ci mettono in pericolo, che sono gli ambulanti che vendono cd masterizzati a danneggiare la nostra economia. Le persone “perbene”, ben ammaestrate, si lamentano per le scritte sui muri, mentre queste diventano addirittura motivo di arresto, fingendo di dimenticare che “lor signori” hanno deturpato le città con migliaia di manifesti pubblicitari giganti che la maggior parte della gente non può permettersi.
Ci vorrebbero inerti, mentre attorno a noi erigono mostri di asfalto, cemento e acciaio, vorrebbero imprigionare la fantasia, appianare le differenze, trasformarci in burattini da usare e poi gettare.

LA MANO NERA
Con queste premesse, la canaglia nostalgica è a briglie sciolte, protetta e coccolata a dovere, sia da opposizione che da governo, i fascisti sono liberi di scatenarsi in una spietata caccia all’uomo. A farne le immediate spese sono 4 romeni aggrediti il 2 novembre a Roma da squadracce armate di coltelli e bastoni, mentre diversi agguati si moltiplicano in tutta Italia come a Torino, Faenza, Milano, l’obiettivo sono sempre i diversi, i meno inclini ai compromessi, coloro che danno fastidio e vanno nascosti e debellati: barboni, rom, immigrati, anarchici e comunisti rivoluzionari. Le nuove leve dei movimenti fascisti, si sentono gli sconfitti, gli esclusi, confondono le loro idee conservatrici, basate su squadrismo ed intolleranza con la rivoluzione, mentre seguono fedelmente la scia del terrore suggerita da uno stato scellerato che non lesina nessun mezzo per difendere la ricchezza e il privilegio da chi li può turbare.
Fuori dalla fortezza Europa, decadente bastione del ricco occidente, si accalcano masse di sfruttati che scappano da una condizione di miseria, che le ambizioni delle nostre grandi imprese e il nostro tenore di vita hanno creato, per reclamare il tanto sponsorizzato benessere. Quale momento propizio per il nero cancro che può erigersi a difensore della nazione, elemento eversivo e partito d’ordine allo stesso tempo. È in questo clima che un antifascista è stato ucciso l’11 novembre in metropolitana a Madrid, raggiunto al cuore da una coltellata ricevuta da un naziskin, è in questo clima che i pestaggi e le azioni squadriste, sempre più frequenti e pericolose, trovano terreno fertile.

STATO DI POLIZIA
Stesso copione con diversi attori per l’episodio che ha visto coinvolti degli agenti di polizia stradale che hanno ucciso a sangue freddo un “pericoloso” ragazzo 28enne, Gabriele Sandri, raggiunto da un proiettile mentre era seduto tranquillamente nel sedile posteriore di un auto. Il potere e l’autorità destinata alle forze dell’ordine sembrano crescere a dismisura in questo clima di terrore, questo omicidio è uno dei suoi primi effetti. Emblematico esempio della copertura e dell’immunità, che il sistema politico gli ha donato, è l’intera vicenda del g8 genovese dove le recenti richieste del pm condannerebbero 25 manifestanti a pene dai 6 ai 15 anni accusati di devastazione e saccheggio per danni contro cose, mentre promozioni e indennità spettano ai massacratori che hanno selvaggiamente ferito centinaia di persone, arrestate e torturate altrettante, arrivando perfino ad uccidere. Ma senza pudore, i nostri governanti non solo non fanno marcia indietro, ma, pigiano il piede sull’acceleratore rilasciando ai fedeli media, schizofreniche dichiarazioni che evidenziano il pericolo degli ultras, che nella vicenda della morte di Sandri hanno ben poca rilevanza, così da distogliere dal punto centrale: l’operato di tutori dell’ordine che sparano ad altezza uomo, da un lato all’altro della carreggiata.
Ci si scandalizza per qualche struttura di potere danneggiata, mentre ogni giorno siamo noi ad essere danneggiati dalla “dittatura democratica”. Quando le violenze si ripetono quotidianamente nei luoghi in cui l’ordine costituito nasconde ciò che ritiene scomodo. Al riparo da occhi indiscreti e circondati da sorde mura, molti sono quelli che hanno sperimentato la nuova soluzione per svuotare le carceri. Una per tutte, l’inspiegata ma non inspiegabile, morte di Aldo Bianzino, un 44enne arrestato per detenzione di marijuana e meticolosamente massacrato dai poliziotti all’interno del carcere di Perugia lo scorso 14 ottobre.
È lo stato criminale l’unico problema di sicurezza che troviamo palese, sono il suo monopolio della violenza e la sua ipocrita e scellerata esistenza che ci preoccupano, mentre i veri terroristi sono le grandi corporazioni economiche che lo sostengono devastando, distruggendo e affamando. E chiunque non le combatta non s’illuda, perché non scegliere è già di per se una scelta, e non si metta l’anima in pace perchè si può ritenere alla stregua di un complice.

anarchici catanesi


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