No Tav - Dalla Valsusa ribelle [agosto 2012]

riceviamo e diffondiamo:

Dalla Valsusa ribelle

Quello che è successo nell’ultimo mese in Valsusa è indicativo della forza, dei limiti e delle prospettive del movimento NO TAV.
Il campeggio di lotta a Chiomonte è stato e continua ad essere un’occasione di confronto e di iniziativa. Oltre ai valsusini hanno partecipato e stanno partecipando compagni provenienti da tutta Italia e dall’estero. Si è discusso della lotta contro le infrastrutture in Francia, della mobilitazione ventennale contro il Castor in Germania, di antimilitarismo, della difesa della foresta di Khimki in Russia, di autorganizzazione nelle montagne basche e sulle Alpi, di TAV e banche, della situazione in Kurdistan e in Afghanistan…
A fianco di tutto questo, si sono sperimentate diverse pratiche di lotta: dal presidio davanti all’Italcoge di Susa (con violazione pubblica dei fogli di via da parte di alcuni banditi NO TAV) alle iniziative a sorpresa contro gli hotel che ospitano le truppe di occupazione. E soprattutto si è dimostrato che il cantiere in Clarea non è affatto inviolabile: in maniera eclatante il 21 luglio, quando sono andati giù recinzioni, muri e fari, ma anche in altre passeggiate a sorpresa, quando il numero di forze di polizia non era in grado di controllare tutta l’area. Azione diretta contro il cantiere, dunque, ma anche un inizio di non-collaborazione verso la logistica che lo mantiene.
L’annunciato sgombero del campeggio non è avvenuto, segno del timore, da parte di politici e questura, delle reazione in Valle (e non solo) in caso di operazione poliziesca.
Esempio raro del rapporto di forza tra un movimento di lotta e lo Stato.
Anche i controlli asfissianti attorno al campeggio (con identificazioni a tappeto ed espulsioni di una dozzina di compagni francesi), se nei primi giorni hanno creato una situazione di stato d’assedio, hanno poi spinto i NO TAV a trovare nuove modalità di azione, più agili e meno annunciate. E in più hanno cominciato ad esasperare la gente di Chiomonte e degli altri paesi, come sempre quando lo Stato non può più concentrare uomini e mezzi solo nel cantiere. Il centinaio di persone che ha assediato per un’ora la caserma di Susa il 6 agosto (in occasione del fermo di due compagni romani) ha sfidato le truppe di occupazione a casa loro e ridato morale ai NO TAV.
Il tentativo di dividere il movimento non ha funzionato: le migliaia di valsusini presenti alla marcia da Giaglione a Chiomonte del 28 luglio sono state una risposta assai eloquente.
Partecipare al campeggio di Chiomonte è importante per diversi aspetti: per dar manforte alle iniziative e per proporne altre, ma soprattutto per ragionare in prospettiva: dal processo ai NO TAV che si aprirà il 21 novembre alla continuazione delle campagne di lotta sia in Valle sia fuori. La lotta NO TAV può essere il detonatore di un movimento generale, la scintilla di un’insofferenza che cresce ma che stenta a rompere l’isolamento. Avere delle idee per quest’autunno è fondamentale. Non si tratta più di essere semplicemente solidali con la Valle che resiste, ma di trovare i terreni di generalizzazione e di convergenza pratica tra le varie lotte. Resistere in Valle ed essere dappertutto: un incubo per i tecnocrati al governo, una possibilità per noi.

Chiomonte, 9 agosto 2012

Dom, 12/08/2012 – 16:05
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