Napoli - "Pace Armata" a Chiaiano

fonte aginews

C'e' calma nel presidio di Chiaiano, il quartiere di Napoli dove la gente non accetta ancora la realizzazione in una cava della discarica per Napoli. Dopo l'accordo su rilievi tecnici da cominciare domani mattina anche con esperti indicati dalla municipalita' e dai comitati civici, la gente non lascia ancora i gazebo dei comitati, ma la situazione e' molto piu distesa. Le forze dell'ordine sono comunque presenti. Ancora roghi dolosi hanno impegnato nel napoletano i vigili del fuoco sia nel napoletano in 45 interventi; complessivamente sono 67 i casi di cassonetti e immondizia giacente per strada dati alle fiamme. (AGI) - Napoli, 26 maggio -


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Chiaiano, blitz pronto "Togliete le barricate"
Nel quartiere sono arrivati 1400 uomini in assetto antiguerriglia

I rinforzi sono ormai arrivati. Duemila uomini delle forze dell’ordine aspettano di entrare in azione. Chiaiano è pronta per essere espugnata. Adesso è solo questione di ore. Entro oggi la vergogna di quella barricata di cassonetti saldati e legati con il ferro spinato che blocca Cupa del Cane, che ha indignato persino il Capo dello Stato, deve essere eliminata. Devono entrare le trivelle (bipartisan) per i sondaggi nella cava.

Chiaiano ormai va ben oltre i confini di Napoli. La posta in gioco è la credibilità di Silvio Berlusconi e del suo governo. Nei giorni scorsi lo hanno sussurrato i nuovi ministri del Popolo delle libertà: «Se vogliamo fare i lavori della Tav, della base di Vicenza Dal Molin, il nucleare, il Ponte sullo Stretto, la discarica di Chiaiano diventa decisiva». E da domani non si tollereranno più blocchi stradali e proteste violente. Alla rotonda «Titanic» l’attesa si è fatta snervante, alle nove di sera.

Il popolo che impreca, che non vuole la discarica, aspetta notizie dalla Prefettura, dove il sottosegretario Bertolaso sta incontrando gli amministratori. L’aria che tira è effervescente. La rotonda «Titanic» si è trasformata in una Torre di Babele. Linguaggi e aspettative diverse. Anche volti nuovi e sguardi inveleniti. C’è un gruppo di arrabbiati che sta per fare a botte. Per uno spinello, in due si prendono quasi a pugno. Le famiglie del Parco Vallesana, i cittadini di Marano e di Chiaiano attendono il miracolo, la retromarcia del governo: «Se i sondaggi saranno fatti onestamente, i risultati non potranno che portare alla decisione di non fare la discarica».

I ragazzi di Scampia, gli scoppiati di Chiaiano e di Marano, gli ultras, e tanti altri che erano pronti a far casino sono presi alla sprovvista. Davvero lo Stato che fa sul serio, che non accetta di aprire discussioni su fantomatiche proposte «alternative» - per la serie «invece della discarica facciamo un impianto di compostaggio», «fate sparire le forze di polizia e trattiamo» - sembra aver aperto un varco.

Insomma, il pugno di ferro ha portato gli amministratori a muoversi su una linea di «legalità», anche perché avrebbero rischiato la sospensione e il commissariamento dei comuni. I sindaci Masaniello sono scomparsi all’improvviso. Hanno sottoscritto un percorso di verifiche e soprattutto hanno accettato la sfida, forse anche perché messi all’angolo, di «convincere» i propri elettori-cittadini. E anche Ida, del Comitato Poggio Vallesana ha capito che questa volta il governo fa sul serio: «Quello che mi inquieta è che in questi giorni, alla rotonda e alla cava, ho sentito anche tanti accenti stranieri, non di Napoli».

E’ ancora presto, per scommettere su come andrà a finire. Se davvero da oggi le barricate spariranno per volontà dei cittadini. Se saranno abbandonate, consentendo così alle forze di polizia domani mattina di rimuoverle. Certo, il fatto che i Comitati non abbiano sottoscritto l’accordo non è un segnale rassicurante. Perché se per il governo Berlusconi Chiaiano diventa la teste d’ariete per passare anche sulle altre grandi opere (dalla Tav al Ponte di Messina) al nucleare, anche per il movimento No Global Chiaiano diventa una cartina di tornasole. Insomma, su Chiaiano si ridefiniscono i rapporti di forza.

Proprio mentre la trattativa andava avanti in Prefettura, taniche di benzina, bottiglie e chissà quant’altro riempivano gli «arsenali» del «movimento». La strada che porta alla cava è un percorso a zig e zag. Alberi messi di traverso, cassonetti, carcasse d’auto, divani. Insomma barricate. E poi, a un certo punto, dopo il primo presidio, la strada era un muro invalicabile. Forse c’è anche tanta «disinfomatia» sulle armi pronte alla bisogna.

E’ notte quando si svolge l’assemblea. Parlano i sindaci per dire che «abbiamo aperto un varco». E gli arrabbiati sono diffidenti. Il grande equivoco sul quale si giocherà la «resa» o la «vittoria» del movimento è sulle «barricate», quelle che hanno indignato il Capo dello Stato. Pietro, il leader di Insurgencia e dei «kamikaze» della cava, scommette sull’assemblea di stasera: «I sondaggi li potranno pure fare, ma le barricate non si muovono da qui».

Lun, 26/05/2008 – 13:39
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