Napoli - Città più sicure.
Uno stupro di cui non saprete mai niente e la differenza tra il razzista ideale e quello reale.
Una giovane mamma di 21 anni viene stuprata nella metropolitana mentre corre all'ospedale dal figlioletto nato prematuro. Le reazioni sono rabbiose, la campagna elettorale si infiamma. La destra convoca una manifestazione davanti alla stazione in cui chiede di espellere tutti i membri dell’etnia dello stupratore e castrarli chimicamente, durante il corteo alcuni immigrati vengono malmenati. I moderati invocano più sicurezza nelle città, chiedono telecamere ogni venti metri, più polizia, più carabinieri, più espulsioni e certezza della pena. Walter Veltroni dichiara che la sicurezza non è un tema di destra e che, bisogna ammetterlo, c'è un problema immigrazione. Il Ministro dell'Interno rivendica per il suo Governo il 30% di espulsioni in più rispetto al precedente e comunque - continua - sta valutando l'ipotesi di un decreto ad-hoc che permetta temporaneamente l'espulsione collettiva di alcune categorie di persone.
Invece no. Niente di tutto questo.
Lo stupratore è italiano. E' una guardia giurata: uno di quelli che garantiscono la sicurezza nei treni della metropolitana. E la ragazza violentata è una donna ivoriana, che significa negra.
La notizia è venuta fuori dopo otto mesi dai fatti. Perché la ragazza, benché nera e sprovvista di titolo di viaggio, aveva un permesso di soggiorno. Quindi, a differenza di molte altre probabili vittime della solerte guardia, ha potuto denunciare il violentatore senza la paura di essere rimpatriata. Violentatore che, per inciso, ha continuato a "lavorare" per questi otto mesi, finché il giudice non ha emanato un mandato d'arresto. La vicenda si può leggere in qualche trafiletto in cronaca sui giornali locali.
E fin qui sarebbe una storia di ordinaria doppia morale, ipocrisia, malafede, e schifezza varia dell'apparato medial-politico.
Ma a noi che i media li conosciamo fin troppo bene, e i politici anche, questa storia e una sua curiosa appendice telematica raccontano qualcosa di più.
Un sito web riporta la notizia ripubblicando l'articoletto del quotidiano locale. Poco dopo, sullo stesso sito, appare un commento intitolato "Città più sicure! ;-)" (proprio così, con l'occhiolino) che dice, più o meno, "la guardia ha fatto molto bene, ne abbiamo abbastanza di questi negri che non pagano il biglietto", o qualcosa del genere.
Il commento sfacciatamente razzista è, ovviamente, ironico. Vorrebbe far riflettere sulla relazione tra il delirio securitario di questi mesi, che ha portato a pogrom di rom, minacce di espulsioni di massa e incarcerazione di lavavetri e mendicanti, con un fatto di violenza sconcertante, frutto esattamente di quella temperie culturale (oltre che del sessismo e machismo che non hanno tempo) ed opportunamente taciuto da tutti.
Ma i gestori del sito, pare vicini al Partito Democratico, non lo capiscono. E qui comincia il bello.
Il commento viene subito rimosso, l'autore viene insultato dallo stesso gestore del sito e denunciato alla polizia postale (incitazione a compiere atti criminali, yup!). Viene pubblicato l'IP da cui il commento proviene, con l'opportuna indicazione dell'istituzione da cui avviene il collegamento e la città.
Una reazione da buon cittadino, democratico e progressista. Desideroso di fare la cosa giusta, dare una bella lezione al cattivo con tutta la ragione dalla propria parte e il piglio da vendicatore della notte col mouse. Il tutto non senza un certo compiacimento.
La storia suscita un paio di considerazioni.
Prima considerazione: è possibile che ci fosse effettivamente poco da ironizzare. Un atteggiamento beceramente e sfacciatamente razzista è stato preso per buono, senza esitazione, da qualcuno che non dovrebbe essere proprio uno sprovveduto. Vuol dire che tale atteggiamento è quanto meno verosimile. Vuol dire che è plausibile che un onesto impiegato padre di famiglia, o addirittura un ricercatore del CNR, si abbandoni a considerazioni razzistissime e violente. Sarebbe un segno dei tempi, vuol dire che siamo messi molto male.
Una seconda considerazione è possibile, guardando la vicenda da un altro punto di vista.
Il commento razzista, al netto dell'ironia, disegna un figura che chiameremo il razzista ideale. Il razzista ideale è un individuo assolutamente spregevole: fa affermazioni violentissime di fronte a una storia che sembra fatta apposta per suscitare commozione e indignazione; in più è assolutamente stupido: non si preoccupa neanche di mascherare il proprio IP.
E' un razzista da fiction televisiva, una caricatura: incarna tutto il male possibile, è riconoscibile all'istante, è rozzo, ostentatamente violento, ignorante; fatto apposta per essere stigmatizzato. Uno che dice che i negri se ne devono andare, perché sono negri e non pagano il biglietto, e che se uno li violenta fa bene.
Il razzista ideale è quello che ogni buon cittadino democratico, benpensante e "di sinistra" vorrebbe sempre come controparte: gli fa fare bella figura.
Il razzista ideale, purtroppo, non esiste se non nelle fiction buoniste o, appunto, come caricatura.
Quello che esiste davvero è il razzista reale, ed è quello che varrebbe la pena attaccare, insultare e denunciare. Il razzista reale non è così grossolano, non fa affermazioni così politicalmente scorrette. Il razzista reale chiama il proprio razzismo e la propria xenofobia "necessità di sicurezza". Il razzista ideale è un moderato, auspica politiche di buon senso, come deportare i rom in mezzo alle campagne lontano dai centri abitati (magari facendo fare qualche affare agli amici), arrestare tutti i lavavetri e i mendicanti, espellere persone in massa su base etnica, oltre che rinchiudere i migranti in veri e propri campi di concentramento da far gestire, magari, a una bella associazione parrocchiale o a una coop rossa. Ma anche rendere il rilascio di un permesso di soggiorno un'odissea, impedire l'acquisizione della cittadinanza frapponendo millemila ostacoli impensabili, obbligare i cittadini stranieri a umilianti code antelucane semplicemente per esercitare il diritto a vivere senza il rischio di essere rimandato a morire di fame o di guerra: sono tutte prerogative del razzista reale.
Ed è sempre il razzista reale che incita a compiere atti criminali. Sul serio però: dichiarando, ad esempio, che i buoni cittadini di Opera che bruciano gli zingari sono solo esasperati e vanno capiti, non lo fa certo inserendo commenti sconclusionati sui blog. E' molto pericoloso il razzista reale, indossa una giacca, un bel sorriso rassicurante e un programma riformista. Il razzista ideale, quello che permette al bravo cittadino di ricordarsi di essere un bravo cittadino, purtroppo fa solo ridere, mentre quello reale, ahimé, il bravo cittadino lo apprezza molto. E il più delle volte lo vota.
Stuprata nella metropolitana
Non ha vidimato il biglietto. La guardia giurata fa lo sguardo cupo, di rimprovero per quell´atteggiamento da "portoghese". Eppure il suo compito non è controllare i passeggeri. In malo modo costringe la ragazza a seguirlo in uno sgabuzzino dicendole che è per farle la multa. La violenta. Un film dell´orrore. Che non si vede al cinema. È accaduto invece nel centro di Napoli. Nella trafficatissima metropolitana di piazza Cavour.
Difficile crederlo, come è quasi impossibile accettare l´idea che tra le guardie giurate di un noto istituto di vigilanza ci siano degli stupratori con la divisa. Eppure è andata proprio così. Anzi, forse peggio. Il contorno più amaro è che la vittima, la ragazza di ventidue anni, aveva partorito da dieci giorni. E stava per prendere la metropolitana per andare dalla sua figlioletta in incubatrice al Secondo policlinico.
Lo stupratore, Antonio Alaia, 58 anni, è stato arrestato ieri dalla Squadra mobile di Vittorio Pisani, su ordinanza di custodia cautelare chiesta e ottenuta dalla Procura della Repubblica di Napoli. Eppure dal giorno dei fatti e della immediata denuncia della vittima si è dovuto attendere otto mesi prima dell´arresto, durante i quali l´indagato ha continuato a lavorare nella stazione della metro.
Succede tutto in un caldo giorno del luglio scorso. La vittima, cittadina ivoriana sposata e con regolare permesso di soggiorno, cammina lungo il corridoio interno alla metropolitana che collega la linea 1 alla 2. È diretta verso la "collinare" per poi scendere alla fermata del policlinico. È lì la sua bambina, nata prematura dieci giorni prima. E lei stessa non si è ancora del tutto ripresa dal parto, è fragile e ancora debole.
Il vigilante si è accorto che non ha obliterato il biglietto, la giusta scusa per fermarla. «Queste cose non si fanno. Venga che le devo fare la multa». Lei è confusa, cerca di giustificarsi. L´uomo ne approfitta per afferrarla per un braccio, la costringe a seguirlo verso una stanza di servizio del personale poco distante. Passano gli utenti, c´è movimento come sempre. Ma nessuno si insospettisce nel notare quella scena, probabilmente chi vede pensa a una ladruncola bloccata dall´affidabile uomo con la divisa. Che intanto chiude la porta della stanza alle sue spalle. Stupra la ragazza.
Un quarto d´ora dopo la giovane mamma esce dallo sgabuzzino senza neanche rendersi conto di quello che è successo. Torna sui suoi passi, non va più dalla figlia. Corre invece dal marito, gli racconta tutto. «Mi hanno violentata». E la coppia si dirige immediatamente in questura dove denuncia l´accaduto. Quindi le indagini, i tempi lunghi per l´emissione dell´ordinanza di custodia cautelare in carcere per Alaia. Mentre gli investigatori fanno un appello: «Quell´uomo potrebbe aver violentato altre donne nelle stesse condizioni. Soprattutto straniere. Chi sa parli, nessuna paura di fare la denuncia».

