Modena - Clandestino in fuga, cade dal tetto e muore
fonte la gazzetta di modena
L’EX COCA COLA RIFUGIO DI DISPERATI
Scappava da un controllo, ma il pavimento ha ceduto: volo nel vuoto di 20 metri
Con lui c’erano due extracomunitari che hanno detto di non conoscerlo e che sono stati portati al Cpt
Un clandestino è morto ieri cadendo dal sottotetto della ex Coca Cola. In tasca gli è stata trovata la tessera pasto di Porta Aperta dove aveva dichiaroto di essere iracheno e di chiamarsi Saad Elzoubir, 24 anni. In questura la ricerca con le impronte digitali non ha dato esito. La disgrazia alle 5.20 quando tre extracomunitari che dormivano al primo piano sono scappati all’arrivo di guardie giurate forse scambiate per poliziotti. Il sedicente iracheno è salito nel sottotetto dove il pavimento ha ceduto. E’ precipitato nel vuoto per 20 metri ed è morto sul colpo.
Prima c’era il grande ghetto delle ex Fonderie, poi l’ex Cla di via S. Cataldo. I clandestini in tempi successivi si sono via via rifugiati in tanti piccoli tuguri disseminati per la città. Molti quartieri si sono così trovati a dover convivere con il suo piccolo o grande angolo di malaffare e disperazione. Gli sgomberi si sono succeduti e così i clandestini in costante aumento hanno ripreso a cercare nuovi insediamenti in capannoni abbandonati, case disabitate, ruderi e ponti. In questa mappa da ultimo gli immigrati avevano scelto come loro dormitorio lo stabilimento in disuso, abbandonato ma ancora accessibile dell’ex Coca Cola alla Sacca, dove ieri mattina si è consumata l’ennesima digrazia legata a degrado, emarginazione ma soprattutto all’impossibilità di legalizzare la loro posizioni e quindi di dover vivere clandestinamente. Appena dieci giorni fa la ex Coca Cola era stata parzialmente distrutta da un violento incendio provocato quasi sicuramente da un fornello usato dalla “comunità di clandestini” che quella sera si erano rifugiati nel loro nuovo dormitorio. Spento l’incendio, rimosse le masserizie, tutta l’area era stata recintata con transenne e bandelle. Qualche cancello era stato chiuso con grosse catene e lucchetti. Ma tutto questo non aveva reso inviolabile l’ex stabilimento Coca Cola. Tanto che tre clandestini lunedì sera sono riusciti ad entrarvi e a trovare dove rifugiarsi per la notte. Hanno scelto, forse anche perché era buio, un’ala sbagliata. Si sono, infatti, sistemati proprio al primo piano dell’ala dello stabilimento andato a fuoco dieci giorni addietro. I tre immigrati sono stati svegliati ieri mattina all’alba - erano da poco passate le 5 - dal personale dell’agenzia di portierato. Si tratta di vigilanti addetti al controllo interno dell’ex Coca Cola che la proprietà, la Incom di Rimini, ha assunto proprio dopo l’incendio di 10 anni fa. Insieme con loro lavora anche la vigilanza “La Patria”, quella che domenica scorsa ha sventato l’attentato incendiario al liceo “Muratori”. Le loro guardie giurate controllano ad orari stabiliti l’esterno della struttura. Come la pattuglia di portierato è arrivata proprio per effettuare controlli notturni di verifica sulla presenza di abusivi, i tre che hanno pensato alle divise della polizia, si sono dati alla fuga, anche perché clandestini e senza documenti. Due sono scesi al piano terra, uno di loro, un nordafricano di circa 40 anni, invece di cercare un’uscita è salito verso il sottotetto. Ma la soletta del pavimento ha ceduto ed è precipitato a terra dopo un volo di circa venti metri. E’ morto sul colpo. Sulle cause del decesso non vi sono dubbi, ma l’autorità giudiziaria ha comunque disposto l’autopsia anche per accertare se l’uomo aveva assunto alcolici o droghe. Ora indaga la polizia, che ha anche fermato e portato in questura gli altri due stranieri trovati nell’edificio, entrambi magrebini e clandestini e come del deceduto, senza documenti. Nessun dubbio che si sia trattato di un incidente, ma rilievi sono stati svolti anche dalla polizia scientifica per poter risalire all’identità e alla famiglia dell’uomo.
(16 aprile 2008)

