Milano - Lettera di Kalem sulla morte di Mohamed e comunicato antirazzisti

Lettera di Kalem Fatah da s.vito sulla morte di Mohamed:

Milano 15/01/ 2010

Ciao carissimi amici/amiche
Vi scrivo questa mia brutta e triste lettera per mettervi al corrente che oggi uno dei nostri (Elabbouby Moahamed) è venuto a mancare, è suicidato con il gas dopo avere saputo che sarebbe finito al centro di accoglienza nuovamente dopo la scarcerazione, e questo l’ha spinto a farla finita.
Lui avrebbe finito la carcerazione il 12/02/10. Questo ci turba molto noi che abbiamo il suo stesso problema e a dire la verità pensiamo tutti come lui. Speriamo che le nostre vite serviranno a cambiare le cose con questo governo fascista.

Un abbraccio a tutti voi dai vostri amici ribelli di Corelli

p.s. Vorrei farvi presente che lui è di nazionalità marocchina, non algerina come risulta qui, e vorrei chiedervi per favore di avvisare il consolato marocchino dell’accaduto.

Grazie


Circa 100 comapgni/e si sono ritrovati sotto il carcere di S.Vittore per dare una risposta immediata alla morte di Mohamed El Abouby, uno dei protagonisti della rivolta di agosto in via Corelli.
Gli slogan e una presenza rumorosa, cui hanno contribuito fortemente i manifestanti di ritorno dalla manifestazione di Livorno (proprio contro le morti nelle carceri e nelle strade per mano della violenza statale),
hanno suscitato la risposta solidale di molti detenuti.
Nel frattempo è partito un ping-pong mediatico sulle cause del decesso con servizi in TV,  giornali e radio locali.
L'ipotesi inzialmente più accreditata, quella del suicidio (che non ha nessun tipo di presagio pensando alle lettere di Mohamed con cui eravamo in corrispondenza stabile) viene contrastata da quella di un incidente che sembra esserre alla base dell'inchiesta voluta dal procuratore generali delle carceri, così come traspare da un articolo di Repubblica sulle pagine locali milanesi (lo trovate qui: http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1830947).
Noi ribadiamo che, in fondo, importa poco quale sia stata la dinamica effettiva; ma quel "poco" è sempre molto più di "niente" e ci induce ad attivare i canali a disposizione per far chiarezza anche su questo aspetto; (per capirci: si può escludere del tutto una terza ipotesi, la più scomoda di tutte?).
Comunque ciò che importa davvero è il fatto che il razzismo di stato, prima ha rinchiuso Mohamed e i suoi compagni dentro il CIE, poi li ha incarceraati a S.Vittore, infine li ha condannati senza possibilità di appello (questo è il ruolo della custodia cautelare applicata a piene mani, in particolare contro gli immigrati, anche per condanne di
lievissima entità); ed infine lo ha ucciso.
Quanto basta cioè per parlare apertamente di omicido di stato, in piena sintonia con la manifestazione di oggi a Livorno, tanto da indurre la stessa RAI 3 a rendere esplicito questo tipo di collegamento.

Concludiamo infine sull'appuntamento del 19 gennaio in Tribunale a Milano.
Spinti da un sentimento contrapposto a qualsiasi senso giustizialista, ci sentiamo comunque in dovere di fare l'ennesimo appello alla mobilitazione in occasione del processo contro altri quattro immigrati accusati di violenza e resistenza all'interno di Corelli. Vogliamo onorare, anche in questo modo, la memoria di Mohamed, uno che col suo
coraggio, proprio in quell'aula si scagliò verbalmente contro l'ispettore-capo del Cie di Corelli (il poliziotto Vittorio Addesso), a sostegno delle prigioniere che ne avevano subito le molestie, dimostrando tutto il valore concreto della solidarietà attiva, e pagandone infine il prezzo con la propria vita. Quasi sempre, nella lotta, non è questione di idee ma di numeri.

Antirazzisti milano

 

Mer, 20/01/2010 – 11:39
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