Milano - Cronologia rivolta in Corelli
Comitato antirazzista milanese
Mercoledì 20 agosto
Dovrebbe essere la giornata dell’ennesimo incontro promesso e mai avvenuto, fra i prigionieri e la direzione del CIE, ridotto ormai a lager, per risolvere l’aumento della porzione dell’acqua … Nel pomeriggio, mentre continuano le azioni di protesta, è permesso l’ingresso ad una delegazione di giornalisti.
Lunedi 18 agosto
La protesta non conosce interruzione. Una delle due sezioni dove vengono rinchiusi gli uomini è stata quasi completamente distrutta dagli incendi, i gabinetti sono intasati, le docce sembrano colabrodi. Molte persone sono costrette a passare la notte nel quadrato dell’aria o ad abitare nelle celle ridotte a porcili.
Nella notte un ragazzo, Ibrahim, per disperazione ingerisce pezzi di plastica, delle pile. Portato all’ospedale riuscirà a saltare una finestra e a conquistare la libertà. Finalmente una nota umana nella voluta animalità che governa via Corelli.
Domenica 17 agosto
La protesta contro la scarsità dell’acqua potabile, il pasto fisso a base di riso … sfocia in rivolta. I prigionieri incendiano i materassi, gettano il cibo nei corridoi, salgono sui tetti delle baracche. I militari di guardia entrano per spegnere l’incendio e si ritirano. A serata avanzata la polizia entra in forze e manganella.Giovedì 14 mattina numerosi poliziotti e militari, con scudi, manganelli, lacrimogeni … sono entrati nelle sezioni, hanno immobilizzate, ammanettate e trascinate via 6 persone; non si sa dove le abbiano trasferite.
Mercoledì 13 agosto
La protesta per avere un aumento della razione d’acqua potabile non conosce pace. Mercoledì i prigionieri hanno gettato le razioni di cibo nei corridoi, in alcune sezioni sono volati in aria i vetri (o la plastica che sia), in altre sono andati in fumo altre suppellettili. Questa è la risposta al disprezzo, all’arroganza ai continui rimandi di chi dirige direttamente il CIE, cioè, prefettura, questura e croce rossa, che rifiutano di ascoltare ed esaudire le richieste dei prigionieri.
Inizio-metà agosto 2008
Nei giorni dei volantinaggi (vie Padova e Imbonati) contro il potenziamento del controllo militare dei quartieri, del Centro di Identificazione e Espulsione ( CIE di via Corelli) e chissà che altro, nel CIE è partito uno sciopero della fame per l’immediata liberazione di tutti, contro soprusi, prepotenze, vigliaccherie di ogni genere, riservate là dentro ai prigionieri, da polizia, croce rossa e soci. A dar man forte a questo andazzo nazi ora sono giunti anche i militari, le Forze Armate.
Ciononostante, in barba al continuo ricambio, alla separazione del CIE in 4 sezioni (donne, trans, uomini e richiedenti asilo) venerdì 8 i prigionieri sono riusciti a mettere in piedi una nuova protesta collettiva. Vogliono l’acqua da bere, poiché il mezzo litro fornito loro con il pasto di mezzogiorno e l’altro mezzo litro con la cena non sono assolutamente sufficienti. L’acqua dai rubinetti è imbevibile. Chi non ha soldi per acquistarne crepa di sete o deve andare ad elemosinare. I distributori automatici, dove le bottigliette costano 30 cts, a volte rimangono vuoti per ore.
I prigionieri si sono dati una delegazione chiamata più volte da chi dirige il CIE, ma sempre rinviando ogni decisione e dilatando l’incontro decisivo fino a martedì (12) mattina. La sera di lunedì dentro hanno dato vita ad una battitura collettiva a sostegno delle richieste e comunque contro lo schifo quotidiano e duraturo.
Martedì 12 giorno fissato per l’incontro i prigionieri hanno avanzata un’altra richiesta: sia aumentata e rispettata la durata dei colloqui con i familiari. Il tempo dei colloqui dovrebbe essere mezz’ora; sistematicamente il poliziotto di turno la riduce, volontariamente a piacere, a 15 min. anche 10, impedendo un qualsiasi gesto affettuoso, con la sua parola e con la sua presenza invadente.I prigionieri chiedono che il tempo sia eguagliato a quello minimo del carcere, cioè, 1 ora.
Sempre in questa giornata i prigionieri sono riusciti a far sentire la loro voce fuori attraverso interviste a Radio Popolare, Radio Onda d’Urto di Brescia e Radio Black Out (nei cui siti sarà rintracciabile il tutto) in cui ci dicono apertamente che Guantanamo è qui, in via Corelli.
L’incontro non ha portato nulla di nulla. I prigionieri stanno discutendo sul da farsi. Oggi si è verificato l’ennesimo tentato suicidio, sventato dall’intervento dei compagni di cella. L’atto è stato compiuto da un ragazzo che chiedeva di essere espulso subito, piuttosto che continuare a subire il razzismo italico, ben espresso dalla gabbia merdona di via Corelli. Chiedono anche una maggiore variazione nell’alimentazione: a Corelli ogni giorno li viene distribuito un piatto di riso, sempre riso, modificato nel condimento ma sempre e solo riso.

