Marcelo Villarroel sul caso della rapina al Banco Security e sull'attuale momento della guerra sociale
Marcelo Villarroel sul caso della rapina al Banco Security e sull'attuale momento della guerra sociale - trad. Culmine
A tutte e tutti quelle/i che lottano contro Stato, Carcere, Capitale
Per una nuova vita, per la liberazione totale
Lunedì 24 maggio si è tenuta una nuova udienza presso il 7º Juzgado de garantía, con la finalità di riformulare le accuse all'interno
dell'indagine relativa al caso della rapina al Banco Security ed alla successiva sparatoria, con la morte di un agente di polizia.
In questa udienza il p.m. Andrés Montes (figlio dell'ex-mapucista ed oggi deputato socialista Carlos Montes), ha fatto una breve esposizione in cui ha precisato i ruoli specifici che, secondo la "prolissa indagine", avremmo avuto in 2 rapine con violenza: la rapina contro il Banco Santander di Valparaíso e quella al citato Banco Security, fatti avvenuti rispettivamente nel settembre e nell'ottobre 2007.
E' stata inoltre accettata la richiesta di altri 45 giorni di proroga delle indagini, per la mancanza delle perizie relative ai campioni di DNA.
Tutto questo per giustificare una indagine eterna e scarsa in cui, comegià segnalato, non abbiamo nulla da dire, nulla da dichiarare, nient'altro da apportare che il nostro conscio e eterno odio verso una delle espressioni più bastarde del Capitale, il tessuto giuridico-penitenziario, le nozioni di giustizia, la merda dello Stato di diritto.
Anche se s'è cercato di nascondere il carattere politico della criminalizzazione, è evidente che questa si manifesta con una sentenza che sarà un mero tramite, visto che la decisione è stata presa nel momento in cui è iniziata quella caccia che voleva spedirci dritti al cimitero e non in carcere. Come proletario in rivolta, sento che è stato essenziale affrontare il divenire quotidiano della reclusione e delle vicissitudini quella connessione vitale e indistruttibile con quelli che mantengono accesa la fiamma sovversiva di costante lotta per distruggere tutto quel che ci opprime.
Mentre alcuni sostengono interminabili discussioni sui metodi d'azione, di vedere e d'intendere la violenza rivoluzionaria, di concetti e di
linguaggi, di genuina rappresentatività di questo o quel pensiero, corrente o sensibilità, la realtà della guerra sociale parla da se stessa,
giorno per giorno nelle carceri e nei quartieri poveri, nelle campagne e nelle montagne, tra perseguitati e sfruttati in tutto il mondo ed è per questo che oggi voglio salutare con un abbraccio fraterno e complice e con un particolare affetto:
- I compagni arrestati a fine aprile a Buenos Aires mentre partecipavano ad una mobilitazione di solidarietà internazionale davanti all'ambasciata della Grecia. Ho conosciuto da vicino la generosa solidarietà di quei cari compagni e quelli sono momenti in cui la forza delle convinzioni si trasforma nel fondamentale sostegno per resistere alla complessa e difficile esperienza carceraria argentina. Sappiate che non siete soli, mai! Mai soli!
- La compagna Estela Cortez, anch'essa arrestata a fine aprile, nella città di Antofagasta, nel nord del Cile. Dopo un'offensiva repressiva
iniziata all'alba della Giornata del Giovane Combattente diretta contro il Centro Social Okupado “La Araña”. Quasi un mese dopo questa compagna è stata arrestata ed accusata di diversi attacchi contro installazioni militari e partiti di destra. Vero è che quel che dicono le imputazioni del potere non coincidono affatto nel momento di costruire la solidarietà complice con i fratelli di classe, con i compagni di lotta... Forza Estela!
- Il waikilaf Cadin Calfunao arrestato circa due settimane fa vicino Temuco, nel sud del Cile, accusato di avere alla sua portata del materiale esplosivo di alto potenziale. Questo peñi (fratello mapuche) conosce già le carceri dello Stato cileno e ciò costituisce, nel corso della guerra, una potente esperienza accumulata per poter resistere giorno per giorno dietro le mura dello Stato-Carcere-Capitale. Persecuzione, montatura o circostanze transitorie di una decisione cosciente, comunque sia: Peñi, Kiñe Newen Tüin !!
Un saluto anche a tutti i compagni che sono tornati in libertà negli ultimi mesi, dopo aver vissuto la reclusione per motivi diversi, tutti
legati alla ricerca della liberazione Totale. A Keny, Elena, Flora, Cristian, Pablo, Matías… a Sergio e Marcelo Dotte… che non dimentichino i giorni "al fresco" e che questi siano una motivazione per continuare e non una giustificazione per rinunciare al desiderio ed al bisogno di esser liberi.
La memoria è forse una delle armi più sovversive nel momento di costruire identità, comunità di idee, senso di classe, decisione di lotta proletaria ed è per questo che è una sfida permanente poterla mantenere viva, in quanto non siamo né i primi né gli ultimi a confrontarci con il potere ed in questo cammino abbiamo perso dei generosi esseri umani, che si sono dati in maniera indomabile e coraggiosa, e che non possiamo dimenticare... Dovunque tu sia, Mauricio Morales, punky Maury, un abbraccio selvaggio e ribelle, i miei rispetti sovversivi...
Cercando di esser padroni delle nostre vite...
Fino a che ci sarà miseria ci sarà ribellione!
Per il rafforzamento e la diffusione dei Núcleos Autónomos Antikapitalistas!
Abbasso le mura delle prigioni!
Marcelo Villarroel Sepúlveda, Prigioniero Libertario
27 maggio 2010 - Sezione di Massima Sicurezza – CAS – Santiago – Cile



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