Leggendo e rileggendo gli articoli apparsi su KNO3
"Avanti tutti! E con le braccia e il cuore, la parola e la penna, il pugnale e il fucile, l’ironia e la bestemmia, il furto, l’avvelenamento e l’incendio. Facciamo….la guerra alla società!"
JOSEPH DE’JACQUE
Leggendo e rileggendo gli articoli apparsi su KNO3 non ho potuto fare a meno di prendere carta e penna e rispondere a critiche che se fossero aderenti alla realtà dei fatti sarebbero sicuramente state apprezzate. Questi super compagni, dall’alto del loro scranno, dalla loro posizione di rivoluzionari duri e puri osservano ciò che accade loro intorno e commentano qualsiasi iniziativa venga promossa dai così chiamati anarchici “militonti”. Ne hanno per tutto e per tutti, loro danno la loro sentenza irrevocabile, in quanto ormai i veri anarchici hanno compreso la verità; quella con la v maiuscola. Loro possono dire qualsiasi cosa,non interessa il confronto o la discussione sanno quello che è giusto e quello che è sbagliato. Iniziano così una filippica sull’inadeguatezza di un agire che è invece da sempre patrimonio degli anarchici. L’organizzare presidi,volantinaggi iniziative di strada è ormai per i super rivoluzionari un qualcosa oltre che inutile, anche dannoso per chi ancora fortunatamente passa all’azione. Ma ci vogliano spiegare questi super anarchici dove hanno mai potuto comprendere questa tesi, visto che da nessun documento uscito da incontri sul 41 bis o sulla lotta degli ergastolani si palesa una pregiudiziale verso chi, ripeto, fortunatamente ancora passa all’azione? Se non si fossero arroccati su un livore incomprensibile, non si fossero masturbati su congetture inutili e avessero letto meglio i documenti stessi, o se avessero avuto un po’ più di umiltà e discusso con i compagni in questione, forse avrebbero evitato di indirizzare queste critiche o magari le critiche stesse sarebbero state foriere di soluzioni da poter intraprendere per superare questa situazione di stallo che gli anarchici stanno vivendo. Se avessero letto i documenti avrebbero notato che si parla di distruzione di carceri,che il carcere non ha senso di esistere. Come si può arrivare a pensare che chi organizza cortei, presidi o mobilitazioni in appoggio a lotte carcerarie sia un ostacolatore di pratiche diverse? Chi cazzo vi permette di arrivare a queste conclusioni senza che ci sia nessun indizio che ve lo faccia intuire?. Si parla, riferito al percorso contro il 41 bis, di un progetto cervellotico, ma cosa c’è di cervellotico nel propagandare la distruzione del carcere o evidenziare come sia una forma di tortura il 41 bis? E’ forse cervellotico propagandare l’odio per ogni forma di segregazione,instaurare rapporti con i detenuti che si riconoscono nei contenuti che esprimiamo? E’ forse cervellotico diffondere una tensione verso quest’esistente? E’ cervellotico socializzare con i parenti dei famigliari dei detenuti che appoggiano la distruzione del carcere e manifestano affinità verso ciò che ci caratterizza ? Non e’ stata mai proposta ai famigliari nessuna soluzione ai loro problemi,se non quella di lottare in prima persona. A chi è stato in carcere non puo’ non sovvenire il senso di solidarietà e di euforia che si viene a creare tra certi detenuti nel momento in cui fuori dalle mura ci sono compagni che ancora non si sono stufati di gridare Tutti liberi e Fuoco alle galere! Se qualcuno si è scocciato di queste iniziative io non ho nulla da ribattere, ma credo che non ci si debba arrogare il diritto di dire che queste proposte siano intralcianti verso altre e non si debba rompere i coglioni a chi invece ancora stufo non è. Ho apprezzato sicuramente critiche dirette verso il percorso contro il 41 bis di compagni che faccia a faccia sono venuti a esternare il proprio scetticismo, criticando la possibilità di avviare una mobilitazione insieme a compagni comunisti. Ho discusso, ho interpretato e compreso le critiche mosse. Critiche evidentemente avallate da un qualcosa di concreto, in quanto nate da esperienze simili che si sono poi rivelate inconcludenti e negative. Le ho apprezzate soprattutto perché aperte al confronto e caratterizzate dalla decenza di essere state espresse anche di persona e di non averle solo delegate ad un foglio. Io non mi sento attaccato in prima persona, non credo sia un discorso individuale, ma rispondo proprio perché si viene a giudicare delle iniziative che tanti compagni adottano addebitando a queste iniziative chissà quali responsabilità deterrenti nell’intraprenderne di altra maniera.. Io, (e credo molti se non tutti dei compagni che continuano a fare queste tipo di lotte) credo ancora nella necessita’ di soffiare sul fuoco della rivolta e su uno sbocco insurrezionale e non ho da sistemarmi la coscienza, non mi lancio per riempire il vuoto della giornata, ma piuttosto perché sento viva e intensa la rabbia e l’odio verso questo esistente, rabbia e odio che non mi impediscono certo di essere espressi in altre forme. L’impressione però che esce fuori dagli articoli apparsi su KNO3 è quella di qualcuno che per mettersi a posto la coscienza rispetto alla carenza verso attacchi che sicuramente dovrebbero essere intensificati, piuttosto che passare all’azione debba trovare a tutti i costi dei capri espiatori sui quali riversare le proprie frustrazioni. Sembra che si debbano creare a a tutti i costi spaccature e divisioni tra pratiche diverse che invece dovrebbero convivere ed essere complementari. Traspare un accanimento che va oltre un normale scambio di vedute tra compagni. Sinceramente non avrei mai immaginato da chi sentiva cosi’ forte quest’esigenza, che potesse uscirsene con una serie di articoli, ma piuttosto sfogasse la propria tensione attraverso ciò che propone avvalorando cosi’ i contenuti della critica. Si arriva ad un paradosso secondo me da schizofrenici, da un lato si denuncia giustamente la mancanza di una spinta verso l’attacco ma tacciando di pompieri chi fa anche altro, e allo stesso tempo se ne esce con una risposta teorica per sostenere le proprie argomentazioni. A me sinceramente non verrebbe mai di addebitare questo periodo purtroppo infelice a chi non sta facendo quello che precisamente faccio io. Chi cazzo sono io per sapere cosa fanno altri compagni in situazioni non, (usando un loro termine) da “militonti”?. Ho sempre ritenuto che nell’anarchismo azione e pensiero debbano convivere, ognuna ha la propria importanza e sminuire una piuttosto che l’altra non porta a nulla di positivo. Giusto per essere chiaro, mi sembra che nei momenti di maggior profusione di attacchi, non mancassero contemporaneamente presidi, cortei o altre iniziative di questo tipo. E’ anche sintomatico secondo me che questi eroi dell’anarchismo, questi portatori del nuovo verbo abbiano scelto una frase di DiGiovanni per ribadire la propria posizione. Peccato però che DiGiovanni parli di braccio e mente, mentre sembra che tutto quello che non rappresenti l’azione per i veri rivoluzionari sia qualcosa di inutile e dannoso.
Sempre per chiarire il concetto, cosa fa’ essere certi (forse la loro onnipotenza?) che azioni come quelle avvenute in Cile, in Italia ed ovunque non siano state compiute da anarchici che si mobilitano anche in presidi o cortei? Anche in Grecia mi risulta che cortei, presidi e volantinaggi vengano compiuti quotidianamente, e quotidianamente avvengono attacchi contro il dominio. La critica secondo me corretta nell’evidenziare una carenza di azioni incisive a questo esistente, perde di legittimità nel momento in cui viene indirizzata ad un agire che non è responsabile della carenza stessa. Se questi veri anarchici fossero più in contatto con i “poveri militanti” avrebbero avuto la possibilità di intuire quanto la questione da loro sollevata sia un esigenza che interessa varie individualità, avrebbero avuto l'opportunità di cercare insieme delle soluzioni piuttosto che di parlarsi addosso. Si sarebbe potuto evidenziare come la repressione e la tecnologia siano sempre più estesi nella quotidianità, di come riuscire a non essere oggetto di particolari attenzioni diventi sempre più complicato. Certo che è anche vero che loro hanno già la soluzione: dobbiamo starcene a casa 364 giorni all’anno ed il 365esimo per metterci a posto la coscienza fare un attacchetto al dominio!. Come possono richiedere la necessita’ di organizzarsi tra anarchici se sono estranei a qualsiasi contatto? Pretendono forse addirittura che li si vada a cercare con il lumicino sperando in una loro grazia?
Io credo che non faccia bene a nessuno estraniarsi pensando di avere verità in tasca, è solo con il confronto e con critiche costruttive che si possono apportare benefici e soluzioni a questo periodo di stallo. Di certo c’è una cosa: si e’ persa l’occasione per un “dibattito intelligente” dove approfondire senza dogmi e formulette la teoria sempre necessaria al nostro agire” e sarebbe una delusione abissale se i compagni che hanno redatto KNO3 conoscano profondamente coloro a cui hanno indirizzato gli articoli. Se cosi’ fosse quella societa’ libertaria che dovremmo fornire alle nuove generazioni crollerebbe sul nascere. Crollerebbe perché se non si è neanche in grado di socializzare i propri dubbi con i propri compagni, ci si porterebbe dietro ciò che è di più meschino e corrispondente al modello di società che in realtà vorremmo abbattere.! Non vedo società liberate e libertarie future in chi non riesce nemmeno a comunicare con i propri compagni nel presente.
Ultima cosa: agli uomini di ferro preferisco di gran lunga gli uomini in carne ed ossa che sbagliano, si correggono, amano ed odiano in prima persona! Uomini che non si trascinano, nonostante la realtà glie lo faccia presente quotidianamente, gli stessi sbagli di sempre. Preferisco gli uomini che muniti di umiltà riescono ad interagire con chi gli sta al proprio fianco.
E’ vero: lo stare troppo tempo davanti alla scatola luminosa distorce la realtà e passare da un “Blob” ad Un posto al sole” crea situazioni che in realtà non ci sono, fa vedere boicottatori dove in realtà vi sono compagni che hanno una sensibilità diversa.
Eh già, la realtà è troppo scomoda: troppe beghe, troppe discussioni, assemblee noiose e lunghissime, ma è anche vero che, c’è un'umanità ed una voglia di crescere insieme che probabilmente lascia indifferenti pischelli, uomini di ferro etc. etc.
Un anarchico del Lazio
