Grecia - 2008-2009: La rabbia brucia
GRECIA 2008-2009: LA RABBIA BRUCIA...
Il 6 dicembre 2008 ad Atene il 15enne anarchico Alexis Grigoropoulos viene freddato con un colpo di pistola da un poliziotto. Insieme ad altri amici si trovava nelle vie del quartiere di Exarchia, punto di ritrovo degli anarchici, dove gli sbirri sono visti con disprezzo e tenuti a distanza. Si tratta di un'area universitaria divenuta un crocevia di studenti, immigrati, artisti, intellettuali, tossicodipendenti e persone a basso reddito. I manifesti attacchinati su ogni muro, le A cerchiate e le scritte caratterizzano questo quartiere dove anche la gente comune si è trovata in più di un'occasione a lottare a fianco degli anarchici contro le ingerenze del potere e della speculazione edilizia. Il desiderio di controllo da parte della giunta cittadina ha portato negli ultimi anni a un'attenzione particolare della polizia e a tentativi di ingerenza nel clima di libertà del quartiere, con pattugliamenti intorno a Exarchia, continui fermi di persone, tensione tra abitanti e polizia spesso culminata in scontri, fino ad arrivare alla morte di Alexis. Qualche mese fa, ancora, gli anziani del quartiere, le signore e i giovani erano insieme a scontrarsi contro la polizia per impedire che una piazza abbandonata di Exarchia, punto di ritrovo per i residenti, venisse trasformata in un parcheggio: hanno vinto questa battaglia e hanno trasformato la piazzetta in un giardino autogestito dedicato ad Alexis. Vi hanno piantato alberi di ulivo e piante aromatiche, appeso striscioni, e la piazza è tornata ad essere un punto di ritrovo, di socialità e di assemblee per il quartiere.
L'omicidio di Alexis è stato la scintilla che ha fatto emergere una rabbia che già covava da tempo nella società greca, frutto di un malcontento generale nei confronti di un governo corrotto e incapace, della brutalità della polizia già responsabile di molti pestaggi e omicidi, di una crisi economica che colpiva soprattutto i giovani. Una rivolta violenta che partita dalla rabbia degli anarchici e degli amici di Alexis si è poi estesa a macchia d'olio nel giro di poche ore con la partecipazione diretta di tantissime persone indignate di ogni provenienza sociale. Nonostante quello che hanno voluto far passare i media, cioè che la rivolta fosse in mano agli anarchici, la maggioranza di chi è sceso in strada a distruggere i simboli del dominio e a scontrarsi con la polizia erano giovani delle scuole, universitari, lavoratori, immigrati, gente comune. Nel giro di poche ore la rivolta si è diffusa in moltissime città della Grecia ed è continuata per settimane con un'intensità quotidiana, e anche quando i media hanno smesso di parlarne è continuata con azioni dirette di gruppi clandestini armati, occupazioni di stazioni radio, sindacati, università, municipio e focolai di tensione che esplodevano qua e là in maniera imprevedibile.
Per alcuni mesi la Grecia ha visto lo stravolgimento totale della quotidianità, la vita che usciva nelle strade e si riprendeva gli spazi tramite l'autogestione e la distruzione dei simboli dell'oppressione. Si è trattato di una vera e propria rivolta sociale: sono stati attaccati i simboli del capitalismo tra cui banche e negozi oltre ai simboli dell'autorità e delle istituzioni come il parlamento, le stazioni di polizia, le chiese, le scuole, l'albero di natale del sindaco, il ministero dell'educazione.
Nel 2009 a distanza di un anno la rabbia è ancora viva nelle piazze e nelle strade. Il nuovo governo socialista di Giorgio Papandreou (che si va a sostituire al precedente governo di destra con a capo Costas Karamanlis), insieme al nuovo ministro dell'interno Michalis Chrisochoidis, quasi a rimarcare che la differenza tra destra e sinistra è solo una facciata, opta per una linea dura di tolleranza zero nei confronti di ogni manifestazione di protesta. Nei mesi precedenti all'anniversario della morte di Alexis il governo si prepara per il contrattacco repressivo mirato ad impedire l'espandersi della rivolta sociale, istituisce un nuovo corpo speciale di poliziotti addestrati in moto, il “team Delta”, opera decine di fermi e di arresti preventivi, porta avanti un'operazione mediatica di criminalizzazione degli anarchici e degli spazi occupati. Nei giorni clou della protesta la capitale viene militarizzata a livelli che non si vedevano da più di 10 anni in Grecia: oltre 10.000 poliziotti in antisommossa vengono impegnati a presidiare le strade del centro di Atene, in particolar modo intorno ad Exarchia e alla zona universitaria, in vista del corteo del 6 dicembre. I media parlano di 500 anarchici italiani, che insieme a francesi, spagnoli e russi, sarebbero in arrivo per aiutare nella rivolta!
Nei giorni precedenti quasi tutte le università vengono occupate dagli anarchici e diventano la base per assemblee e gruppi d'azione. Il 5 comincia a salire la tensione: nel pomeriggio al Pireo la polizia fa irruzione in un circolo anarchico durante un'assemblea e arresta tutti i presenti, oltre a perquisire il posto in cui verranno ritrovate bottiglie vuote, benzina e altri oggetti. Quaranta persone vengono trattenute in carcere e dovranno pagare 51.000 euro di cauzione per essere libere in attesa del processo, che potrebbe svolgersi anche tra uno o due anni. La stessa sera ad Exarchia, nel luogo dell'uccisione di Alexis, si svolge un presidio commemorativo e poco dopo un corteo spontaneo composto da qualche decina di persone si snoda per le vie del quartiere. Dopo pochi minuti una vera e propria retata di poliziotti in moto, con conseguente rastrellamento delle strade ormai poste in assedio, porta all'arresto di 12 persone, accusate di resistenza, danneggiamenti, porto di armi improprie e dell'incendio di un paio di macchine della polizia. Tra questi vi sono 5 italiani, rilasciati a piede libero due giorni dopo e il cui processo si svolgerà il 24 dicembre: racconteranno di essere stati picchiati e umiliati nel momento dell'arresto.
Il 6 dicembre alle 13.00 si svolge il corteo cittadino in memoria di Alexis, partecipano quasi 20.000 persone di ogni tipo. Già dal concentramento ci sono scontri con la polizia, che ha la peggio: alcuni “Delta” vengono atterrati e presi a bastonate, verranno salvati solo dall'arrivo dei rinforzi. Il corteo si snoda lungo le vie principali, dove vengono assaltate e distrutte telecamere, vetrine di banche e negozi di lusso, con l'ovazione e il supporto di tutti i partecipanti della manifestazione. I poliziotti schierati nelle vie laterali vengono allontanati con fitti lanci di pietre, e rispondono lanciando lacrimogeni sulla folla. Viene occupata anche la sede rettorale dell'università di Atene: la bandiera greca in cima viene sostituita con una bandiera nera, e la pavimentazione di marmo della facciata viene completamente divelta e smantellata per farne sassi da lanciare contro gli sbirri! A piazza Syntagma altri scontri con la polizia, che carica con le moto ferendo gravemente due anziani militanti. Si contano una trentina di feriti, e 40 arresti. La guerriglia continua all'Ateneo dove manifestanti e polizia si fronteggiano per ore con lanci di pietre da una parte, e lanci di lacrimogeni e granate assordanti dall'altra, fino a che i poliziotti sgomberano le strade e se ne tornano a casa. Nel frattempo una parte del corteo si è diretta ad Exarchia, dove viene riguadagnata la piazza allontanando la polizia con molotov, pietre e barricate.
Anche a Salonicco c'è tensione, i 3.000 manifestanti vengono attaccati con lacrimogeni e bombe assordanti, seguono scontri che durano ore. Qualche giorno prima l'università di Salonicco era stata sgomberata con un'irruzione della polizia che aveva anche arrestato alcuni attivisti.
Il 6 dicembre, ad Atene, una ventina di giovani a volto coperto attaccano con pietre un commissariato di polizia. Nel pomeriggio si svolge il corteo degli studenti: la maggior parte dei manifestanti sono giovanissimi, tra i 14 e i 18 anni, ma si vedono anche ragazzini che avranno si e no 8 anni che sono in prima linea nel lancio di oggetti contro la polizia. Continuano gli scontri con i poliziotti, che però sono in gran numero e riescono a fiancheggiare il corteo e avere la meglio, tramite diversi lanci di lacrimogeni e l'arresto di alcune persone. Ci sono comunque danneggiamenti a banche, vetrine, pensiline dell'autobus e altri oggetti dell'arredo urbano, ormai nelle vie attraversate dai cortei di questi giorni non c'è più un solo vetro intatto. Gli scontri proseguono davanti al Politecnico posto sotto assedio dalla polizia, che lancia lacrimogeni perfino all'interno del cortile, ma viene respinta con molotov e barricate infuocate.
Nel giro di due giorni si contano 823 fermi e 159 arresti solo ad Atene, un numero impressionante. Manifestazioni di protesta si sono svolte anche a Salonicco, Ionnina, Rodi, Creta, Larissa, Samos, Corinto.
Il fuoco della rivolta e della rabbia sono ancora vivi ma è tempo di fermarsi un attimo a riflettere su come agire e trovare nuove strategie per fare fronte alla repressione. Una risposta dello Stato era prevedibile, e non sono una novità neanche i metodi che utilizza dato che in altri paesi essi vengono usati già da anni. Quello che c'è da aspettarsi anche in Grecia è un inasprimento delle pene per reati riguardanti gli scontri di piazza (al momento considerati reati minori), un maggiore controllo tecnologico attraverso l'installazione di nuove telecamere, tentativi di sgombero dei posti occupati, un rafforzamento delle sezioni poliziesche dedicate alla repressione degli anarchici. Mentre lo scorso anno la rivolta è esplosa inaspettata e lo Stato non ha saputo far fronte al duro attacco subito e all'espandersi rapido dei focolai di protesta, quest'anno si è vista una risposta dura anche se ancora un po' caotica da parte dei difensori dell'ordine sociale. C'è tanto da fare e da pensare, è importante creare sempre nuove discussioni e riflessioni estese che chiariscano e cementifichino la critica verso l'autorità, lo stato, il capitale, per far sì che la rivolta non sia solo una fiammata temporanea e istintiva destinata ad estinguersi in breve tempo. Contemporaneamente a questo è fondamentale continuare ad alimentare nella società il desiderio di autogestione, il distacco dalle istituzioni e dai partiti, il rifiuto alla sottomissione, la ribellione verso la prepotenza dell'autorità, in modo che questa rabbia non rimanga prerogativa degli anarchici ma continui ad unire tanti individui diversi contro il nemico comune.
Alcuni dei 500 “reduci”...



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