Gradisca - Due evasi dal Cie

fonte: il piccolo

Piegano le sbarre e scappano dal Cie
Nuova «originale» fuga dalla struttura di Gradisca. Protagonisti due tunisini
Erano stati tra i protagonisti della rivolta con incendio del centro di Lampedusa

GRADISCA Nella notte scorsa altri due tunisini sono fuggiti dal Centro di identificazione ed espulsione di via Udine. Dopo il blitz messo a segno da 20 stranieri due settimane fa, questo ennesimo episodio non farebbe quasi più notizia se non fosse per la modalità scelta dai nordafricani per guadagnare la libertà.

Intrecciate delle lenzuola, le hanno legate al centro delle sbarre d’acciaio (dove cioé la resistenza è minore) e hanno tirato insieme ai compagni fino a quando non si sono deformate. Una volta piegate a sufficienza le sbarre per permettere alla testa di passare, i due ospiti del Cie sono riusciti ad uscire dal primo recinto di contenimento. Hanno raggiunto il Centro d’accoglienza per ichiedenti asilo e dalla sezione Cara hanno quindi scavalcato il muro di cinta. Una volta fuori, sono quindi scappati attraverso i campi. Non è ancora chiaro il motivo per cui i compagni non li abbiano seguiti.

I due protagonisti di questa insolita fuga si erano già fatti notare a febbraio. Facevano parte del gruppo di migranti coinvolti nella rivolta nel Centro d’identificazione ed espulsione di Lamedusa terminato con l’incendio che aveva devastato la struttura d’accoglienza dell’isola siciliana. Nei giorni successivi, i maghrebini erano stati ripresi e trasferiti con un ponte aereo nei Cie di mezza Italia. Tra questi anche in quello di Gradisca.

Con la bocciatura in Parlamento del documento che prevedeva l’allungamento del periodo di identificazione da 60 giorni a sei mesi, a meno che i tunisini non vengano rimpatriati nelle prossime ore, il gruppo dovrebbe essere dimesso entro la settimana. La tensione all’interno della sezione Cie rimane alta.

In caso di dimissione, è comunque improbabile che gli immigrati rimangano nell’Isontino. A ciascuno verrà consegnato un decreto d’espulsione. I destinatari del decreto avranno cinque giorni per abbandonare l’Italia prima di diventare clandestini a tutti gli effetti. In caso di controllo, fornirebbero un’altra identità, ritornerebbero in un centro di identificazione e la procedura ripartirebbe semplicemente da capo.

Mar, 21/04/2009 – 17:38
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