Genova - incendiata l’auto di un inviato del Secolo XIX

fonte il secolo XIX

Incendiata l’auto di un inviato del Secolo XIX. Indaga la Digos, dopo che nei giorni scorsi era stato ritrovato un volantino contro Marco Menduni, inviato del Decimonono. Marco Menduni, ormai da 15 anni, si occupa di delicate inchieste e approfondimenti sui temi più caldi di cronaca nera e giudiziaria.

«Episodio gravissimo, senza precedenti negli ultimi anni - denuncia l’Associazione Ligure dei Giornalisti con la Federazione nazionale della Stampa con l’Ordine dei Giornalisti ligure e il gruppo cronisti - L’incendio dell’auto di Menduni, non appare certo come un episodio fortuito e testimonia, purtroppo, come il fare cronaca risulti, a seconda delle parti interessate, spesso scomodo e rischioso. A Marco e al Secolo XIX, una solidarietà non formale e l’invito, anche se sappiamo che non ne ha bisogno, a proseguire come sempre nel suo lavoro. Il dissenso e la critica per il lavoro che noi svolgiamo sono legittimi e anche doverosi, la violenza e le intimidazioni no. Dalle indagini speriamo possano emergere elementi utili per arrivare a chi ha colpito anche se quanto accaduto in altri episodi, contro varie testate genovesi con motivazioni politiche o da stadio, non ha mai visto l’identificazione di un solo responsabile di atti di intimidazione, lancio di bombe carta, affissione di striscioni minacciosi e insultanti».

IL FATTO

L’emergenza è scattata dopo la mezzanotte di San Silvestro. Quando un abitante di una strada di Sampierdarena si è affacciato alla finestra e ha visto un bagliore rossastro sotto un’automobile. Pochi istanti dopo è scoppiato l’incendio, che ha avvolto la macchina, una Smart Roadster.

La macchina bruciata è appunto del giornalista Marco Menduni, inviato del Secolo XIX. Già nell’imminenza dell’incendio è intervenuta una volante della polizia, poi la Digos. Il rogo, infatti, desta più di un sospetto. La vettura, infatti, era parcheggiata in una strada in cui ne erano posteggiate almeno altre quaranta, ma nessuna è stata vandalizzata né ha subito alcun tipo di danno. C’erano poi altri segni (un vetro infranto, il cofano anteriore spaccato) che hanno fatto pensare a un’azione mirata, magari approfittando del fragore dei botti esplosi per l’arrivo del nuovo anno.

Il rogo dell’auto segue una serie di episodi che hanno visto il giornalista del Secolo XIX nel mirino di minacce e intimidazioni. I più recenti: il ritrovamento di un volantino in cui lo si definisce “garantito dalla Digos”, un paio di settimane fa; il secondo avvenuto il giorno della morte del portuale Gianmarco Desana, il 23 dicembre scorso. In questa occasione Menduni è stato prima aggredito verbalmente, poi spintonato e costretto ad allontanarsi mentre stava realizzando il suo servizio sulle proteste seguite il gravissimo lutto. Un’aggressione partita da un gruppo di persone estranee ai lavoratori del porto.

La replica di quel che era già accaduto in porto nell’aprile 2007, nel corso delle manifestazioni esplose al varco portuale di lungomare Canepa dopo un’altra tragedia, la morte di Fabrizio Cannonero. Anche in quel caso il giornalista si era dovuto allontanare, senza poter completare il suo lavoro di cronaca e di testimonianza della disgrazia.

Nell’aprile 2005, nel corso di un blitz notturno, un gruppo di giovani a volto scoperto aveva invaso nottetempo la portineria del Secolo XIX, lordandola con rifiuti e tracciando con lo spray su un vetro la scritta “Menduni boia”. Nel centro storico era apparsa la scritta “Menduni come Montanelli” che evocava la gambizzazione di uno dei maestri del giornalismo italiano.

Lun, 04/01/2010 – 14:21
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