Genova - Chi infama e chi ROSica... | Aggiornato
Bombe anarchiche, la svolta in un Pc
Graziano Cetara (il Secolo XIX)
Anni di silenzio, dopo le esplosioni e le stragi sfiorate. Ora una nuova traccia potrebbe squarciare il velo di mistero che dal 2002, e poi dal 2004, e ancora dal 2005, avvolge i responsabili dei quattro attentati dinamitardi lanciati a Genova contro caserme di polizia e carabinieri: quelle della questura, del commissariato Foce Sturla e delle stazioni dei carabinieri di Pra’ e Voltri. Quattro trentenni di area anarchica, due italiani (un toscano e un piemontese) e due tedeschi, sono stati denunciati per l’occupazione abusiva di una villa abbandonata tra Pontedecimo e Campomorone, in Valpolcevera. Non solo. In una delle stanze del rudere è stato trovato un computer e nella sua memoria documenti collegati alle rivendicazioni di una parte dei principali attentati degli ultimi anni (a Genova, ma anche a Torino, Milano, Viterbo, Roma). Elementi sufficienti a far scattare l’intervento dei carabinieri del Ros, il Raggruppamento operativo speciale, e un sequestro giudiziario con un’ipotesi di reato pesantissima: associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.
Al momento non è dato sapere se i quattro siano stati o meno iscritti nel registro degli indagati. Di certo i loro nomi sono nel mirino dei sostituti procutarori Anna Canepa e Andrea Canciani, titolari delle inchieste sulle bombe genovesi. Sono nomi noti agli investigatori specializzati nella galassia dell’anarchia. Uno dei due italiani, anarchico collegato agli ambienti toscano ed emiliano, fu coinvolto dall’inchiesta sul pacco bomba spedito a Bologna all’indirizzo del premier Romano Prodi, nel 2003. Subì perquisizioni. Controlli ripetuti. Il secondo giovane italiano graviterebbe nelle file degli anarchici piemontesi. Dei due tedeschi, uno in particolare sarebbe finito al centro di inchieste su attentati compiuti all’estero.
L’analisi della memoria interna del computer è in corso, unitamente alla macchina da scrivere e ai documenti, trovati insieme al pc nella villa abbandonata. È impossibile al momento dire il grado di coinvolgimento del quartetto nei fatti evocati dal materiale sequestrato dai Ros. Si tratta di una traccia, dopo anni di silenzio. E come tale va valutata, in attesa che l’inchiesta eventualmente arrivi a una svolta. L’ultimo scossone impresso dagli inquirenti a un’indagine, o meglio a un gruppo di indagini complesse e delicatissime, risale al 2005. Allora come oggi le bombe fatte esplodere contro obiettivi istituzionali per uccidere, erano sei: tre doppi attentati (a polizia e carabinieri), più una busta-trappola costata uno sfregio a un militare nel 2001, organizzati e portati a termine a Genova dalla vigilia del G8 in poi.
All’alba del 25 agosto 2005 erano scattate cinque perquisizioni nelle case di altrettanti anarchici: tre genovesi, residenti nel quartiere di Sampierdarena, nel ponente della città; e due giovani trentini, appartenenti a quella comunità di insurrezionalisti del Nord Est sulla quale si erano già addensati i sospetti all’indomani delle esplosioni davanti alle caserme di Pra’ e Voltri. Erano stati razziati cassetti e computer, armadi e hard disc. Erano stati portati via volantini distribuiti al pubblico a suo tempo, e file ideologici di natura interna, rivolti cioè agli iniziati dell’organizzazione clandestina. E molte rubriche, con numeri telefonici giudicati ”preziosi” e indirizzi email. Tutto materiale raccolto sempre dai carabinieri del Ros che è stato al centro del lavoro investigativo degli ultimi tre anni.
I cinque giovani perquisiti allora, proprio come i quattro ai quali è stato sequestrato il computer in Valpolcevera, non erano ancora tecnicamente indagati. Si trattava di cinque figure diverse, divise in due gruppi: uno costituito da simpatizzanti d’area, senza una vera e propria militanza accertata nei gruppi dell’anarco insurrezionalismo; e uno composto da veri attivisti, la cui affiliazione doveva essere chiarita. Elettricisti. Periti elettrotecnici. Commercianti di materiale elettrico. Personaggi accomunati dal mestiere e da un’unica pista: i timer che hanno pilotato gli scoppi delle sei bombe. Attentati rivendicati dalla Fai, la Federazione Anarchica Informale, secondo gli esperti «una organizzazione spontanea di piccole cellule, non strutturate in senso gerarchico», che comprende anche la sigla della “Brigata 20 Luglio”, data simbolo per la morte di Carlo Giuliani durante il G8, e la “Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolari)”.
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fonte lastampa
I ros dei carabinieri di Genova avrebbero individuato, in una villa abbandonata nell'entroterra, un computer utilizzato dagli anarchici della Fai (Federazione Anarchica Informale) per scrivere le rivendicazioni di una lunga catena di attentati dinamitardi, da Bologna a Torino.
Nel mirino degli investigatori, cinque anarchici, tre italiani e due cittadini tedeschi. Uno risiederebbe in piemonte.
Sui nomi massimo riserbo.

