Ferrara - Ragazzo lasciato crepare nell’indifferenza.

A Ferrara: ragazzo lasciato crepare nell’indifferenza.

Sabato 13 febbraio 2010, Sahid Belamel, ragazzo marocchino di 29 anni, è morto di freddo, solo, sul ciglio di una strada, nella più totale indifferenza di chi passava.
Tra le 3.30 e le 4.00 di mattina era stato buttato fuori da una discoteca del ferrarese, il Madame Butterlfy, dato che, secondo il titolare, “barcollava” e “si aggirava in uno stato di malessere”.
Una volta fuori, il buttafuori del locale rientra lasciando Sahid senza aiuto, al freddo, mentre i suoi stessi “amici” non se ne preoccupano. Un altro buttafuori chiama un taxi con il telefonino dello stesso Sahid ma il taxista, una volta sul posto, si rifiuta di caricarlo a bordo. Nessuno chiama un’ambulanza.
Alla chiusura della discoteca Sahid è ancora all’esterno del locale e viene allontanato nuovamente, poiché, sempre secondo l’interpretazione data dal titolare, stava “molestando le altre persone” (forse stava, semplicemente, chiedendo aiuto!).
Viene detto che Sahid se ne va correndo in strada ma, date le condizioni, è difficile crederlo.
Sta di fatto che in strada resterà fino a quando, alle 8 di mattina, un vigilante privato lo troverà, a petto nudo, sdraiato e in stato di avanzata ipotermia.
Il vigilante, a questo punto, chiama i soccorsi ma è troppo tardi e Sahid muore.
Da telecamere poste nelle vicinanza è stato appurato che Sahid, durante le ore di agonia, chiese ripetutamente aiuto senza che nessuna macchina si fermasse e senza nessuno che gli prestasse un benché minimo aiuto.
Nei giorni seguenti giornali e politici locali esprimono la loro ipocrita stupita indignazione, parlando di un ragazzo che era venuto in Italia per fare una vita migliore e che stava cercando di regolarizzarsi, quando proprio giornali e politici sono fra gli artefici di questo clima generale di indifferenza verso l’altro, soprattutto se questo è lo “straniero”: spauracchio indicato come potenziale criminale, stupratore, in ogni caso soggetto pericoloso da evitare quando non da segregare in carceri e C.I.E.
Anche Sahid è una vittima del delirio sicuritario, germe maligno che ammorba, ed alimenta allo stesso tempo, un mondo segnato da separazioni intollerabili e dall’insensibilità verso le condizioni delle altre persone, percepite come entità distinte dal sé e dal proprio ambiente.
La distruzione di ogni sentimento di solidarietà è ciò che ristagna sotto la calma apparente di città anestetizzate come Ferrara, che devono il loro buon nome proprio alla passività con cui i cittadini percepiscono ed affrontano gli accadimenti del mondo in cui vivono o, per meglio dire, sopravvivono distrattamente.
Sahid è una vittima sulla coscienza di quanti, ogni giorno, si girano dall’altra parte, preferendo non vedere quel che succede fuori dalle finestre di casa, al di fuori della finta realtà che apprendono acriticamente e maniacalmente dalla televisione.
Ma dovrà ben arrivare il giorno in cui la tranquillità di queste anime candide, che preferirono abbassare le persiane anche mentre Federico Aldrovandi veniva ammazzato dai poliziotti della questura ferrarese, dovrà essere sconvolta da un risveglio necessario, tanto più traumatico quanto più da loro stesse verrà rimandato.
In un mondo che ignora la solidarietà tra gli individui e non sa fare niente per reagire a questa deriva siamo tutti condannati, nessuno escluso, all’emarginazione sociale e allo scontro tra poveri incoraggiato dai poteri forti. Che questa desolidarizzazione sia frutto di esclusione razziale o, peggio, di una chiusura volontaria.

Anarchici ferraresi.

Ven, 26/02/2010 – 21:56
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