Era agli arresti domiciliari. Clochard evade dalla panchina

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Cosa ci fa un clochard su una panchina di un giardino pubblico? È agli arresti domiciliari. Sembra un colmo ma è la realtà. E se l'uomo condannato a stare sulla sua panchina per aver rubato in un supermercato «evade» cosa succede? Finisce in carcere e il pubblico ministero incaricato del caso chiede l'obbligo di firma. Il giudice si pronuncerà fra cinque giorni.

È successo a Milano una decina di giorni fa. Antonio C., 41 anni, clochard, originario di Avellino viene arrestato per il furto di un giaccone e due paia di calze in un supermercato di via Olona. Assolto dall'accusa perché non querelato dal supermercato, patteggia la condanna a sei mesi ottenendo gli arresti domiciliari. Ma Antonio non ha una casa. E allora che si fa? Una panchina di via Aquileia, non lontano dal carcere di S.Vittore diventa il suo domicilio. E nessuno cerca di allontanarlo per salvaguardare il decoro urbano. Perché lui, lì ci deve stare per legge. E la legge lo controlla. Antonio deve farsi trovare ogni giorno dopo le 21 e prima delle 7 nei pressi della «sua» panchina per verificare che rispetti i domiciliari. Un giorno Antonio «evade» e viene portato a S. Vittore.

Ora il giudice deve decidere cosa fare dell'«evaso» e se accogliere la richiesta del difensore dell'uomo che chiede che gli venga concessa una misura cautelativa più blanda. L'obbligo che Antonio si presenti alla polizia giudiziaria solo una volta al giorno per la firma quotidiana. «Speriamo che questa storia finisca bene - spiega il legale - e che, nel caso gli fosse concesso, il fatto di recarsi ogni giorno in caserma per firmare gli faccia passare la voglia di allontanarsi dalla sua panchina». Anche perché, nel caso venisse scarcerato, per il momento un trasloco non è comunque nei suoi progetti. Lo dice il suo avvocato.

Quella di Antonio è l'ennesima puntata della lunga saga delle panchine pubbliche, già nel mirino dei sindaci del nord da qualche anno. La differenza è che a Treviso con Gentilini, a Trieste e anche a Belluno l'ordine era stato quello di eliminare le panchine per evitare che clochard e perditempo se ne appropriassero. Nel caso di Antonio, invece, la panchina si vuole che diventi a tutti gli effetti - anche legali - «casa sua».

Mer, 10/10/2007 – 10:02
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