Ennesimo suicidio in carcere

tratto dal comunicato stampa dell'osservatorio permanente contro le morti in carcere

[...]Plinio Toniolo, 55 anni, artigiano, ex assessore del Comune di Nove
(Vi) è il settantesimo detenuto che si toglie la vita dall’inizio
dell’anno: si tratta del numero più alto di suicidi in carcere mai
registrato in Italia.

Toniolo è il quarto detenuto che muore suicida nella Casa
Circondariale di Vicenza negli ultimi 4 anni: il 24 novembre 2008 si
uccise Abdelmijd Kachab, algerino di 22 anni; il 12 aprile 2007 Carlo
Maruzzo, di 38 anni e il 6 ottobre 2005 Simon Lleshaj, albanese di 36
anni.

L’uomo era stato arrestato domenica per un mandato di cattura europeo.
Le autorità tedesche lo accusavano di fatti molti gravi: atti sessuali
su minorenne. Ieri, dopo l'interrogatorio di garanzia, nel quale ha
cercato strenuamente di spiegare che quelle accuse erano folli, perché
lui di mani addosso a bambini e bambine non ne ha mai messe né aveva
mai pensato di metterle, è rientrato in cella. E si è tolto la vita.

Il dramma è stato scoperto intorno alle 16.30. Le guardie
penitenziarie hanno dato l'allarme al 118, ma all'arrivo dei sanitari
del Suem non c'è stato più nulla da fare, Toniolo era già morto per
soffocamento.

Toniolo era stimato sia come artigiano decoratore sia come uomo. Ex
assessore del Comune, ha operato una vita nel settore del volontariato
e delle opere sociali, a stretto contatto con la parrocchia. Una
persona specchiata, viene descritta in paese, che si è sempre spesa
per gli altri. Per questo l'artigiano non sarebbe riuscito a reggere
quell'accusa infamante.

Da quanto è stato possibile ricostruire, i carabinieri della compagnia
di Bassano avevano ricevuto il mandato di cattura europeo spiccato dal
tribunale di Berlino. Non avevano potuto fare altro che arrestare
Toniolo e accompagnarlo in carcere. Lui si era detto fin dal primo
momento sconvolto dell'accusa. Lo stesso ha fatto ieri, quando è stato
interrogato dal giudice della Corte d'Appello di Venezia, competente
per i casi di arresto ordinato da altri paesi dell'Ue. Toniolo si è
difeso, ma quando ha saputo che le manette a suo carico erano state
convalidate non avrebbe retto ed avrebbe deciso di farla finita.

Non sapremo mai se Plinio Toniolo era davvero innocente, ma di certo
sappiamo che ha usato il suo corpo, la sua vita, nell’estremo
tentativo di essere ascoltato e creduto. Come Bruno Vidali, che si è
ucciso il 14 novembre scorso nel carcere di Tolmezzo dopo aver
inutilmente “gridato” per mesi la sua innocenza, e come tanti altri
prima di loro.

Premettendo che ogni decesso dietro le sbarre rappresenta di per sé un
fatto inaccettabile per la civiltà del paese e per le nostre
coscienze, viene da chiedersi quanti dei detenuti che muoiono ogni
anno avrebbero potuto essere fuori dal carcere e, probabilmente,
essere ancora vivi.

La custodia cautelare in carcere dovrebbe rappresentare l’eccezione e
non una sorta di “anticipazione della pena”, mentre i detenuti in
attesa di giudizio sono più numerosi dei condannati (34mila circa
contro 31mila).

Le morti sono più frequenti tra i carcerati in attesa di giudizio,
rispetto ai condannati, in rapporto di circa 60/40: mediamente, ogni
anno in carcere muoiono 90 persone ancora da giudicare con sentenza
definitiva e le statistiche degli ultimi 20 anni ci dicono che 4 su 10
sarebbero stati destinati ad una assoluzione, se fossero
sopravvissuti.[...]

Lun, 28/12/2009 – 17:06
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