Eni - Attacchi in almeno 6 città e sviluppo indagini dopo le perquisizioni a Bologna

fonte: "l'informazione di Bologna" di mercoledì 30 marzo 2011:

I PRECEDENTI L'azienda è stata colpita con modalità diverse in almeno sei città dal 21 febbraio scorso
DA MILANO A RAVENNA, UN MESE DI FUOCO
Crescendo della campagna di protesta "contro le guerre e lo sfruttamento"

La campagna anarchica contro l'Eni va avanti da alcune settimane in tutta Italia. A Milano il 21 febbraio scorso una lettera firmata da un gruppo dell'area anarchico-insurrezionalista ha rivendicato l'ordigno incendiario trovato poco prima che esplodesse davanti all'ingresso dell'Eni energy store di corso Sempione a Milano, in quel momento chiuso come tutti i lunedì mattina.
La bomba rudimentale era contenuta in una piccola scatola ed era costituita da tre grossi petardi, dei fiammiferi, della Diavolina e da una bottiglietta di benzina. Il circuito con una resistenza in tugsteno era collegato a delle batterie collegate a un timer da cucina fissato sulle 13.50. Gli artificieri erano intervenuti intorno alle 13.30, appena in tempo per disinnescarlo.
Secondo gli inquirenti l'ordigno, congegnato da mani esperte, aveva un basso potere distruttivo e molto probabilmente aveva una funzione dimostrativa.Le indagini puntano ora a capire se ci possono essere altri ordigni in circolazione con obiettivi simili, magari in altre città o in altri Paesi come la Grecia o la Spagna dove sono radicate le cellule anarco-insurrezionaliste in contatto con quelle italiane.
Negli ultimi tempi, a Torino, Napoli, Trento, ma soprattutto a Roma, ci sono stati raid vandalici con vernice rossa e marrone e scritte contro negozi e stazioni di rifornimento Eni. Lo scorso 7 febbraio è stato danneggiato il distributore di carburanti Eni lungo la tangenziale di Trento sud.
E a Ravenna l'Eni Power Energy Store di via Panfilia è stato assalito tre volte. Dopo il doppio attacco eco-terrorista a firma Elf di novembre e dicembre scorsi, qualche giorno fa le vetrine del negozio sono state riempite di scritte con vernice nera con in calce una vistosa lettera "A" cerchiata, emblema degli anarchici.
Gli autori hanno scritto: "Portiamo tumori e inquinamento a Ravenna e nel mondo. Con rispetto". E su un muro nelle vicinanze c'era la scritta "Eni = morte". A Torino la settimana scorsa c'è stata una irruzione negli uffici Eni di corso Palermo.
Muniti di un volantino, uno striscione e un megafono, i manifestanti hanno ricordato " il ruolo dell'Eni in Libia, la sua complicità prima con Gheddafi e la sua repressione che le hanno garantito lo sfruttamento delle risorse energetiche, poi con la coalizione Usa, Francia, Gran Bretagna, Canada e Italia che attraverso l'intervento 'umanitario' intende garantirsi una buona fetta di gas e petrolio nel prossimo futuro. Una chiara risposta al presente: finché non riusciremo a convincervi a farvi avvelenare con il nucleare è guerra aperta per accaparrarsi le rimanenti risorse del pianeta, in questo caso delle ex colonie".
Infine, bloccando il traffico, hanno scritto con la calce sulla strada davanti all'edificio: "Eni complice di guerre e sfruttamento".


Sempre sullo stesso giornale a proposito delle indagini sui recenti attacchi avvenuti a Bologna ("Bomba ad Ibm" , "Bombe all'Eni", allarme bomba ad Emil banca,, sfasciamento vetrine della nuova sede della lega in centro):


Un investigatore:"Sapevamo che avrebbero colpito". Oggi vertice con magistrati carabinieri e polizia

ALFONSO: "AZIONI PERICOLOSE ED ALLARMANTI"

La "A" cerchiata preoccupa gli inquirenti:"Dobbiamo capire chi è nel mirino"

I segnali di una possibile ripresa della lotta anarchica erano stati
colti da tempo. Gli inquirenti non si attendevano però queste modalità.
"Ce lo aspettavamo - ragiona infatti un inquirente - Era previsto e
prevedibile perché l'acuirsi delle tensioni sociali rendono più aspro il
conflitto e danno la stura ad azioni del genere". E per tale ragione
"avevamo anche programmato una serie di iniziative per monitorare questi
fenomeni. Ma è la virulenza e l'intensità che in qualche modo
sorprendono".

E in effetti, da piazza Trento e Trieste prendono "atto di una
situazione che sta diventando incalzante". Il fenomeno dunque era stato
previsto con largo anticipo "e tutte le iniziative che potevamo mettere
in campo per monitorare il fenomeno e potenzialmente contrastarlo le
avevamo messe in campo".

Ora c'è un confronto con le forze di polizia "su quanto è stato fatto,
su quello che poteva essere fatto e su quello che si potrà fare". Per
questo nella giornata di oggi è previsto un summit in Procura al quale
prenderanno parte carabinieri e polizia, i pm Luca Tampieri e Enrico
Cieri, titolari dei fascicoli relativi all' Eni e alla Ibm, e il
procuratore capo Roberto Alfonso.

"Ci sono preoccupanti segnali che arrivano - dice al proposito Alfonso -
Dobbiamo cercare di capire perché queste azioni pericolose e allarmanti
sono concentrate in questo momento e capire se si tratta di un
messaggio e se si a chi è indirizzato". Il procuratore poi non esclude
che possa essere formulata un'altra ipotesi di reato che vada oltre il
semplice danneggiamento seguito da incendio.

Perché quest'ultima è "una qualificazione giuridica - ragiona un altro
inquirente - che non ti permette neppure di applicare una cattura". E in
effetti, prosegue il ragionamento, "questi episodi sono in linea con
altre iniziative dell'anarchismo che sono apparentemente poco gravi
quanto a qualificazione del fatto e per le conseguenze a parte via De'
Terribilia (il fallito attentato con pentola esplosiva del luglio 2001,
ndr). Tutti gli episodi, compresi i pacchi bomba che comunque mostrano
l'esistenza di un' organizzazione, non erano destinati a causare la
morte. Il valore resta simbolico o per turbare l' opinione pubblica o
per tenere accesa la fiammella anarchica. Il tutto pare finalizzato a
evitare che le iniziative degli inquirenti siano calibrate ai fatti".

Perché è chiaro, prosegue l' inquirente, "che il salto di qualità dello
strumento investigativo dipende dal reato commesso. Se fossero le Br la
reazione sarebbe diversa. Questi episodi non li puoi qualificare come
270 bis (associazione con finalità di terrorismo ed eversione
dell'ordine democratico, ndr) per esempio. Siamo convinti che la
qualificazione del 270 bis per gli anarchici sia infelice sia dal punto
di vista giuridico che sostanziale".


Sab, 02/04/2011 – 20:16
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