Dap - Mafiosi e terroristi, mai più nelle stesse sezioni
fonte: Il Sole 24 Ore, 14 maggio 2009
Mafiosi, terroristi e affiliati o organici mai più detenuti nelle stesse sezioni. Facile a dirsi, difficile da realizzare, nonostante il ministero di Giustizia ci riprovi con una Circolare che la quarantina di carceri italiane del circuito ad elevato indice di vigilanza (destinato a sparire) e di alta sicurezza (l’unico che sopravvivrà) stanno ricevendo in questi giorni.
Lo scopo di questa riforma che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha cominciato a diffondere a fine aprile è quello di evitare contatti tra le diverse organizzazioni criminali e tra queste e le reti terroristiche nazionali e internazionali. "La criminalità terroristica - si legge nella circolare - evidenzia una tendenziale, irriducibile adesione a valori contrapposti a quelli di uno stato di diritto, con una marcata propensione al proselitismo".
Il timore del "contagio" verso i detenuti che oggi convivono in una stessa sezione con un boss di Cosa Nostra e magari con il capo di una cellula terroristica di matrice islamica è il primo motivo che ha portato il Dipartimento ad avviare questa riforma che interesserà (prudenzialmente) almeno 6mila reclusi (i reati per associazione mafiosa ascritti a detenuti erano 5.558 a fine 2008). Nonostante l’ordinamento penitenziario garantisca che la popolazione carceraria sia suddivisa per categorie omogenee, questo di fatto non avviene a causa del sovraffollamento degli istituti, del loro grado di sicurezza e della formazione del personale.
Ma c’è un altro motivo che spinge alla rigida separazione, spiegato da Roberto Alfonso, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia. "Spesso i terroristi - dichiara - riescono a mutuare strategie dalle mafie. Il contatto tra i capi è letale. Benvenuta sia dunque questa netta divisione, soprattutto se accompagnata da un carcere duro di più lunga durata e rigoroso come prevede il pacchetto sicurezza approvato ieri".
Rigore che è anche al centro dei pensieri di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto a Palermo. "Ogni passo in avanti va bene - dichiara al Sole 24 Ore - anche se purtroppo siamo abituati a continue comunicazioni tra boss e mondo esterno".
L’incomunicabilità assoluta è il fine che questa circolare intende perseguire, dettando regole ferree per le singole consorterie criminali. Quando la ricognizione avviata in tutte le carceri sarà completata, contemporaneamente all’isolamento dei terroristi per singola matrice, partirà la fase che prevede sezioni isolate per isoli appartenenti a Cosa Nostra, per i membri della ndrangheta e così via per Camorra e Sacra Corona Unita.
Del resto in questi anni i boss detenuti delle diverse mafie hanno avuto modo di stringere alleanze o rompere amicizie già strette e hanno sempre trovato il modo di comunicare decisioni e strategie all’esterno nonostante il più o meno duro regime di isolamento al quale dovrebbero essere sottoposti.
La Circolare la cui applicazione comporterà massicci trasferimenti da un istituto all’altro, ingenti risorse finanziarie e contemporaneamente la riqualificazione o la formazione di personale prevede due altre linee guida. I detenuti che hanno avuto ruoli marginali nelle compagini mafiose o terroristiche e che non siano dunque capi, promotori, dirigenti, organizzatori e finanziatori saranno inseriti nel circuito di "media sicurezza" (la declassificazione, verosimilmente giocata sui capi di imputazione, non sarà agevole).
I detenuti, infine, che hanno mostrato nel tempo una naturale propensione alla violenza all’interno degli istituti o che hanno una spiccata tendenza all’evasione, dovranno essere reclusi in sezioni protette e celle singole.



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