Dai media - Le carceri completamente sovraffollate
fonte vari media
Superati oggi i 62.000 detenuti e presentato il "piano carceri"
Ad oggi nelle carceri italiane si è registrata la presenza di 62.057
detenuti, ben 391 in più rispetto a una settimana fa.
In allegato è possibile vedere le statistiche dettagliare regione per regione.
Di seguito alcune agenzie appena diffuse sulle presentazione del
"Piano carceri" da parte del Capo del Dap Franco Ionta.
CARCERI: MAPPA DEL SOVRAFFOLLAMENTO REGIONE PER REGIONE
ANSA - 4 MAG - Nelle 207 carceri italiane risultano ad oggi, secondo
i dati del Dipartimento dell'amministrazione
penitenziaria (Dap), 62.057 detenuti a fronte di una capienza
regolamentare (calcolata alla fine del mese scorso) di 43.201 posti e
di un limite tollerabile di 63.702. I detenuti imputati (30.892) sono
la maggioranza rispetto a quelli condannati in via definitiva
(29.317).
PIANO DAP, 46 PADIGLIONI E 9 ISTITUTI ENTRO 2 ANNI
ANSA
Un piano da circa 1,5 miliardi di euro che in 18 regioni porterà a un
un aumento di circa 18mila posti letto (di cui
circa 5mila entro il 2010-2011) attraverso la ristrutturazione di
sezioni carcerarie esistenti, la costruzione di 46
nuovi padiglioni in altrettanti istituti, il completamento di 9
carceri in fase già avanzata, e l'edificazione di altri 18
nuovi penitenziari. Sono questi - secondo quanto si è appreso - gli
obiettivi del piano straordinario che Franco
Ionta, capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ha
consegnato al ministro della Giustizia Angelino Alfano e che presto il
Guardasigilli, dopo un'ulteriore verifica con i suoi uffici tecnici,
porterà in consiglio dei ministri per fare il punto sui costi e sui
tempi di un'operazione che rientra in un quadro strategico nazionale
vista l'emergenza sovraffollamento. Il sistema - come denunciano
quotidianamente i sindacati di polizia penitenziaria - rischia di
implodere: i detenuti crescono al ritmo di 800-1000 al mese e (dato
aggiornato ad oggi) sono arrivati a quota 62.057, contro una capienza
regolamentare di 43.201 posti e un limite tollerabile di 63.702. Al
Dap è in corso una lotta contro il tempo (Ionta è stato nominato
commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria due mesi fa),
che va di pari passo con la necessità di trovare le risorse per la
costruzione di nuovi penitenziari (su cui è competente il ministero
delle Infrastrutture).
I fondi di bilancio su cui il Dap può fare affidamento certo ammontano
a circa 200 milioni di euro, ai quali si
aggiungono circa 120-130milioni di euro della Cassa delle ammende (ai
quali si può ora attingere mentre fino a due mesi fa la Cassa era solo
per progetti di reinserimento dei detenuti). A tale somma potrebbero
aggiungersi fondi Fas (circa 200milioni di euro) comunicati dal
ministero dello Sviluppo economico ma non ancora assegnati perché da
ridefinire dopo l'emergenza terremoto in Abruzzo.
Al momento, dunque, ad essere finanziati con certezza nel piano Dap
consegnato ad Alfano sarebbero 46 nuovi
padiglioni e nove carceri in via di completamento (Cagliari, Sassari,
Rovigo, Forlì, Savona, Reggio Calabria, Tempio Pausania, Oristano e
Trento). L'obiettivo è rendere disponibili circa 5mila posti letto
entro il 2010-2011. Spetterà invece al ministero delle Infrastrutture
trovare i fondi per 18 nuovi istituti, penitenziari da un migliaio di
posti ciascuno, che il piano del Dap ha individuato in prossimità
delle grande città (in particolare Roma, Milano e Napoli): i
finanziamenti potrebbero arrivare con l'ingresso dei privati
attraverso lo strumento del 'project financing'. Il piano punterà
soprattutto sulle aree metropolitane dove maggiori sono i flussi dei
detenuti (si pensa, ad esempio, ad un nuovo carcere a Nola, per
alleggerire Napoli-Secondigliano). La costruzione di nuovi padiglioni
sarà invece più veloce e meno costosa (un padiglione da 200 posti
costa 10milioni di euro circa) ma significherà sacrificare spazi verdi
e ricreativi per i detenuti.
UIL, ENTRO FINE ANNO SOVRAFFOLLAMENTO PARI A PIU' DEL DOPPIO DELLA CAPIENZA
(IRIS) - ROMA, 4 MAG - Tra poche ore sfonderemo la soglia delle
62mila presenze. La marcia verso la quota limite delle 63mila pare
inarrestabile, anzi di questo passo a fine anno i detenuti presenti
negli istituti penitenziari saranno circa 70mila, a fronte di una
capienza massima di circa 43mila posti". A lanciare l'ennesimo allarme
sovraffollamento negli istituti penitenziari e' il segretario generale
della Uil-PA penitenziari, Eugenio Sarno, che torna a sollecitare
"soluzioni urgenti" al problema, "pena l'ingestibilita' totale dei 220
penitenziari italiani. La fase post indulto - accusa Sarno - e' stata
gestita in modo inappropriata, avendo fatto mancare le risposte
strutturali necessarie. Per sgravare l'insostenibile situazione si
renda necessario un maggior ricorso alle misure alternative
corroborate da una adeguato sistema di controllo, eventualmente
affidato alla polizia penitenziaria, e cio' non significa rendere meno
certe le pene: nel 2008 sono stati 3.005 i detenuti affidati in prova,
1.350 i semiliberi, 1.800 sottoposti alla detenzione domiciliare". La
presenza di detenuti stranieri - ammette il sindacato - ha una
incidenza molto rilevante sulle difficolta' attuali. "Il 37,17% della
popolazione detenuta (al 31 marzo, 22.837 su 61.445) e' costituita da
stranieri": nel dettaglio, 8.441 europei, 11.986 africani, 1.109
asiatici e 1.301 americani. "Particolarmente degno di attenzione - per
Sarno - il dato dei detenuti nordafricani. Marocchini (5.052) e
tunisini (2.818) costituiscono oltre il 34% dei detenuti stranieri e
questo dovrebbe indurre a piu' idonee valutazioni sui flussi migratori
e sugli effetti che producono sul sistema penitenziario italiano. E'
significativo che a dicembre del '91 i detenuti stranieri assommavano
a 5.365 (il 15,13% della popolazione detenuta). Anche la sensibile
crescita dell'aumento degli atti di violenza perpetrati in danno di
agenti penitenziari (circa 670 negli ultimi dodici mesi) e'
direttamente proporzionale alle presenze dei detenuti stranieri". "Tra
qualche giorno - conclude il segretario generale - a quanto ci e' dato
sapere, il ministro Alfano e il capo del Dap, Ionta, dovrebbero
illustrare il piano carceri. A meno di improbabili miracoli ci
troveremo di fronte ad un piano di edilizia penitenziaria che rendera'
concreta le disponibilita' di posti non prima di due anni. Nel
frattempo si continuera' ad ammassare persone in spazi assolutamente
insufficienti aggravando le indegne, incivili, condizioni detentive
che appalesano un sistema oramai al collasso e prossimo
all'implosione. In molti istituti, persino per poter consumare i pasti
al tavolo occorre fare i turni: e' il caso del reparto femminile di
Santa Maria Capua Vetere dove in celle costruite per contenere al
massimo tre persone ne vengono ospitate dieci".
CARCERI: OSAPP; IONTA ROTTAME, FA RIMPIANGERE VECCHIO CAPO DAP
ANSA - 4 MAG - Per l' Organizzazione Sindacale Autonoma della Polizia
Penitenziaria il capo del Dap Franco Ionta 'e' un rottame che fa quasi
rimpiangere' il suo predecessore. 'Ionta non ha assolutamente
dimostrato alcuna politica risolutiva di una situazione detentiva che
definire emergenziale e' quasi un'offesa per gli agenti di polizia
penitenziaria impegnati sul campo - dice il segretario dell' Osapp,
Leo Beneduci -. Stiamo facendo lo stesso percorso negli istituti di
pena che il Capo del Dipartimento ha iniziato qualche mese fa e
dobbiamo amaramente constatare come in un anno di attivita' non abbia
portato a casa nulla, se non la nomina a Commissario Straordinario,
oltre ad aver contribuito ad aggravare quella condizione che 43 mila
uomini e donne della Penitenziaria si trovano ad affrontare'. 'Il
piano edilizio promesso anche dal Ministro della Giustizia Alfano e'
orami un miraggio - osserva Beneduci -. A questo punto pensiamo
rimanga ben poco all' Amministrazione: o svelare questo fantomatico
piano, senza indugiare troppo, o dichiarare lo stato emergenziale e
mandare a casa Ionta visto che il bluff e' stato scoperto'.
Manganelli: un reato su tre commesso da clandestini
ANSA - 4 MAG - "Un terzo degli autori di reati in Italia sono
clandestini, mentre il tasso di criminalità degli immigrati regolari è
uguale a quello degli italiani". Lo ha detto il Capo della Polizia,
Antonio Manganelli, nel suo intervento alla scuola di perfezionamento
delle forze di polizia.
Il capo della Polizia ha riferito dati del Dap (Dipartimento
amministrazione penitenziaria) che indicano come il 38% dei detenuti
sia costituito da immigrati, in gran parte clandestini. Per quanto
riguarda certi reati (criminalità predatoria) è in certe aree del
paese, ha osservato Manganelli "la percentuale di clandestini che
commettono reati arriva anche al 60-70-80%. Questi fenomeno nuovo dei
clandestini - ha aggiunto - ha inciso sulla sicurezza reale".
C'E' CALO POTENZIALITA' INVESTIGATIVE - "Ci sono temi in Italia di
cui è difficile parlare senza scatenare reazioni opposte: tra questi
ci sono l'immigrazione ed anche il rapporto tra polizia giudiziaria e
magistratura", ha sottolineanto Manganelli. "C'e' - ha spiegato il Capo della Polizia in riferimento al rapporto tra polizia giudiziaria e Pm - una riduzione della potenzialità investigativa nel nostro paese e
va superata una situazione in cui ci sono
investigatori posticci e investigatori ingessati che stanno li a
ricevere disposizioni da chi non sa darne".
DA SINDACI NESSUNA INVASIONE CAMPO - I nuovi poteri concessi ai
sindaci in materia di sicurezza urbana non invadono il campo delle
forze di polizia, ha precisato il Capo della Polizia. "La sicurezza
urbana - ha spiegato
Manganelli - non comprime la sicurezza pubblica. Il decreto Maroni
premette che l'ordine e la sicurezza pubblica
sono di competenza della Polizia di Stato, mentre il sindaco
interviene nei casi di disagio sociale, rimuovendo le
condizioni di degrado che favoriscono comportamenti delinquenziali".
Si tratta, ha proseguito, "di una attività
complementare: sicurezza pubblica e sicurezza urbana devono camminare
insieme. Peraltro - ha aggiunto - noi
monitoriamo le ordinanze dei sindaci, che nella maggior parte dei casi
hanno superato il vaglio prefettizio".
1- Torino: il Comune si interroga sul sovraffollamento carcerario
2- Giustizia: ddl Carfagna; torna il "foglio di via" per le prostitute
3- vomito 1= Parma: Cgil; le aggressioni? per troppi detenuti e pochi agenti !
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Torino: il Comune si interroga sul sovraffollamento carcerario
Sesto Potere, 5 maggio 2009
Questa mattina la Commissione politiche sociali del Comune di Torino
ha ospitato Pietro Buffa, direttore del "Lorusso-Cutugno" Casa
circondariale di Torino e la Garante ai diritti dei detenuti. Tema
principale il sovraffollamento delle carceri, attualmente sono 1.645
persone, a fronte di una capienza della struttura di 998.
Buffa ha riferito che si sta facendo il possibile, da settembre dello
scorso anno a oggi, per reperire spazi da adibire ai reclusi. Come ad
esempio la palestra dell’Istituto dove la situazione, facendo sempre
riferimento a settembre 2008, è leggermente migliorata: dai 90
detenuti che la occupavano si è passati agli attuali 35-40 (questo sia
per il trasferimento di alcuni detenuti definitivi nelle carcerci
piemontesi, sia perché sono stati reperiti spazi che prima erano
destinati a attività sociali).
Poi ha tenuto a precisare che dopo un sopralluogo dell’Asl è stato
riscontrato che la situazione igienica è conforme alle esigenze dei
reclusi, compresi bagni e docce, diversamente da quanto riportato da
alcuni giornali il giorno prima.
Infine sull’argomento sovraffollamento - il direttore - ha comunicato
che i posti di polizia si stanno attrezzando per ospitare più
arrestati. Entro il mese di maggio si affronterà, a livello nazionale,
il piano carceri, soprattutto con l’ampliamento degli istituti già
esistenti, ma anche con la costruzione di nuovi. Poi, brevemente, il
direttore Buffa, ha sottolineato, a proposito degli agenti aggrediti
nei giorni scorsi, che negli ultimi sei mesi si sono verificati 2-3
casi e che i provvedimenti disciplinari sono passati dagli 800 del
2000 ai 580 del 2008.
Anche la Garante dei detenuti si è soffermata sul fatto che sempre più
persone vengono arrestate e si deve pensare a soluzioni abitative per
le persone che ne possono usufruire come ad esempio una detenzione
esterna quando possibile. Questo è il problema oggi.
Giustizia: ddl Carfagna; torna il "foglio di via" per le prostitute
Redattore Sociale - Dire, 5 maggio 2009
Lo avevano promesso e hanno mantenuto la parola. I presidenti delle
commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato, Carlo
Vizzini e Filippo Berselli, dopo aver presentato e poi ritirato lo
scorso giugno un emendamento al decreto sicurezza che introduceva
l’obbligo del foglio di via nei confronti delle lucciole, ora lo
ripropongono nel ddl Carfagna contro la prostituzione, di cui sono i
relatori. C’è però una modifica: stavolta il "contravventore" rischia
da 1 a 4 anni di carcere e poi il rimpatrio.
L’emendamento dei relatori, infatti, con l’introduzione dell’articolo
1-bis, prevede una modifica alla legge 27 dicembre 1956 n. 1423,
"Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la
sicurezza e per la pubblica moralità".
In sostanza, le misure e le pene previste in tale legge vengono
applicate, oltre che ad "oziosi, vagabondi e delinquenti abituali,
spacciatori, sfruttatori di prostitute e minori", anche nei confronti
di "chiunque viva del provento della propria prostituzione e venga
colto nel palese esercizio di detta attività in luogo pubblico o
aperto al pubblico".
Ne segue, che tali persone "pericolose per la sicurezza pubblica o per
la pubblica moralità" ma anche, si aggiunge con l’emendamento,
"destino allarme nella collettività" e si trovino fuori "dei luoghi di
residenza", possono essere oggetto di diffida del questore o "con
provvedimento motivato" del foglio di via obbligatorio e non possono
tornare nel comune da cui sono state allontanate per un periodo non
superiore a 3 anni. E se la legge del 1956 prevedeva per il
"contravventore" l’arresto da 1 a 6 mesi, l’emendamento
Vizzini-Berselli alza la soglia della reclusione da 1 a 4 anni.
Sempre la legge del 1956 prevede che "nella sentenza di condanna viene
disposto che, scontata la pena, il contravventore sia tradotto al
luogo del rimpatrio". Quindi, chi è straniero, inevitabilmente, sarà
accompagnato al suo paese di origine. Infine, se nonostante la diffida
del questore non si "riga dritto", nei casi di pericolo per la
pubblica moralità è previsto che il questore possa richiedere al
tribunale competente "la sorveglianza speciale della Ps, il divieto di
soggiorno in uno o più comuni o province" o "l’obbligo del soggiorno
in un determinato comune". Insomma, il cosiddetto ‘confinò. Tali
misure di prevenzione vanno da un periodo minimo di un anno fino a 5
anni. E chi non le osserva, finisce in carcere (da 3 mesi a 1 anno).
I relatori poi intervengono, attraverso un altro emendamento, sulla
possibilità di esercitare la professione in luoghi chiusi. Con una
modifica al Codice civile si stabilisce che "l’assemblea dei condomini
può vietare l’esercizio della prostituzione nelle singole unità
immobiliari, anche inserendo una specifica disposizione nel
regolamento del condominio".
Per quanto riguarda gli altri emendamenti al ddl, diversi senatori,
sia di maggioranza che di opposizione, intervengono sul primo articolo
cassando dalle sanzioni del reato di prostituzione la pena del carcere
e, in modo diverso, modulano l’entità della multa che sale fino a
10.000 euro.
Altre proposte di modifica, come quelle dei senatori del Pdl Enrico
Musso e Raffaele Lauro, invece, stabiliscono una serie di adempimenti
obbligatori, dalla certificazione sanitaria ogni 3 mesi
all’istituzione di un registro in questura, per consentire l’esercizio
della prostituzione in luoghi privati e non aperti al pubblico. Così
come si consente, in deroga alla presente legge, ai comuni di poter
individuare aree specifiche e aperte al pubblico per l’esercizio della
prostituzione.
Tra gli emendamenti presentati, sempre dal senatore Musso, anche
quello che indica nella stampa e nei sistemi informatici gli unici
mezzi per pubblicizzare la propria attività di prostituzione: prevista
un’ammenda da 1.000 a 10.000 euro per chi usa altri mezzi. Inoltre,
propone che il ministero dell’Economia, attraverso un decreto,
introduca un codice Iva per chi esercita la prostituzione. Insomma,
anche le lucciole devono pagare le tasse.
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C= Cap 'e cazzo!
G= gadan (qta parola la capiscono i piemontesi !!)
I= ignobili
L= leccaculi - lota! (qta i caudini !!)
Parma: Cgil; le aggressioni? per troppi detenuti e pochi agenti !
La Repubblica, 5 maggio 2009
La Cgil lancia l’allarme sulla carenza d’organico dopo che un
carcerato si è scagliato contro un agente e si domanda: "Cosa accadrà
con il reato di clandestinità?".
Dopo l’ultima aggressione nei confronti di un lavoratore all’interno
del carcere di Parma, la Cgil di Parma lancia l’allarme nella
convinzione che "le aggressioni sono direttamente proporzionali alla
crescita dei detenuti".
In una nota, il segretario della Fp Cgil provinciale, Donato Coltelli,
ha ricordato che "Parma ospita oggi 450 tra condannati e imputati, con
due reparti chiusi per ristrutturazione, con l’apertura dei quali si
supererà quota 600", e che "la carenza di poliziotti penitenziari a
Parma è vicina a quota 200, mentre mancano sei educatori sui nove
previsti. Questi sono i dati drammatici sotto gli occhi di tutti".
Ma soprattutto, per la Cgil, restano le preoccupazioni sul futuro, una
serie di domande destinate a "restare senza risposta": "La categoria
si chiede cosa accadrà con l’introduzione del reato di clandestinità.
Aumenterà ancor di più la popolazione detenuta? - ha continuato
Coltelli - E come si affronterà questa emergenza, con la semplice
costruzione di nuovi padiglioni?".
Da qui la sua conclusione: "Se oggi accadono fatti gravissimi come le
aggressioni che colpiscono gli operatori che quotidianamente
assicurano la vigilanza negli istituti con grande spirito di
abnegazione, quali misure saranno adottate per contrastare questo
fenomeno e cosa accadrà domani con più detenuti, maggiori reparti da
vigilare, senza un adeguato numero di operatori e con la restrizione
di benefici legge?".



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