Commiato Feel Their Pain fest
Scrivo queste righe per definire la sospensione a tempo indeterminato del Feel Their Pain fest, qualora qualcuno ne fosse interessato.
Questo comunicato è principalmente indirizzato a chi è già familiare con l’iniziativa. Chi, invece, volesse saperne di più a riguardo può consultare la pagina www.myspace.com/feeltheirpainfest .
Attualmente non so quanto sia stato importante all’interno dell’ambiente, sia musicale che politico, né è certamente mia intenzione attribuirgli nulla di particolarmente eccezionale; ma è stato importante per me, molto.
Quindi poco conta cosa chiunque, da disinteressato, possa pensare di ciò che sto scrivendo.
Provo molto rammarico e malinconia, soprattutto ora che siamo in uno dei periodi dell’anno un cui solitamente si è svolto, ma è una decisione che dovevo assolutamente prendere.
Come banalmente si usa dire in molto casi, si tratta della fine di un’era, di un ciclo, almeno per me, durato 3 anni che nell’intervallo tra i 21 e i 24 non li ritengo ininfluenti.
Il Feel Their Pain fest mi ha permesso di mettere definitivamente la testa fuori da quella realtà opprimente del paese in cui ho sempre vissuto ed è stato il modo con cui ho iniziato a tramutare da passivo in attivo il mio coinvolgimento in quelle che sono le attività che svolgo tutt’ora; ma soprattutto mi ha dato la possibilità di conoscere e/o di approfondire la conoscenza della maggiore parte delle persone a cui attualmente devo la mia vita.
Ho sempre considerato l’hardcore/punk qualcosa di sovversivo; d’altronde è il motivo principale per il quale ne sono da subito rimasto affascinato, se non altro, per l’immaginario che rappresentava nella mia testa.
Per sovversivo intendo sia qualcosa che possa radicalmente ribaltare la prospettiva che abbiamo riguardo alle nostre esistenze, sia qualcosa che costituisca una minaccia pratica allo status quo dei rapporti sociali e agli apparati di sfruttamento, dominio e distruzione, avamposti di questa dittatura democratica.
Allo stesso tempo non ho mai pensato, né tanto meno desiderato, che le persone, per poter essere coinvolte in un’iniziativa da me promossa, debbano essere fatte con lo stampino o avere delle visioni e modi perfettamente sovrapponibili ai miei. Essendo il punk/hc, almeno nella forma in cui lo vedo io non vincolata al suono delle chitarre o ai bpm della batteria, un mondo variegato, ho sempre avuto molto piacere nell’invitare bands tra le più disparate musicalmente, geograficamente e culturalmente.
Gli unici requisiti, a parte quelli fondamentali che non mi va neanche di citare, sono sempre stati esclusivamente la volontà a condividere lo spirito della giornata e, ovviamente, l’appagamento del mio gusto musicale J
A parte il logico contributo raggiunto per i destinatari del benefit, il reale obbiettivo del fest era raggiungere un punto in cui, al termine di ogni edizione, ciascuno avesse ricevuto e offerto qualcosa di significativo di cui fare bagaglio per i tempi a venire; trattasi di aver acquisito maggior coscienza riguardo agli abomini protratti dalla nostra società ed eventualmente riguardo a chi vi si oppone o “semplicemente” di conservare il ricordo di un’intensa giornata condivisa con chi espone lo stesso livello di passione.
Nelle maggior parte dei casi io ho ricevuto moltissimo dalla persone coinvolte, nonostante con alcune di esse le divergenze di opinione non verranno probabilmente mai colmate, e questo mi ha migliorato molto come individuo vivente all’interno di una realtà omologante e impersonale, oltre ad avermi arricchito di un fardello di emozioni non indifferente. Se almeno in parte sono riuscito a fare lo stesso nei confronti degli altri, questo festival ha raggiunto il risultato che si era preposto.
Chiaramente parlo in prima persona perché sono io in questo momento a condividere i miei pensieri a riguardo e sono io, nella pratica, a decidere se il fest si ripeterà o meno; ma altrettanto chiaramente, non ho mai inteso il Feel Their Pain come “una mia realizzazione”. E’ esistito esclusivamente grazie al contributo di tutti quelli che ne hanno preso parte in qualsivoglia forma: dal muovere un tavolo a partecipare sotto il palco ai concerti, da attaccare un volantino a darmi le motivazioni psicologiche per poter dire “si, proponiamolo ancora una volta”.
Quelle stesse motivazioni che ora non sono svanite, ma sono anzi più forti e lucide che mai; proprio per questo il FTP per il momento deve terminare qua. Per me è sempre stato, prima di tutto, un viaggio, un’esperienza personale all’interno di un vissuto che non mi vedeva sorridere quasi mai e che non mi permetteva di lottare più efficacemente per la realizzazione o il tentativo di realizzazione dei miei desideri. E’ stato spesso un’ancora di salvezza e allo stesso tempo una fonte di frustrazioni, dolori, tensioni, malinconie. Nel percorso che sto intraprendendo, ancora pieno di questi contrasti, il FTP tornerà ad esistere quando la sua funzione sarà prettamente positiva e propositiva e si affrancherà da quello stanco trascinarsi che un’esistenza protratta senza reale ricambio/rinnovamento finisce col rappresentare.
Nel frattempo sbarre, mura e recinti continuano ad esistere, la macchina del dominio e dello sfruttamento è ancora bene oleata e funzionante, la Terra viene ancora trivellata senza sosta. La lotta per opporsi, contrastare e rovesciare tutto ciò non si può fermare e le attività inerenti in tutte le loro forme saranno all’ordine del giorno: chi sente dentro di sé questa impellente necessità di non rimanere fermo a guardare questa parabola discendente che riguarda si le vittime dei soprusi, ma direttamente anche le nostre vite e la nostra libertà, continui a dare il suo contributo anche con la più piccola delle azioni e a coinvolgere quanti più individui saranno disposti a mettersi in gioco per un qualcosa che forse mai vedremo, ma per il quale percorso siamo indispensabili. Qualcuno diceva: “even if I will fall today what I believe won´t die with me”.
Mi rendo conto che qualcuno possa cogliere eccessiva enfasi in quello che ho scritto, ma queste parole rappresentano realmente, anche se solo in parte, quello che ho vissuto in riferimento a questo evento: un concerto come tanti altri per molti, qualcosa di più per alcuni… come è normale che sia.
Il mio sentito abbraccio ed eterna riconoscenza va a tutti quelli che abbiano mai preso parte al festival: qualsiasi cosa abbiate fatto siete stati egualmente importanti. Chi ha fatto la differenza continua a farla nella vita di tutti i giorni, FTP o non FTP; sapete chi siete.
Il mio pensiero finale va tutti gli esseri viventi umani e non-umani in questo momento rinchiusi in qualche antro buio del potere e del profitto.
APRIRE OGNI GABBIA, MENTALE O MATERIALE CHE SIA!
Riccardo



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