Cie - Aggiornamenti da vari centri di detenzione

da macerie

Fuga dall’inferno

Grossa perquisizione nelle celle di Lamezia Terme questa mattina, dopo che nella notte gli agenti hanno scoperto l’ennesimo tentativo di evasione di massa. Si parla di un buco nel muro e la polizia sostiene di aver sequestrato sotto ai materassi bastoni e lamette. Sono tutte notizie che vanno verificate, ma sicuramente la situazione a Lamezia è ancora caldissima, dopo la fuga e la rivolta della settimana passata. Lamezia è veramente un buco nero, quasi irraggiungibile, e abbiamo pochi racconti di prima mano da laggiù. Ma vogliamo dirvi di un dialogo di non troppo tempo fa con un recluso che era capitato là dopo un certo periodo in un Centro del Nord. - Com’è Lamezia rispetto a qui? - gli abbiamo chiesto. E lui ha risposto: C’est l’enfer, l’enfer sur la terre!

Miguel e Mimì

Dopo quattro giorni di insistenze dall’esterno, Miguel è ancora abbandonato dentro a Ponte Galeria: continuano a negargli ogni assistenza medica. Bisogna insistere ancora un po’. Questo è l’appello che sta circolando da una settimana.

Circa una settimana fa Miguel dopo aver ingerito per protesta alle condizioni di prigionia dentro al Cie di Ponte Galeria della candeggina e due pile è stato ricoverato in un ospedale di Ostia. È stato sottoposto a numerose lastre dalla quali risultava la presenza di questi corpi estranei; dopo alcuni i giorni soltanto una delle pile risultava essere fuoriuscita, ciononostante Miguel è stato dimesso e ricondotto nel Cie. Oggi Miguel lamenta malori ma è rinchiuso nel centro e gli vengono negate le cure di cui avrebbe bisogno…. Vi invitiamo a telefonare al Cie di Ponte Galeria per protestare : Tel. 06.658.542.15 - 06.658.542.28

Una situazione analoga si presenta anche al Cie di Torino, dove Mimì, un ragazzo marocchino picchiato dagli Alpini non viene portato in ospedale per le visite necessarie. Il medico del Centro gli avrebbe detto: “Non posso fare nulla per te, sei un clandestino”. Anche per lui, vi invitiamo a telefonare al Cie di Corso Brunelleschi per protestare, ai numeri 011.558.99.18 - 011.558.87.78 - 011.558.98.15

Tentata fuga da via Corelli. Tentato suicidio a Ponte Galeria.

Questa notte una ventina di reclusi di via Corelli hanno tentato la fuga dai tetti. Da quel che sappiamo nessuno è riuscito a guadagnare la libertà: scoperti dalle guardie, alcuni si sono buttati dal tetto della struttura e in quattro si sono fatti molto male nella caduta. Sappiamo che solo due sono finiti all’ospedale, e sono già stati dimessi: uno ha un braccio (o una mano) fratturato e l’altro si è fatto male alla schiena e non riesce a camminare. Giusto due giorni fa, il Centro - semideserto dalla rivolta del 13 di agosto - aveva ricominciato a popolarsi, con l’arrivo di trenta algerini trasferiti dalla sardegna. A presto ulteriori aggiornamenti.

A Ponte Galeria, invece, un recluso slavo ha provanto ad impiccarsi con un lenzuolo ieri sera ed è stato salvato da un suo compagno di gabbia. I detenuti lamentano la qualità del cibo, fornito dalla Sodexo, che in questi giorni è particolarmente mediocre: ieri in molti non hanno mangiato.


Aggiornamento
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A tentare la fuga da Corelli, questa notte, sono stati in 25 e purtroppo nessuno è riuscito ad arrivare di là dal muro. Probabilmente un terzo recluso è stato trasportato in ospedale e da lì di nuovo nel Centro, anche si il numero di quelli che si sono fatti male è maggiore: «ma devi urlare molto per farti curare». In giornata, poi, hanno fatto una ispezione al centro gli avvocati dei 14 imputati del processo per la rivolta del 14 agosto. Leggete il testo di una agenzia che riporta la loro testimonianza all’uscita: “Nella sala benessere, una per ognuno dei 5 settori - raccontano - c’e’ una televisione ingabbiata in una grata che gli ospiti possono vedere solo attraverso una grata e macchinette del caffe’ anch’esse ingabbiate. Tutto qui: poi, possono uscire nel cortile e sedersi su una panchina. In sostanza, secondo gli avvocati il Cie è peggio di un carcere, dove gli ospiti, “non essendo né detenuti né liberi non hanno i diritti né dei primi né dei secondi. È come la sala d’attesa di un aeroporto trasformata in un carcere”. “La maggior parte delle persone che hanno assistito ai fatti oggetto del processo “sono stati rimpatriati o trasferiti in altri centri di detenzione”. I legali hanno anche riferito di una tentata evasione ieri sera da parte di 25 persone. “Del resto - commentano - non e’ neppure possibile parlare di evasione poiché non sono detenuti e non hanno commesso alcun reato”.

Un grido da Gradisca

Un grido di disperazione dal Cie di Gradisca d’Isonzo. Nel pomeriggio alcune camere sono aperte e, quando è ora di rientrare, inizia un diverbio tra i poliziotti e i reclusi. Una porta è rotta, la polizia si inalbera, accusa i reclusi e minaccia di picchiarli con i manganelli. I reclusi esplodono: sanno che l’unico modo per non farsi fare del male dalla polizia è farsi male da soli e in sei o sette cominciano ad urlare e a tagliarsi. La polizia si ritira, e guarda scorrere il sangue da lontano. Era solo da alcuni giorni che la direzione del Centro aveva cominciato ad allentare un po’ il regime di massima sicurezza applicato sui detenuti sin dalla grande rivolta di inizio agosto.

Aggiornamento. La porta della quale si parla nell’intervista era rotta perché un recluso l’aveva spaccata per provare a scappare. La sua fuga, purtroppo, non ha avuto esito e la ventilata rappresaglia della polizia - che se l’è presa con tutti i reclusi - ha fatto scoppiare questa protesta disperata. Forse il nervosismo della polizia era dovuto ad un’altra fuga, riuscita!, avvenuta un paio di giorni fa e della quale nessuno aveva ancora dato notizia.

Mer, 16/09/2009 – 18:52
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