Carceri: Al via sciopero della fame dei 1300 ergastolani | Rassegna Stampa
Fonte adnkronos
Roma, 1 dic. (Adnkronos) - Al via, da oggi, lo sciopero della fame degli ergastolani italiani. Parte cosi' la seconda fase della campagna 'Mai dire mai' contro l'ergastolo e le carceri di massima sicurezza, che durera' fino a marzo 2009. La prima fase ha riguardato la raccolta di ricorsi da inviare alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo; ricorsi sottoscritti da detenuti condannati alla pena dell'ergastolo, che chiedevano alla Corte tra le altre cose di pronunciarsi contro l'Italia per aver violato l'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Liberta' Fondamentali, quello che afferma che "nessuno puo' essere sottoposto a tortura ne' a pene o trattamenti inumani o degradanti".
Fonte primapaginamolise
Riparte con ancora più forza e convinzione la campagna "Mai dire mai" per l'abolizione dell'ergastolo.
La campagna per l'abolizione dell'ergastolo ha preso avvio dall'iniziativa assunta da circa 300 ergastolani italiani i quali, stanchi di morire un po' tutti i giorni e preferendo morire una volta sola, avevano scritto una lettera provocatoria al Presidente della Repubblica italiana per chiedere che il loro ergastolo fosse tramutato in pena di morte.
Dal primo dicembre 2007 quasi ottocento ergastolani e 13.000 persone - tra altri detenuti, parenti, amici, cittadini, volontari - hanno portato avanti uno sciopero della fame per chiedere che venisse discussa in Parlamento la proposta di legge per l'abolizione dell'ergastolo.
Da allora le iniziative non si sono mai fermate.
Dall'uscita del libro "Mai dire mai" Il risveglio dei dannati!" che fa una cronaca su come si sia arrivati allo sciopero della fame del primo dicembre 2007, sullo svolgimento dello sciopero stesso, sulle valutazioni date dai detenuti ergastolani, sul futuro delle prossime lotte e che raccoglie scritti di ergastolani sotto forma di poesie, lettere, pensieri, interventi tutti sul tema, ovviamente, dell'ergastolo; fino alla presentazione alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo di un ricorso inviato dagli ergastolani italiani, affinché questa si pronunci sulla pena dell'ergastolo in Italia.
Le prossime iniziative prenderanno il via il 1° dicembre 2008, con l'inizio di un nuovo sciopero della fame, sia degli ergastolani che di tutti coloro che sono solidali con la campagna. In questa circostanza lo sciopero della fame verrà organizzato a staffetta, di settimana in settimana e di regione in regione.
Le carceri del Molise, insieme a quelle presenti in Abruzzo, parteciperanno allo sciopero nella settimana tra il 2 e l'8 febbraio 2009.
A tale riguardo, i detenuti del carcere di Larino, che già hanno appoggiato e partecipato al precedente sciopero, hanno già dato inizio alla mobilitazione con occasioni di discussione e confronti per divulgare l'iniziativa e raccogliere le adesioni.
Nello specifico, i detenuti di Larino si faranno portatori di due specifiche proposte indirizzate alla Direzione del penitenziario: 1) evitare che nei giorni dello sciopero la cucina del penitenziario prepari il cibo, garantendo così un risparmio di denaro pubblico; 2) nel caso in cui sia "obbligatorio" preparare il cibo, visto che questo non verrà ritirato dai detenuti e per evitare che venga buttato tra i rifiuti, che lo stesso venga offerto in donazione ai cittadini bisognosi, coinvolgendo nell'iniziativa il cappellano del carcere.
fonte peacereporter 19/11/2008
Fine pena mai
Mentre continua lo sciopero della fame dei detenuti in Grecia, il 1 dicembre comincia nelle carceri italiane la protesta contro l'ergastolo
Mentre non si ferma lo sciopero dei detenuti in Grecia, dove circa 5mila reclusi fanno lo sciopero della fame da più di due settimane, l'onda della rabbia carceraria sta per arrivare anche in Italia. Il 1 dicembre prossimo saranno almeno ottocento i detenuti italiani che cominceranno a loro volta a non mangiare.
I motivi della protesta sono simili: in Grecia i detenuti chiedono migliori condizioni di prigionia e una revisione del codice penale ellenico, in Italia lo scopo della protesta è la campagna 'Mai dire mai', per l'abolizione dell'ergastolo. Le mobilitazione in Grecia coinvolge 21 prigioni, anche dei bracci femminili e delle carceri minorili. Lo sciopero è iniziato con la consegna da parte dei detenuti di una lettera alle autorità nella quale descrivono la situazione 'medievale' dei penitenziari. Il problema di fondo è il sovraffollamento: in Grecia sono detenute tra le 12mila e le 14mila persone, in strutture che possono ospitarne massimo 7.500. Inoltre, all'interno dei penitenziari, il personale medico è quasi inesistente. Secondo i dimostranti questo spiegherebbe la morte, solo nel 2007, di 57 detenuti. In Italia la situazione non è differente. PeaceReporter ha intervistato Christian De Vito, dell'associazione Liberarsi, che affianca i detenuti nell'iniziativa. ''Non vogliamo sostituirci ai detenuti, che sono i veri protagonisti dello sciopero'', specifica De Vito, ''ma ci battiamo per dare loro l'occasione di far uscire la loro voce dal carcere. L'iniziativa arriva esattamente un anno dopo quella del 1 dicembre 2007, quando centinaia di ergastolani in tutta Italia hanno iniziato uno sciopero della fame, ma a parte qualche articolo non ne ha parlato nessuno, anche se è andato avanti per quattro mesi e alcuni di loro sono finiti in ospedale. Noi ci offriamo solo come ponte tra il carcere e l'esterno e tra i detenuti di tutte le carceri italiane, che però si sono mossi da soli''.
Uno sciopero della fame che, oggi come un anno fa, non coinvolge solo i circa 1300 detenuti italiani condannati all'ergastolo. ''In primo luogo sono tanti anche i detenuti non ergastolani che si sono uniti alla protesta, ma ci sono anche le famiglie che da fuori sostengono questa battaglia", racconta l'esponente di Liberarsi. ''In particolare si tratta di comitati femminili, perché sono solo 25 le donne condannate alla pena a vita in Italia e quindi, con tutte le difficoltà del caso, sono in primis mogli e madri che si battono per l'abolizione dell'ergastolo''.
Un aspetto che non è ancora chiaro, almeno rispetto alla vulgata comune, è quello dell'ergastolo che alla fine in Italia non sconta nessuno. Se questo aspetto è vero, ha senso questa battaglia? ''No, non è vero, è un falso mito'', commenta De Vito. ''Ci sono due tipologie di ergastolani: quelli degli istitui penitenziari penali tradizionali e quelli di massima sicurezza. I 1300 detenuti a vita in Italia sono ripartiti, più o meno, a metà tra le due categorie. All'interno della massima sicurezza, poi, ci sono tre modalità differenti, in ordine di rigidezza: l'eiv (elevato indice di sorveglinaza), l' as (alta sorveglianza) e quelli sottoposti al 41 bis da intendersi, dopo la riforma, nella sua modalità estesa, che riguarda tutti i reati associativi. La situazione, in particolare per l'ultima categoria, è durissima. Per loro non è previsto alcun caso di pena alternativa e si tratta quindi di un ergastolo effettivo. Per i sottoposti al regime del 41 bis il fine pena è mai. Tranne se si pentono e collaborano, ma questa è una forzatura costituzionale, che lascia anche dubbi sulle reali motivazioni del collaboratore di giustizia. Ma le disfunzioni sono tante, basta pensare al caso di Antonino Marano, in carcere ormai da 43 anni''.
In Grecia la protesta ha raggiunto livelli molto gravi. Un detenuto è stato trovato morto in cella, ma le autorità elleniche nel rapporto ufficiale parlano di overdose di stupefacenti. Un altro detenuto, Christo Tsibanis, 30 anni, ha tentato di impiccarsi in cella. Molti altri sono arrivati a cucirsi le labbra in segno di protesta. Il 1 dicembre comincerà la protesta in Italia. Probabilmente è arrivato il momento di riconsiderare il sistema carcerario in Europa, anche per la solidarietà che le proteste dei detenuti, in Italia e all'estero, raccolgono nella società civile. ''Uno degli obiettivi è proprio quello di portare fuori dai confini nazionali la protesta'', racconta De Vito. ''Siamo andati recentemente a Bruxelles, per consegnare al Parlamento europeo 739 ricorsi di ergastolani italiani. Puntiamo ad attivare in merito la corte di Strasburgo per i diritti umani e il 1 dicembre alcuni europarlamentari visiteranno le carceri della protesta. Il Parlamento europeo non ha competenze per la legislazione penale dei singoli Stati membri, ma ha competenza per il rispetto dei diritti umani, attraverso l'apposita Commissione. Puntiamo ad attaccare in sede europea l'istituto dell'ergastolo dal punto di vista del trattamento inumano''.
Ma il problema delle carceri non è solo quello dell'ergastolo e questo crea un altro collegamento con la situazione in Grecia. Le condizioni detentive, per tutti, sono al limite. Gli effetti dell'indulto dell'ex ministro della Giustizia Mastella si sono già esauriti'', dichiara l'esponente di Liberarsi, ''dal punto del sovraffollamento siamo ai livelli di prima. Inoltre resta inapplicata la riforma Bindi, che prevedeva l'inquadramento dei servizi sanitari carcerari all'interno del sistema sanitario nazionale. Resta ancora tutto da fare. Come per il dibattito sull'ergastolo, dove nella precedente legislatura qualcosa si stava muovendo, ma adesso la questione è finita nel dimenticatoio. In Parlamento c'era il disegno di legge della deputata Boccia di Rifondazione Comunista che non è stata rieletta e in Commissione per la riforma del codice penale si era arrivati a dare per acclarata l'abolizione dell'ergastolo, sostituito dalla pena massima di trent'anni. Adesso la Commissione non c'è più''. E la rabbia, dietro le sbarre, cresce.
fonte 01.12.2008 italianotizie
Sciopero della fame per l'abolizione dell'ergastolo
Inizia oggi in tutti i penitenziari d’Italia uno sciopero della fame a staffetta dei detenuti per portare avanti il progetti di legge per l’abolizione dell’ergastolo, altrimenti detto “FINE PENA MAI”. Per sostenere in qualche modo questa campagna, che è già arrivata a Strasburgo, e lo sciopero della fame, vogliamo ripercorrere con voi il percorso che ha fatto una notizia: quella del suicidio di un giovanissimo detenuto siciliano, condannato all’ergastolo a 19 anni, da quando è stata battuta dalle agenzie di stampa fino a che è arrivata, per vie traverse, in un altro carcere provocando la reazione che leggerete a conclusione dell’articolo. Ecco la notizia come è apparsa il 6 novembre scorso su uno dei tanti siti che ne hanno parlato:
Mafioso condannato all’ergastolo suicida nel carcere di Enna
Enna. Era stato condannato all’ergastolo, Rosario Trubia, il detenuto 27enne che questa mattina si è impiccato in cella nel carcere di via Palermo ad Enna. Il giovane, solo omonimo e non cugino del collaboratore di giustizia Rosario Trubia, come gli investigatori avevano creduto in un primo momento, era detenuto a Enna dal 2003. Era considerato uno dei baby killer che alla fine degli anni novanta avevano partecipato alla guerra di mafia a Gela (Caltanissetta). Rosario Trubia, stava scontando una condanna all'ergastolo per duplice omicidio in due distinti agguati, avvenuti nel 1999, dove furono uccisi Aurelio Trubia (omonimo) e Andrea Cavalieri. Trubia era considerato dagli inquirenti affiliato al clan mafioso dei Rinzivillo e non al clan Emmanuello. E’ stato immediatamente soccorso e trasportato all'ospedale "Umberto" I dove è giunto cadavere. Sino alle 8.10, secondo quanto riferito dagli agenti penitenziari, il giovane era vivo in cella, avendo risposto alla conta, ma subito dopo si sarebbe chiuso in bagno dove è stato trovato impiccato. La magistratura sta interrogando i suoi compagni di cella, gli agenti della polizia penitenziaria in servizio al momento dei fatti e i parenti per sapere se nei giorni scorsi c’erano stati elementi che potessero far presagire una decisione così improvvisa e dall’esito così drammatico. (fonte www.vivienna.it).
Lo stesso giorno appare un comunicato del Garante per la tutela dei Diritti dei Detenuti, on. Salvo Fleres, che prende posizione in merito al suicidio di Rosario Trubia, sottolineando quanto siano invivibili le carceri siciliane e quanto non rispettino i diritti umani più elementari:
“Questo è l’ennesimo caso di suicidio che avviene nella carceri italiane, anche se, in atto, non si conoscono le motivazioni che hanno spinto il Sig. Trubia a compiere questo gesto estremo. E’ fuor di dubbio che le condizioni di vivibilità e di rispetto dei diritti umani nelle carceri siciliane non agevolano processi psicologici utili per una detenzione rispettosa della dignità della persona e degli eventuali percorso di reinserimento sociale a prescindere dal reato commesso. Per quanto nelle mie competenze, ho già interessato gli organi preposti affinché si possa fare luce sui fatti che hanno spinto un giovane di appena ventisette anni a compiere tale gesto. Per il buon nome della Giustizia non possono esistere dubbi su quanto avviene nelle carceri del nostro Paese”. (fonte www.ristretti.it)
E infine ecco la reazione di un conterraneo di Rosario, un siciliano detenuto attualmente nel carcere di Livorno (anche lui condannato all’ergastolo come il giovane che si è impiccato nel bagno della sua cella nel carcere di Enna) appena gli è arrivata la notizia di questo suicidio attraverso un percorso un po’ tortuoso, come lui stesso scriverà; è una reazione di infinita rabbia per il silenzio e l’indifferenza totali davanti a questa morte quasi ignorata, dimenticata da tutti.
Quante notizie spazzatura trasmette la TV. Evidentemente le notizie stupide fanno ascolto! E per venire a conoscenza di una notizia che ritengo cosa grave, devo essere avvisato da qualcuno che, leggendo il giornale della Sicilia, nella cronaca locale si accorge che c’è un piccolo articolo, un articolo delle dimensioni di quelli che si mettono se si smarrisce un amato animale domestico. Un articolo che invece, racchiude tutta la tragedia di chi vive con il peso di una condanna all’ergastolo.
Enna! Città della Sicilia 06/11/08, un ragazzo di appena 27 anni si toglie la vita dentro il bagno della sua cella. Qualcuno ne sa qualcosa? Niente! Il silenzio assoluto.
L’ indifferenza totale di tutte le più importanti testate giornalistiche. Non ci credo. Un ragazzo da otto anni in carcere -cioè da quando aveva solo diciannove anni- adesso è morto, appeso alla finestra di un lurido bagno di un carcere siciliano: morto nel silenzio del suo dolore e pianto poi nel dolore solo della sua famiglia. Se invece di morire avesse scelto di evadere? Allora sono sicuro che le stesse testate giornalistiche che hanno taciuto la sua morte non ritenendola “importante”, ne avrebbero parlato per giorni interi! Tutti si sarebbero chiesti: “Come è potuto succedere che un detenuto condannato all’ergastolo sia potuto evadere?”
Chi si chiede, oggi, come sia potuto succedere che un detenuto così giovane si sia tolto la vita? Nessuno! La verità è che era già morto. E’ morto nel momento in cui fu condannato all’ergastolo. Con il suo gesto estremo non ha fatto altro che ufficializzare la propria morte. Ecco, Stato italiano! Ecco, un’altra vita sacrificata al tuo volere! Ecco un altro sacrificio umano per quella divinità che ha sete continua di sangue di detenuti. Ecco a voi popolo italiano che tanto predicate la vostra civiltà, un altro immolato sull’altare della “sicurezza”. Ecco! Un altro ragazzo perso nel nulla. Gioite ora, perché un criminale in meno si aggirerà per le vostre strade. Perché dormirete sonni più tranquilli! Soddisferò anche la morbosità di chi vuol conoscere cosa si prova a prepararsi per la morte: Sei lì, disteso sul letto a guardare il soffitto. La tua mente pensa solo una cosa. A liberarti da questo incubo! Sai qual è l’unica via di uscita. Sei sempre pronto, aspetti solo il momento giusto. Aspetti solo che la tua ultima speranza ti abbandoni.Poi, arriva il momento: sei lucido, sei convinto. Come in un rito già celebrato una moltitudine di volte, fai il nodo alla corda fatta con delle strisce di un lenzuolo o con i lacci delle scarpe -non ha importanza con cosa la fai è solo un modo per raggiungere lo scopo-. Speri di cambiare idea. Ti fermi a pensare quello che stai facendo. Cerchi dentro la tua mente un solo motivo per continuare a vivere ma non lo trovi … Hai mille motivi per morire e nessuna per continuare a vivere! Questo ti fa ancora più rabbia e quindi ti convinci che è l’unica cosa da fare. Ti convinci che in questo modo persino la tua famiglia soffrirà di meno, che vederti chiuso per sempre. Sali sullo sgabello. Leghi l’altra parte della tua corda alla grata e dai uno strattone per vedere se tiene. In quel momento inizi ad avere dei dubbi. Capisci che lo stai facendo davvero, ma senti che è troppo tardi per tirarti indietro. Allo stesso tempo, aspetti che un miracolo ti salvi …Ma non ci sono miracoli,. Persino Dio si gira dall’altra parte. Non ti resta che te stesso. Sali sullo sgabello. Sei maledettamente calmo. Metti la corda attorno al collo e in quel momento il cuore ti inizia a battere così forte che riesci a sentirlo. Adesso non devi fare altro che un passo. Solo un piccolo passo e tutto finirà! Tutto il tuo destino è legato solo a un maledetto passo: se lo fai, nessuno potrà più salvarti! Come so tutto questo? Provate un po’ ad indovinare! Ma io sono qui. Qui per raccontare. Sono qui per continuare a rompere e -perché no?- per farvi sentire in colpa per la vostra totale indifferenza per la morte così stupida e inutile di un ragazzo giovane e senza speranza alcuna!!! Alfredo Sole - Carcere di Livorno – novembre 2008 (fonte www.informacarcere.it)
fonte l'unità
Carcere, sciopero della fame per migliorare le condizioni «dietro le sbarre»
di Davide Madeddu
Hanno deciso di rifiutare il cibo sino alla fine dell’anno. È la protesta avviata il primo giorno di dicembre dai detenuti condannati all’ergastolo, che scontano una pena dietro le sbarre, con la campagna “Mai dire mai” contro l’ergastolo e le carceri di massima sicurezza. «Per il momento hanno aderito allo sciopero 800 persone - spiega Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone - ma il numero di coloro che hanno deciso di aderire è destinato a crescere». I numeri, secondo quanto annunciato dai promotori, dovrebbero arrivare sino a 1300.
Lo sciopero della fame non è che la seconda fase di una campagna di sensibilizzazione avviata dai detenuti del “fine pena mai” per avere «migliori condizioni di vita dietro le sbarre». La prima fase ha riguardato la raccolta di ricorsi da inviare alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo. Nei ricorsi i detenuti chiedevano, tra le altre cose, «di pronunciarsi contro l'Italia per aver violato l'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali, quello che afferma che "nessuno può essere sottoposto a tortura nè a pene o trattamenti inumani o degradanti"».
In tutta Italia le persone condannate all’ergastolo sono, distribuite tra una cinquantina di istituti, circa 1300. Di questi 25 sono donne e si tratta di persone recluse in istituti di massima sicurezza. La maggior parte dei circa 200 detenuti sottoposti al carcere duro, sono condannati alla detenzione a vita.
La protesta degli ergastolani va avanti ormai da un anno e mezzo, da quando circa 300 di loro chiesero al Presidente della Repubblica di trasformare la loro pena di morte indiretta in una pena di morte a tutti gli effetti. Allo sciopero della fame collettivo, quello partito il primo giorno di dicembre seguirà quello definito a “staffetta” e itinerante. Ossia una protesta che partirà dalla Toscana e che finirà nelle carceri del Lazio il 16 marzo del 2009.
01 Dic 2008
fonte consorzio Parsifal
Carcere – Sciopero della fame contro il carcere a vita
02/12/2008
Da ieri è iniziato lo sciopero della fame nelle carceri italiane. Così i detenuti condannati all’ergastolo hanno deciso di dare il via alla campagna “Mai dire mai” contro l’ergastolo e le carceri di massima sicurezza. Uno sciopero che al momento conta 800 partecipanti, ma sono in molti che hanno deciso di aderire.
Una campagna di sensibilizzazione avviata dai detenuti del “fine pena mai” (i condannati all’ergastolo) per avere «migliori condizioni di vita dietro le sbarre». Lo sciopero è il secondo passo di una manifestazione che ha visto, nella sua prima fase, la raccolta di ricorsi da inviare alla Corte europea dei Diritti dell′Uomo. Nei ricorsi i detenuti chiedevano anche, in una richiesta arrivata a Strasburgo «di pronunciarsi contro l′Italia per aver violato l′articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell′Uomo e delle Libertà Fondamentali, quello che afferma che "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti"». Gli ergastolani italiani, hanno inoltre scritto una lettera provocatoria al Presidente della Repubblica italiana per chiedere di non lasciare che il carcere li faccia morire un po’ alla volta ma che la loro pena dell’ergastolo fosse tramutata in pena di morte.
In Italia sono 300 le persone condannate all’ergastolo (25 donne), distribuite in circa 50 carceri dislocati fra il Nord e il Sud del Paese.
La maggior parte dei circa 200 detenuti sottoposti al carcere duro, sono condannati alla detenzione a vita. Allo sciopero della fame collettivo seguirà quello a “staffetta” e itinerante, vale a dire una protesta che partirà dalla Toscana e che finirà nelle carceri del Lazio il 16 marzo del 2009.
A seguire i detenuti in questa campagna di sensibilizzazione, anche l’Associazione Pantagruel, diventata un punto di riferimento attraverso una segreteria organizzativa.
fonte corriere
la campagna 'Mai dire mai" è sostenuta dall'associazione "Liberarsi"
Carceri, sciopero della fame dei detenuti contro l'ergastolo
La protesta accompagnata da iniziative di solidarietà esterne ai penitenziari, in Italia e in altri paesi europei
ROMA - Sciopero della fame in molte carceri italiane. A protestare sono gli ergastolani, ma anche tutti quelli che aderiscono all'iniziativa contro il "fine pena mai" e per l'abolizione delle carceri di massima sicurezza. La protesta sarà accompagnata da iniziative di solidarietà esterne alle carceri, in Italia e in altri paesi europei. Dopo quello di lunedì comincerà uno sciopero della fame a staffetta su base regionale, con inizio in Toscana e conclusione nel Lazio, che durerà fino al 16 marzo 2009.
CAMPAGNA "MAI DIRE MAI" - Prende il via, dunque, la seconda fase della campagna "Mai dire mai", sostenuta dall'associazione "Liberarsi", iniziata un anno e mezzo fa quando circa 300 ergastolani chiesero al Presidente della Repubblica di trasformare la loro pena di morte indiretta in una pena di morte a tutti gli effetti. La prima fase ha previsto anche la raccolta di ricorsi alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo in cui i condannati all'ergastolo chiedevano alla Corte di pronunciarsi contro l'Italia per aver violato l'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo, quello che afferma che «nessuno può essere sottoposto a tortura nè a pene o trattamenti inumani o degradanti». Sono stati ben 739 i ricorsi presentati alla Corte all'inizio di novembre dall'associazione "Liberarsi". «Rifondazione - dichiara Giovanni Russo Spena, responsabile giustizia del Partito - sostiene la lotta pacifica degli ergastolani». «Spero, sinceramente - dice - che la Corte europea dei diritti dell'Uomo accolga i numerosi ricorsi presentati di recente dagli ergastolani italiani che lamentano la disumanità della pena alla quale sono condannati. La nostra Costituzione sancisce che la pena non deve essere contraria al senso di umanità e deve tendere al reinserimento sociale del detenuto. chiara dunque l'incostituzionalità della pena dell'ergastolo».
01 dicembre 2008
fonte ansa
Carceri: ergastolani in sciopero fame dall'8 al 14 dicembre
Arriva nelle Marche la campagna per l'abolizione dell'ergastolo
(ANSA) - FOSSOMBRONE (PESARO URBINO), 6 DIC - Da lunedi' al 14 dicembre e' annunciato uno sciopero della fame dei detenuti delle carceri marchigiane condannati all'ergastolo. La protesta rientra nella campagna nazionale per l'abolizione dell'ergastolo 'Mai dire mai', partita dalla Toscana. L'8 dicembre una delegazione di consiglieri regionali del Prc, del Pdci e di Sinistra Democratica, e di volontari dell'associazionismo, visitera' il carcere di Fossombrone, dove la settimana di digiuno prendera' il via. (ANSA).
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