Carcere - Amministrazione penitenziaria, camorra e servizi segreti

fonte: Adnkronos - metropolisweb

Giravano ai servizi segreti le false rivelazioni investigative, ottenute con colloqui segreti con un ergastolano camorrista, imparentato con il boss Raffaele Cutolo, detenuto per vari omicidi, senza avvisare l´autorità giudiziaria. Una sorta di intelligence parallela quella che,secondo la procura di Roma, era stata organizzata dal 2005 al 2006 al Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) retto all´epoca da Salvatore Tinebra.

Con una richiesta di rinvio a giudizio, i pm romani Erminio Amelio e Maria Monteleone hanno concluso l’inchiesta riguardante i colloqui confidenziali avvenuti nel carcere di Sulmona con funzionari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. L’inchiesta ha coinvolto Salvatore Leopardi, già magistrato e già a capo del Servizio ispettivo del Dap, Giacinto Siciliano, già direttore del carcere di Sulmona e ora di quello di Opera a Milano, nonché un ispettore della polizia penitenziaria e un funzionario amministrativo del dipartimento.

Per loro i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio e il 26 maggio prossimo il gup Silvia Castagnoli esaminerà i fatti. Nella vicenda sono stati ipotizzati reati che, a seconda della posizione processuale, vanno dal falso in atti pubblici al falso ideologico, fino all’omessa denuncia di reato e alla rivelazione di segreti d’ufficio.

Al centro del procedimento le confidenze fatte dall’ergastolano Antonio Cutolo, parente di Raffaele, quando era detenuto a Sulmona. Confidenze che sarebbero state poi comunicate ai servizi segreti e non al magistrato. Per le sue informazioni Cutolo avrebbe usufruito di permessi che gli avrebbero consentito di continuare a svolgere attività delittuose. I fatti risalgono al 2005-2006 e l’indagine prese lo spunto da un’interrogazione presentata dalla parlamentare del Prc Graziella Mascia.

Mer, 13/05/2009 – 15:51
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