Canada - Botte e taser, polizia assassina
fonte: Corriere Canadese
Claudio Castagnetta, Robert Dziekanski, Fredy Villanueva. Tre casi uniti da un tragico filo conduttore, un sottofondo fastidioso declinato dalle presunte - e ufficialmente respinte - responsabilità delle autorità di polizia canadesi.
Tre vicende che hanno scosso profondamente l’opinione pubblica del nostro Paese, tre tragedie che hanno suscitato indignazione, proteste, rabbia, disillusione, senso di impotenza, voglia di giustizia. Ma nello sconfortante scenario delineato dai tre fatti di cronaca nera - che hanno provocato ferite profonde che non si sono ancora rimarginate - emergono incongruenze, coni d’ombra, domande che pretendono risposte.
Perché di fronte alla richiesta di verità delle famiglie delle vittime il silenzio in cui si sono rifugiate le autorità è assordante, la promessa di fare luce sulle vicende è caduta nel vuoto, un impegno solenne questo che non è stato in grado di produrre nulla, se non inchieste dalle conclusioni contraddittorie, indagini ondivaghe, zoppicanti, barcollanti, sentenze discutibili.
La tragedia di Québec City. Claudio Castagnetta, 32enne, italiano residente in Québec ormai da diversi anni, viene arrestato a Québec City il 18 settembre del 2007. Scalzo, in evidente stato confusionale, il giovane era stato bloccato dalla polizia e durante l’arresto era stato colpito da cinque scariche di taser gun, l’ultima durata ventuno secondi.
Dopo una notte passata in carcere, Castagnetta chiede di poter essere ricoverato in ospedale. Per tutta risposta viene rimandato in cella, dove muore il giorno dopo. In un primo momento le autorità quebecchesi ipotizzano che il decesso sia sopraggiunto "per ferite auto inflitte dalla vittima".
Tesi questa smentita categoricamente dai risultati dell’autopsia: l’esame autoptico stabilisce che a provocare la morte dell’italocanadese è stato un edema, causato probabilmente da intossicazione acuta di anfetamine. Il procuratore Stephane Godri avvia un’indagine per stabilire le circostanze che hanno portato alla morte del ragazzo. Il 22 agosto del 2008 presenta un rapporto nel quale vengono completamente scagionati i poliziotti che arrestarono Claudio e le guardie carcerarie. Ma il 2 novembre arriva il colpo di scena. Il coroner capo del Québec Jean Brochu rende pubblico un documento di 14 pagine che suona come un vero e proprio atto d’accusa verso il lavoro svolto da Godri.
Brochu dice esplicitamente che ci sono state delle responsabilità evidenti, ci sono state colpe, negligenze, contraddicendo quanto stabilito in precedenza dal procuratore. Ci sarebbe materiale a sufficienza per provocare un terremoto politico-giudiziario. Ma non accade nulla. Cadono nel vuoto le richieste di parte dell’ambasciatore italiano Gabriele Sardo e del deputato liberale Joe Volpe di avviare un’inchiesta pubblica per fare luce sulla vicenda, il ministro della Pubblica sicurezza Jacques Dupuis decide di non intervenire.
Quei dadi maledetti. Anche giocando a dadi si può morire. Lo sa fin troppo bene la famiglia di Fredy Villanueva, un ragazzo di 18 anni ucciso da due colpi esplosi da un poliziotto a Montréal. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, il giovane stava giocando a dadi insieme al fratello e alcuni amici in un parco della città. Due poliziotti si avvicinano e cercano di identificare i ragazzi: il gioco dei dadi in un luogo pubblico è vietato da un regolamento comunale. I ragazzi oppongono resistenza: ne nasce una violenta colluttazione durante la quale un agente estrae la pistola d’ordinanza e apre il fuoco. Due giovani vengono feriti di striscio, va peggio a Fredy, raggiunto da due colpi che non gli lasciano scampo.
Il giorno dopo, durante una manifestazione spontanea, si scatena l’inferno. Cariche della polizia, folla inferocita, auto in fiamme, vetrine infrante. La guerriglia urbana dura parecchie ore, termometro della rabbia popolare - in un quartiere ad alta percentuale di immigrati - e si conclude con feriti e arresti. Parallelamente gli inquirenti avviano le indagini. A dicembre l’agente che aveva aperto il fuoco e ucciso Villanueva viene completamente scagionato. Riesplode la protesta, numerose associazioni chiedono la testa del sindaco di Montréal e del capo della polizia. A gettare acqua sul fuoco ci pensa il ministro della Pubblica sicurezza Jacques Dupuis, che decide di avviare un’inchiesta pubblica. Questa partirà il prossimo 16 febbraio.
Quando la morte arriva in mondovisione. Robert Dziekanski, polacco di 40 anni, arriva in Canada per raggiungere la madre, che vive nel nostro Paese dal 1999. Dopo un viaggio di ventuno ore, giunge all’aeroporto di Vancouver alle 3.21 del pomeriggio del 13 ottobre 2007. Tra l’indifferenza generale - Dziekanski non parla inglese - attende i controlli di routine degli ufficiali della dogana. Poco dopo la mezzanotte del 15 ottobre - a oltre trenta ore dalla sua partenza dalla Polonia - un dipendente della Canadian Border Services Agency finisce di controllare i documenti dell’immigrato, che sono in regola.
Dziekanski, sfinito, viene portato in un’altra stanza. Continua l’estenuante attesa. Poco dopo l’una di notte, l’uomo inizia a dare in escandescenza: getta a terra un computer e cerca di sfondare un vetro. Viene avvertita la polizia, mentre un viaggiatore che si trovava in una stanza adiacente inizia a riprendere l’uomo con la telecamera del suo cellulare. Intorno all’1.25 di notte arrivano quattro poliziotti. Gli agenti usano la taser gun per ridurre alla ragione Dziekanski. Quando l’uomo crolla per terra, un agente lo blocca, appoggiando il suo ginocchio sul collo del cittadino polacco per circa 45 secondi. L’immigrato perde conoscenza, arriva un’ambulanza, ma non c’è più nulla da fare. Dziekanski muore per arresto cardiaco.
A causa delle pressioni del governo polacco e dell’indignazione scatenata dalle immagini che vengono fatte vedere in tutto il mondo, il governo della British Columbia decide di aprire un’inchiesta per fare luce sulla vicenda. Il 12 dicembre del 2008 il Criminal Justice Branch presenta il resoconto delle sue indagini. Nella sostanza vengono completamente scagionati gli agenti che arrestarono Dziekanski. "Il decesso - si legge nel rapporto - è stato causato da morte improvvisa sopraggiunta in seguito all’arresto".
Un concetto contorto e bizzarro che non spiega nulla. L’autopsia, invece, conferma solamente l’arresto cardiaco, senza entrare nel merito di cosa l’abbia provocato. Nota a margine. Uno dei quattro agenti implicati nella morte di Dziekanski è stato in seguito sospeso dal servizio in attesa del processo che lo vede imputato nella morte di un uomo provocata - questa è l’accusa - mentre il poliziotto guidava in evidente stato d’ebbrezza.
Due pesi e due misure. Dopo la morte di Fredy Villanueva viene avviata un’indagine che si conclude, quattro mesi dopo, con il pieno proscioglimento dei poliziotti implicati nella vicenda. Nonostante questo, il ministro Dupuis decide di avviare un’inchiesta pubblica per "rassicurare i cittadini sui ben fondati motivi della decisione assunta dal procuratore della Corona". Ineccepibile. Ma perché lo stesso trattamento non è stato riservato a Claudio Castagnetta? "Quanto fatto dal ministro Dupuis sul caso Villanueva - dichiara al Corriere Canadese Corrado Castagnetta, padre del giovane italiano morto a Québec City - è in netto contrasto con quanto fatto su mio figlio. L’avvio di un’inchiesta pubblica - aggiunge - avrebbe permesso di conoscere la verità, ufficializzando in tal modo l’inefficienza di tutto il sistema giudiziario e della pubblica sicurezza del Québec".
Uno, due, tre: taser. Di taser gun non si muore. È questa la tesi degli esperti della Taser International, la multinazionale produttrice della controversa pistola elettrica, impegnata negli ultimi anni ad intentare azioni legali contro chiunque sostenga l’esatto contrario. Eppure, dati alla mano, la casistica di decessi in Nord America "correlati" - e non usiamo, per premura e cautela, la parola "provocati" - all’uso della taser è farcita di centinaia di episodi riportati nei rapporti di polizia.
Che ruolo ha giocato la taser gun nella morte di Dziekanski e Castagnetta? Nel caso dell’immigrato polacco, il rapporto del Criminal Justice Branch della British Columbia cerca di scagionare - senza riuscirci, per altro - la pistola elettrica. "Secondo il patologo forense - si legge nel documento - la taser gun non ha causato direttamente l’arresto cardiaco". Bene. Peccato che, esattamente cinque righe dopo, il procuratore ci dica come tra le varie concause che hanno concorso al decesso di Dziekanski - astinenza dall’alcool, insufficienza cardiaca, difficoltà respiratoria, ansia, disidratazione e così via - ci sia pure l’utilizzo della stessa taser, responsabile di aver "aggravato" lo stress a cui era stato sottoposto l’uomo durante l’arresto.
Per chiudere il cerchio, ci manca solo che gli esperti ci dicano che un paio di scossette di taser siano addirittura salutari per chi le subisce. Nel caso di Castagnetta manca l’impatto mediatico - e l’indignazione di massa - provocata dalle immagini, crude, che hanno fatto il giro del mondo. Eppure - ci dice il rapporto del coroner - anche Claudio durante l’arresto ha subito lo stesso trattamento del polacco: cinque scariche, l’ultima delle quali lunga ventuno interminabili secondi. Secondo il coroner, la taser non ha avuto alcun ruolo nella morte di Claudio. "Dupuis - continua Corrado Castagnetta - si è rivolto ad un esperto per accertare che la taser in dotazione alla polizia possa essere considerata sicura.
Ma tale accertamento doveva essere effettuato su iniziativa del ministero della Sanità. Oltre a questo, il costruttore della pistola elettrica afferma che il colpo ha una durata non superiore a cinque secondi, per cui il poliziotto che ne ha fatto uso (o abuso) ha attivato l’arma per quattro volte consecutive. E se l’arma utilizzata sul corpo di Claudio fosse stata difettosa? Come mai il patologo ha escluso che l’uso della taser abbia provocato la morte di mio figlio? Sulla base di quali elementi? Ovviamente attendo risposte esaustive".
Il dossier? Quale dossier? Avrà un padre il diritto di conoscere le circostanze che hanno determinato la morte del figlio? Corrado Castagnetta ha continuato a chiedere il dossier relativo alla morte del figlio, richiesta che si è infranta sul muro di gomma innalzato nella provincia francofona fino allo scorso 24 dicembre, quando Dupuis ha finalmente consegnato tutti i documenti al legale di fiducia.
Solamente la verità. Con due casi sostanzialmente archiviati - Dziekanski e Castagnetta - e uno in attesa dei risultati dell’inchiesta pubblica - sono aperte le scommesse sull’eventuale futura responsabilità accertata dell’agente che aprì il fuoco e uccise Villanueva - la partita sembra chiusa. Tre persone hanno perso la vita e nessuno ne dovrà rispondere in un’aula di giustizia, nessuno ne pagherà le conseguenze. Con il passare del tempo anche gli echi dell’indignazione pubblica si stanno spegnendo, la battaglia per la verità sta diventando una lotta privata delle famiglie delle vittime.
Il silenzio sembra di nuovo l’arma più efficace delle autorità. Sarebbe nell’interesse stesso dei governi del Québec e della British Columbia fare luce completa su questi tre casi, e questo non perché si voglia per forza saziare un improbabile istinto forcaiolo contro le forze dell’ordine - che, detto per inciso, possono sbagliare come tutti quanti - ma perché un esame serio e trasparente su cosa sia realmente successo restituirebbe quella credibilità seriamente compromessa negli ultimi mesi.



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