Cagliari - Complici del Cpa di Elmas

riceviamo e diffondiamo:

Come nella storia dei lager della Germania nazista, anche i nuovi lager di stato hanno dei complici, che non sono gli aguzzini in divsa o la croce rossa, ma tutti coloro che in qualche modo lucrano sui centri. Dalla gestione delle mense, a quella degli apparati di sicurezza alla manutenzione ordinaria e straordinaria, tutti complici.
Per la ristrutturazione del cpa di Elmas sono stati stanziati 450.000 euro, per potenziare la sicurezza, alzare le mura e ricostruire quanto era stato distrutto dalle rivolte dell'ottobre scorso.
L'appalto è stato vinto da:

IMPRESA DI COSTRUZIONI SANDRO MARRAS
VIA CAPULA, 30
09131 CAGLIARI (CA) Italia
Tel.: 070504442
Fax: 070504442

Se qualcuno volesse fargli qualche domanda sul suo lavoro...

contro ogni galera
FUOCO AI CIE





Segue articolo tratto da L'Unione Sarda di qualche settimana addietro:

La rivolta d’ottobre costa 450mila euro

La ristrutturazione costerà 450 mila euro, 370 mila per la struttura e 80 mila per l’impiantistica.

Se non fosse stato per l’incendio che nell’ottobre scorso ha
distrutto il primo e secondo piano, almeno duecento tra le migliaia di
tunisini che in questi giorni approdano a Lampedusa sarebbero stati
trasferiti al Centro di primo soccorso e accoglienza di Elmas. Ma i
posti residui sono 50 (su 220) ed è difficile che il ministero
dell’Interno autorizzi l’arrivo di pochi immigrati.



APPALTO DA 450 MILA EURO Almeno per i prossimi tre
mesi. Tra 90 giorni, infatti, è previsto che terminino i lavori di
ristrutturazione del Centro che costeranno 450 mila euro (370 mila per
la struttura e 80 mila per l’impiantistica), 150 mila in più della somma
stimata quattro mesi fa. Il progetto di ristrutturazione è stato
predisposto dal Provveditorato opere pubbliche e proprio oggi i lavori
saranno consegnati all’impresa che si è aggiudicata l’appalto. A cui,
considerata la pressione degli immigrati tunisini, la Prefettura chiede
di accelerare i tempi.

LE RIVOLTE D’OTTOBRE L’edificio che si trova dietro
l’aeroporto di Elmas, all’interno dell’ex base dell’aeronautica militare
ora dismessa, era stato semidistrutto tra il primo e l’11 ottobre
scorsi, in occasione di tre rivolte. Nella prima, un gruppo di immigrati
aveva dato fuoco ai materassi dopo averli squarciati e imbottiti di
carta e vestiti ed averli cosparsi di liquido infiammabile. Il fumo nero
e le fiamme, alte quasi cinque metri, avevano fuso le plafoniere,
annerito e danneggiato pareti, soffitti e le reti dei letti a castello.
Cinque giorni dopo un altro incendio aveva distrutto il poco che
restava, mobili compresi e 39 ospiti del centro avevano rischiato di
morire. L’11, giorno in cui un gruppo di clandestini fuggì dal centro
causando la paralisi dell’aeroporto per tre ore – 12 voli cancellati,
cinque dirottati, 11 arresti, probabilmente nessuna condanna – il lavoro
di devastazione venne completato con la rottura degli infissi interni
ed esterni.

«TRASFERIRE IL CENTRO» Il problema che si era posto
nell’immediatezza dei fatti era se avesse senso spendere tanto per una
struttura che in due anni ha causato per sei volte la chiusura dello
scalo. «Il centro deve essere trasferito perché è in un luogo inidoneo
come l’aeroporto», aveva detto il deputato del Pd Paolo Fadda, che con i
colleghi di partito sardi aveva presentato anche un’interrogazione al
ministro dell’Interno. Ma Maroni, rispondendo, era stato esplicito:
«Questa posizione è utile per facilitare il rimpatrio dei clandestini,
ma rafforzeremo la sicurezza». Su questo punto non ci sarebbero ancora i
fondi.


Ven, 18/03/2011 – 13:27
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