Brescia - Battiture nel carcere

fonte: bresciaoggi

All'agitazione pacifica ha aderito la maggior parte dei detenuti di Canton Mombello: ieri mattina, per un'ora e mezza circa, le stoviglie hanno tuonato il tempo del dissenso contro le grate di ferro. A Brescia come in tutta Italia.
I MOTIVI SONO noti, dal sovraffollamento, che costringe cinque carcerati bresciani a vivere in altrettanti mq. Sono in 480 dietro le sbarre di Canton Mombello, rispetto ai 204 previsti come limite regolamentare, che arrivano a 298 calcolando la soglia di tolleranza. Protestano per le condizioni disumane, per il numero delle morti nei penitenziari italiani (160 nel 2009: 66 sono suicidi, 27 in più del 2008), per gli abusi e le percosse. Dicono basta al deterioramento dei rapporti con la magistratura di sorveglianza, ai «troppi rigetti di merito nei giudizi per la concessione delle misure alternative e per la mancanza di colloqui con gli educatori, che determina una durata eccessiva delle sintesi di comportamento (minimo un anno, contro i 6 mesi massimi stabiliti)». E poi manca il lavoro: «A Canton Mombello esiste solo quello domestico, che occupa il 26 per cento dei detenuti», sottolinea il garante per i loro diritti Mario Fappani. E ancora, i beni alimentari (sopravvitto) o di prima necessità costano troppo e la dotazione è insufficiente. Non da ultimo, la sala d'attesa per i familiari troppo piccola. Punto dopo punto, i detenuti hanno messo le ragioni del dissidio in un comunicato indirizzato al ministero di Giustizia, Camera e Senato, Magistratura di sorveglianza di Brescia, direttrice e a Fappani.
«Da tempo con i volontari, i sindacati degli agenti e i dirigenti degli istituti, noi garanti denunciamo l'invivibilità delle carceri italiane. Il Guardasigilli ha sollevato la necessità di un piano carceri, ma non se ne discute in Consiglio. E stando alle indiscrezioni la bozza non risolverà il problema, perché sembra si tratti di una sorta di piano edilizio che non scioglie i nodi del sovraffollamento: stranieri (a Canton Mombello sono 320) e tossicodipendenti (a Brescia il 40 per cento), che dovrebbero scontare la pena nelle strutture di recupero». E ancora le misure alternative: « sono indispensabili per i reati a bassa offensiva sociale», conclude Fappani.

Dom, 06/12/2009 – 09:52
tutti i contenuti del sito sono no-copyright e ne incentiviamo la diffusione